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Disuguaglianza male da estirpare PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Gesualdi   
Venerdì 29 Luglio 2022 13:49

Il 17 gennaio scorso è uscito il consueto rapporto di Oxfam sulle disuguaglianze e ha certificato che nel tempo della pandemia i 10 uomini più ricchi del pianeta hanno raddoppiato le proprie fortune, mentre l’esercito dei poveri si è ingrossato di 163 milioni di persone. La conclusione è che i 10 super-paperoni detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale.

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Ribellarsi è giusto PDF Stampa E-mail
Scritto da Raniero La Valle   
Venerdì 22 Luglio 2022 17:09

Draghi è stato avvertito: Zelensky non gradisce che una crisi di governo in Italia disturbi l’incessante flusso di armi all’Ucraina né, come dice il suo consigliere Podolyak, “la tradizionale lotta politica interna nei Paesi occidentali” (cioè la democrazia) “deve intaccare l’unità nelle questioni fondamentali della lotta tra il bene e il male”, ovvero mettere in dubbio la suddetta “fornitura d’armi all’Ucraina”. E anche Johnson lascia a desiderare. Perciò dobbiamo aspettare che domani la sorte del governo Draghi sia decisa non sui nostri colli fatali ma là dove si giocano le sorti delle nostre Costituzioni democratiche e della stessa pace del mondo, dal momento che le abbiamo messe nelle mani delle attuali tragiche star della guerra e del potere.

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La finanza fa il prezzo del cibo e cambia le regole dell’alimentazione (Alessandro Volpi)

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Rompiamo il silenzio sull’Africa

Rompiamo il silenzio sull’Africa

Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

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Disuguaglianza male da estirpare

Il 17 gennaio scorso è uscito il consueto rapporto di Oxfam sulle disuguaglianze e ha certificato che nel tempo della pandemia i 10 uomini più ricchi del pianeta hanno raddoppiato le proprie fortune, mentre l’esercito dei poveri si è ingrossato di 163 milioni di persone. La conclusione è che i 10 super-paperoni detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale.

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Ribellarsi è giusto

Draghi è stato avvertito: Zelensky non gradisce che una crisi di governo in Italia disturbi l’incessante flusso di armi all’Ucraina né, come dice il suo consigliere Podolyak, “la tradizionale lotta politica interna nei Paesi occidentali” (cioè la democrazia) “deve intaccare l’unità nelle questioni fondamentali della lotta tra il bene e il male”, ovvero mettere in dubbio la suddetta “fornitura d’armi all’Ucraina”. E anche Johnson lascia a desiderare. Perciò dobbiamo aspettare che domani la sorte del governo Draghi sia decisa non sui nostri colli fatali ma là dove si giocano le sorti delle nostre Costituzioni democratiche e della stessa pace del mondo, dal momento che le abbiamo messe nelle mani delle attuali tragiche star della guerra e del potere.

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NO al riarmo e NO alla base militare di Coltano: AAdP aderisce alla manifestazione contro la costruzione della base militare a Coltano (PI)

Per costruire la Pace non abbiamo bisogno di produrre più armi e costruire più basi militari.

Per costruire la Pace è necessario invece costruire politiche Nonviolente di gestione dei conflitti,

realizzare ponti, neutralità, un governo internazionale credibile e democratico, non assoggettato agli interessi delle potenze.

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L’escalation delle parole

Ho vissuto e commentato tutte le guerre che hanno punteggiato il disordine mondiale post-89 da una posizione di minoranza, e spesso di minoranza nella minoranza.

Nel 1990 ero contro la Guerra del Golfo, voluta dagli Usa e autorizzata dall’Onu contro Saddam Hussein che si era annesso il Kuwait: l’annessione di Saddam era illegittima, ma la rilegittimazione della guerra come strumento di risoluzione di una controversia internazionale avrebbe aperto una nuova epoca belligerante dopo la pace armata della Guerra fredda, come infatti è puntualmente avvenuto.

Nel 1998 ero contro “l’intervento umanitario” in Kosovo (così venne chiamata allora la guerra della Nato nella ex Jugoslavia, con una mistificazione linguistico-politica analoga a quella della “operazione speciale” di Putin in Ucraina): le ragioni dei kosovari andavano certamente sostenute, ma le bombe sopra Belgrado mi parevano il modo peggiore di farlo e le conseguenze le stiamo pagando ancora adesso, Putin essendosela, come si dice, legata al dito.

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Venti di guerra e strade da percorrere per arrivare alla pace

Provo, forse anche nel tentativo di fare chiarezza in quel magma di dubbio nel quale mi trovo, ma che sicuramente preferisco alle facili certezze che leggo di qua e di là.

Alcune premesse sono necessarie, proprio per evitare fraintendimenti.

La prima riguarda il mio punto di vista, che non è neutrale, ma è quello di uno che si è sempre sentito vicino al Movimento Nonviolento fin da quando si è dichiarato obiettore di coscienza: un punto di vista, tuttavia, che non ho mai abitato con le rigide certezze, ma che invece mi ha sempre abituato ad affrontare le situazioni e i conflitti sapendo che questi, anche quando appaiono facili ed evidenti, sono sempre materiale complesso, che non può essere risolto con semplici scorciatoie: sopratutto sono una tragedia, un dramma, una terribile sequenza di schifezze.

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Lo spettro della vittoria

Se non si riesce a porre fine a questa guerra nefasta che ha già distrutto l’anima del mondo prima ancora che le istituzioni che ne assicurano la vita, è perché non è stato esorcizzato lo spettro della vittoria. È un luogo comune, ma del tutto falso, che la vittoria sia la conclusione migliore di una guerra. Si tratta di un mito antico: la vittoria è il premio della guerra; la vittoria alata si libra sul trionfo del condottiero, schiaccia l’elmo del vinto; non è concepibile se non la vittoria come uscita dalla guerra, padre e principio di tutte le cose, come è stata teorizzata da sempre, almeno a partire dal detto di Eraclito.

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Una considerazione amara e una precisazione storica

Una considerazione amara e una precisazione storica.

Non è davvero accettabile che qualsiasi tentativo di analisi della situazione ucraina non ridotto alla condanna della Russia di Putin e alla perentoria affermazione della indisponibilità dello stesso presidente russo a trattare venga bollato come filorusso e antiamericano.

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Pro e contro l’invio di armi all’Ucraina

I pro non ci sono. Giorno dopo giorno vediamo sempre meglio come la guerra in Ucraina non sia che distruzione di vite, di famiglie, di ambiente, di socialità, di umanità, di intelligenza. Come tutte le guerre. Ma questa di più. Che senso ha mandare armi sempre più potenti i combattenti dell’Ucraina perché ammazzino, si facciano ammazzare, e facciano ammazzare la popolazione civile, vera vittima di tutte le guerre moderne, e poi pagare a Putin gas, petrolio, carbone, fertilizzanti e tante altre cose di cui non sappiamo fare a meno, continuando così a finanziare e rafforzare la sua guerra di aggressione?

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Addio alle armi: gli scienziati sanno come si fa!

Intervista allo scienziato Carlo Rovelli a cura di Luca Attanasio, pubblicata su in “Domani” del 24 aprile 2022

Carlo Rovelli, 66 anni tra qualche giorno, ha un curriculum che esaurirebbe l’intero articolo. Ha insegnato a Roma, a Pittsburgh (Usa) e in Canada. È uno dei fisici più noti al mondo, ha fondato il Quantum Gravity Group e oggi si occupa principalmente della teoria della gravità quantistica a loop. Tre anni fa è stato inserito nella lista dei cento migliori pensatori del pianeta dalla rivista Foreign Policy.

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25 aprile 2022: Liberazione e disarmo, Resistenza e Nonviolenza

Abbiamo conosciuto e ascoltato chi ha fatto la Resistenza, partigiani, sfollati, deportati che ne sono usciti feriti nel corpo e nell’anima per tutto il resto della loro esistenza, ma comunque vivi. Abbiamo poi conosciuto e ascoltato in anni recenti altre vittime di guerre e dittature, dall’America Latina al Medio Oriente, e nessuno di loro per quelle strade vuole più tornare; per tutti loro la guerra è un tabù, il peggiore degli incubi, una follia da “ripudiare”, fuori dalla ragione umana. Per questo chi parla ancora di armi e guerra senza aver compreso la lezione che viene quelle storie è un irresponsabile che segue altri interessi disumani o non è preparato per rappresentare o prendere decisioni per altri… in tutti i casi è da fermare.

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25 aprile 2022 : non è una giornata di festa

Questo anno 2022, la festa del 25 aprile, che commemora la Liberazione dal nazifascismo, cade in un momento in cui in Europa c’è una guerra, causata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Non si festeggia quando c’è una guerra in cui anche l’Italia è coinvolta con l’invio di armi. Dopo la seconda mondiale fu evidente che le guerre si sarebbero combattute nelle città, anche con bombardamenti, contro civili . I padri costituenti all’articoli 11 della Costituzione sono stati molto chiari “ L’Italia RIPUDIA la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali “…

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Dunque, chi fermerà le armi?

E' difficile trovare altri momenti nella storia del dopoguerra in cui, durante un conflitto, non ci fossero sedi in cui tentare almeno un negoziato di pace che si apra con una tregua.

Nel giro di poche settimane sono spariti tutti gli spazi possibili, cancellati dalla sempre più consolidata certezza che la guerra in Ucraina non possa terminare senza una decisa sconfitta di uno dei contendenti. Non hanno più voce in capitolo le Nazioni Unite, paralizzate dai veti in Consiglio di sicurezza, non ha più alcun ruolo di mediazione l'Unione europea che di fatto si è qualificata come soggetto cobelligerante a fianco dell'Ucraina, non intende, e neppure potrebbe agire la Cina, per la sua sostanziale vicinanza alla Russia e la Santa Sede è stata di fatto messa nell'impossibilità di mediare dalla freddezza dell'Ucraina e dalla posizione filoputiniana della Chiesa ortodossa.

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Una preoccupante deriva bellicista

Una preoccupante deriva bellicista sembra avere pervaso la politica italiana. Messi in fila, tre provvedimenti delle ultime settimane sono il sintomo delle nuove priorità di Parlamento e Governo.

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Il metodo nonviolento, contro la guerra, funziona. Lo dice la storia

Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere». Sta tutto qui, in questa frase della scrittrice Christa Wolf, il senso profondo della ricerca e della proposta nonviolenta come alternativa alla guerra.

Sul piatto tragico della storia c’è la questione della “difesa”, l’urgenza di salvare quante più vite possibili insieme alla necessità di fermare l’esercito invasore. Gli aggrediti non possono fare altro che usare gli strumenti che hanno a disposizione (armati o non armati), ma noi dobbiamo perseguire le vie efficaci del “cessate il fuoco”, sapendo che i mezzi che si usano prefigurano il fine che si raggiungerà. È Gandhi a parlare chiaro: «Si dice: i mezzi in fin dei conti sono mezzi. Io dico: i mezzi in fin dei conti sono tutto». La necessità, anzi il dovere della difesa di un popolo aggredito è fuori discussione. Ma come attuare una difesa efficace e che salvi la vita oltre che i valori di libertà, democrazia, e le infrastrutture stesse di un paese, è la risposta che cerchiamo.

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Guerra e Pace nel 2022

Di fronte all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia il movimento della pace non è neutrale: abbiamo ben chiaro chi è l’invasore, il suo regime e la volontà di modificare il contesto geopolitico che lo circonda.

Ciò premesso, anche per smentire la narrazione a senso unico dei media, ci è chiaro che un conflitto non nasce casualmente, bensì affonda le sue radici nelle contraddizioni, nelle fragilità e negli accadimenti storici: questa guerra ha radici che risalgono almeno al 2014 quando, nei fatti, nessuno si è alzato in difesa delle vittime del Donbass e il silenzio europeo è regnato a Odessa. Si è persa l'occasione di mettere in discussione vecchie alleanze politico militari; occasione possibile dopo la caduta del muro di Berlino, il cui mancato «accoglimento» ha lasciato aperti nuovi terreni di conflitto.

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Considerazioni sciocche di un nonviolento

Le armi sono una merce, tanto che le industrie che le producono (anche quelle a partecipazione statale) sono quotate in borsa e, quindi, per distribuire maggiori profitti agli azionisti devono costruire armi sempre più innovative, che siano appetibili nel mercato.

Le armi, tuttavia, sono una merce particolare, finalizzata, non certo a migliorare le condizioni di donne e uomini, ma, quanto meno, a creare distruzione e morte.

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Sogno o sono desto?

Il pontefice Papa Francesco (nomen omen), al secolo Jorge Mario Bergoglio, argentino di origini piemontesi, il "Santo Padre", "Sua Santità", il "Successore di Pietro", o, più laicamente e prosaicamente, il "Capo (supremo) della Chiesa Cattolica", dopo un crescendo di pronunciamenti avversi alla guerra (in quanto tale), non più tardi di oggi ha definito (= giudicato) "pazzi" tutti quegli Stati che hanno deciso di portare al 2% del Pil nazionale le spese militari (leggasi fucili, pistole, mitra, bazooka, bombe, mine, missili, siluri, carri armati, aerei, incrociatori, sottomarini, satelliti: tutti "oggetti" concepiti per ferire, uccidere, straziare, annientare, non solo gli esseri umani, ma anche gli animali - perché non pensare anche a loro? -, per avvelenare ed insterilire l'ambiente, per rendere un deserto il territorio, oltre ai soldi necessari per il corredo della "carne da macello", oops! delle truppe di combattimento, per il carburante dei mezzi (crisi petrolifera? ma quando?), per il vettovagliamento e, dulcis in fundo per i lautissimi stipendi di capitani, maggiori, colonnelli, generali (di brigata, di divisione, di corpo d'armata), ammiragli, ed altrettanto lautissimi "premi di consulenza" per gli ex colonnelli, gli ex generali, gli ex ammiragli, tutti copiosamente presenti nei Consigli di Amministrazione delle industrie militari (è comprensibile, in pensione - dorata - ci si annoia, non ci si può limitare a portare i nipotini al parco, "non è" da soldati, suvvia!).

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Guerra Russo-Ucraina: lettera aperta di AAdP ai parlamentari della provincia di Massa Carrara. Risposta del Sen. Massimo Mallegni

L'Accademia Apuana della Pace ha inviato ai parlamentari della nostra zona (On. Deborah Bergamini, On. Maria Cosimo Ferri. On. Martina Nardi, On. Riccardo Ricciardi, Sen. Laura Bottici, Sen, Massimo Mallegni, Sen. Andrea Marcucci) una lettera aperta con la quale si è chiesto a ciascuno di loro di condividere la propria espressione di voto e la motivazione, riguardo alla decisione del Governo Italiano di inviare armi in Ucraina e a quella di procedere all’incremento delle spese per la Difesa fino al 2% del Prodotto Interno lordo.

Pubblichiamo la risposta dell'Sen. Massimo Mallegni.

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Lettera ai Parlamentari della provincia di Massa Carrara

Egreg. Onorevole/Senatore,

nell’ottica di un più proficuo rapporto tra eletti ed elettori , al fine di aumentare la partecipazione e la vicinanza della Istituzione parlamentare di cui Lei fa parte, alla vita dei cittadini, come Accademia Apuana della Pace, coordinamento provinciale di associazioni per la Pace, le chiediamo di condividere la sua espressione di voto e la motivazione, riguardo a due decisioni importanti del nostro Governo a cui il parlamento è chiamato a rispondere. (Queste domande le rivolgiamo anche se sappiamo che alcuni di voi non hanno votato perché assenti o perché in Senato non è ancora stata fatta la votazione.)

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