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Discorso sulla pietra di Alësa Karamazov PDF Stampa E-mail
Scritto da Fëdor Michajlovic Dostoevskij   
Martedì 28 Dicembre 2010 19:24

Un brano tratto da "I Fratelli Karamazov" di Fëdor Michajlovic Dostoevskij, come invito a leggere il ibro dle famoso autore russo.

«Signori, vorrei dirvi una parola qui, proprio in questo luogo».

I ragazzi gli si fecero attorno e subito rivolsero a lui i loro sguardi attenti e pieni di attesa.

«Signori, presto ci separeremo. Per qualche tempo io sarò con i miei due fratelli, dei quali uno sarà deportato, e l'altro giace malato, in pericolo di morte. Ma ben presto lascerò questa città e, forse, per molto tempo. Stringiamo un patto qui, presso il macigno di Iljuša: che non ci dimenticheremo prima di tutto di Iljušeèka, e poi l'uno dell'altro. E qualunque cosa ci accada in futuro nella vita, anche se non dovessimo incontrarci per i prossimi vent'anni, dobbiamo sempre continuare a ricordare il giorno in cui abbiamo sepolto il povero ragazzo, al quale in passato avevamo tirato i sassi presso il ponticello - ve lo ricordate? - e di come, poi, abbiamo tutti preso ad amarlo. Egli era un bravo ragazzo, buono e coraggioso, aveva il senso dell'onore e soffriva per il crudele affronto subito da suo padre, e contro quell'affronto egli si era rivoltato. E così, per prima cosa, dobbiamo ricordare lui, signori, per tutta la nostra vita. E, per quanto possiamo essere impegnati in cose della massima importanza, per quanto possiamo aver ottenuto grandi onori o essere precipitati in qualche grande disgrazia - in nessun caso dobbiamo dimenticare di come siamo stati bene un tempo qui, tutti insieme, uniti da un sentimento così nobile e buono, che ha reso anche noi, per il periodo in cui abbiamo amato il povero ragazzo, migliori forse di quello che siamo in realtà. Colombini miei - lasciate che io vi chiami così, perché voi tutti siete molto simili a quei graziosi uccellini grigio-verdi, adesso, in questo momento in cui guardo i vostri buoni, cari visi - cari i miei figlioletti, forse voi non comprenderete quello che vi sto dicendo, perché spesso dico cose incomprensibili, ma voi ricordate lo stesso e un giorno, in futuro, sarete d'accordo con le mie parole. Sappiate che non c'è nulla di più sublime, di più forte, di più salutare e di più utile per tutta la vita, di un buon ricordo e soprattutto di un ricordo dell'infanzia, della casa paterna. Vi parlano molto della vostra educazione, ma qualche meraviglioso, sacro ricordo che avrete conservato della vostra infanzia, potrà essere per voi la migliore delle educazioni. Se un uomo porta con sé molti di questi ricordi nella vita, egli sarà al sicuro fino alla fine dei suoi giorni. E anche se dovesse rimanere un solo buon ricordo nel nostro cuore, anche quello potrebbe servire un giorno per la nostra salvezza. Potremo anche diventare cattivi un giorno, potremo anche non essere capace di frenarci davanti a una cattiva azione, potremo ridere delle lacrime degli uomini e di coloro che dicono, come ha detto Kolja poco fa, "voglio soffrire per tutti gli uomini", di quegli uomini potremo anche prenderci beffa con cattiveria. Tuttavia, per quanto possiamo diventare cattivi - che Dio non voglia - quando ricorderemo il giorno in cui abbiamo sepolto Iljuša, come lo abbiamo amato negli ultimi giorni della sua vita e come, in questo momento, ci siamo parlati da amici, stando tutti insieme presso questo macigno, allora anche il più cattivo fra di noi, anche il più cinico - ammesso che si sia diventati tali - non oserà, dentro di sé, ridere di quanto è stato buono e nobile in questo momento! Potrebbe accadere che proprio questo ricordo lo distolga da un grande male ed egli potrà riflettere e dire: "Sì, allora ero buono, coraggioso e onesto". Che rida pure di se stesso, non fa niente, gli uomini ridono spesso di ciò che è buono e onesto, ma lo fanno solo per leggerezza; vi assicuro però, signori, che nel momento stesso in cui riderà, egli dirà dentro se stesso: "No, ho fatto male, perché su queste cose non si ride!"»

«Sarà sicuramente così, Karamazov, io vi comprendo, Karamazov!», esclamò Kolja con gli occhi che gli brillavano.

I ragazzi si agitarono commossi e volevano dire qualcosa anche loro, ma si trattennero e continuarono a rivolgere i loro sguardi attenti e commossi all'oratore.

«Dico questo nel caso terribile che diventiamo cattivi», proseguì Alëša, «ma perché mai dovremmo diventarlo, non è così, signori? Per prima cosa, soprattutto, noi saremo buoni, poi onesti e poi non ci dimenticheremo mai l'uno dell'altro. Lo ripeto ancora. Io, per primo, vi do la mia parola che non dimenticherò nessuno di voi; ciascun viso che in questo momento mi sta guardando, lo ricorderò, dovessero passare pure trent'anni. Poco fa Kolja ha detto a Kartašov che a nessuno importa sapere "se egli esista o no al mondo". Ma potrò mai dimenticare io che Kartašov esiste a questo mondo e che, ecco, in questo momento non sta arrossendo come quella volta che scoprì Troia, e mi guarda con i suoi simpatici, buoni e allegri occhietti? Signori, signori miei cari, cerchiamo di essere tutti generosi e coraggiosi come Iljušeèka, intelligenti, coraggiosi e generosi come Kolja (ma egli sarà molto più intelligente quando sarà cresciuto), e cerchiamo di essere così modesti, ma anche intelligenti e cari come Kartašov. Ma perché parlo di questi due! Voi tutti, signori, mi siete cari, per sempre conserverò tutti voi nel mio cuore e vi chiedo di conservare anche me nel vostro! E chi, chi ci ha uniti in questo buono, nobile sentimento che noi ricorderemo e desidereremo ricordare per sempre, per tutta la vita, se non Iljušeèka, il buon ragazzo, il dolce ragazzo, il ragazzo che sarà caro a noi nei secoli dei secoli! Allora non dimentichiamolo mai, eterna memoria a lui nei nostri cuori da ora e nei secoli dei secoli!»

«Sì, sì, eterna memoria, eterna memoria», gridarono all'unisono i ragazzi con le loro vocette squillanti e i volti commossi.

«Ricorderemo anche il suo viso, il suo vestitino, e i suoi miseri stivaletti e la sua piccola bara e il suo sciagurato padre peccatore, e di come egli insorse coraggiosamente contro tutta la classe in sua difesa!»

«Ricorderemo, ricorderemo!», fecero coro ancora una volta i ragazzi.

«Era coraggioso, era buono!»

«Ah, quanto gli volevo bene!», esclamò Kolja.

«Ah, figlioletti, cari amici, non abbiate paura della vita! Com'è bella la vita se compi un'azione giusta e buona!»

«Sì, sì», ripeterono i ragazzi solennemente.

«Karamazov, vi vogliamo bene!», gridò impulsivamente una voce, forse quella di Kartašov.

«Vi vogliamo bene, vi vogliamo bene!», fecero eco anche tutti gli altri. Molti avevano gli occhietti pieni di lacrime.

«Urrà per Karamazov!», proclamò Kolja entusiasta.

«E eterna memoria al povero ragazzo!», soggiunse ancora una volta con sentimento Alëša.

«Eterna memoria!», ripeterono i ragazzi.

«Karamazov!», gridò Kolja. «È vero che la religione dice che noi tutti risorgeremo dai morti e torneremo a vivere e ci rivedremo l'un l'altro, tutti, anche Iljušeèka?»

«Senza dubbio risorgeremo, senza dubbio ci rivedremo e in gioia e lietezza ci racconteremo l'un l'altro tutto il nostro passato», rispose Alëša fra sorridente e estasiato.

«Ah, come sarà bello!», sfuggì a Kolja.

«Ma adesso basta parlare e andiamo al pranzo funebre. Non siate turbati dal fatto che mangeremo bliny. Questa è un'antica, eterna tradizione e c'è del buono in essa!», disse Alëša ridendo. «Su, andiamo! Andiamoci tutti adesso, mano nella mano!»

«E sarà così per sempre, per tutta la vita, mano nella mano! Urrà per Karamazov!», gridò Kolja un'altra volta con trasporto, e ancora una volta i ragazzi fecero eco al suo grido.

Fonte: Ezio Fornesi
Segnalato da Ezio Fornesi

 


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