Home Questioni sociali Carcere L'unica fame che temo è quella di giustizia e legalità
L'unica fame che temo è quella di giustizia e legalità PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniela Sgambellone   
Venerdì 19 Agosto 2011 12:02

Ecco perche', a 28 anni, ho deciso di battermi per i diritti dei detenuti e del personale carcerario.
Mi chiamo Daniela ed ho 28 anni. Un' eta' in cui, di solito, si preferisce trascorrere il ferragosto al mare, con gli amici. Io, anche quest' anno lo trascorrerò in carcere, tra secondini e detenuti. Un’iniziativa quantomai opportuna vista la catastrofica situazione che caratterizza l’intero sistema carcerario, una condizione non denunciata più soltanto da sindacati o partiti politici ma dagli stessi direttori, dal personale, dai detenuti ed infine, lo avrete sentito tutti, dallo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha giustamente ricordato che il grado di democrazia di un Paese si misura, anche, dallo stato delle proprie carceri.
Penso sia evidente e manifesto a chiunque ci sia mai entrato, con le motivazioni più disparate, che, stante così le cose, su questa democrazia ci sarebbe tanto da dire.

Come dirigente dell’Idv, ho avuto modo di toccare con mano quale sia la realtà di alcuni penitenziari toscani e, credetemi, la situazione è veramente triste quando non disperata.

Circa un anno fa ho pubblicato sulla rivista “Orizzonti nuovi”un documento in cui si tracciava il bilancio di quello che è il contesto carcerario, ed il quadro che ne emergeva era parecchio sconfotante. “Ristretti orizzonti”, periodico interamente dedicato al tema ed associazione, monitorizza da tempo la situazione ed io invito chiunque volesse saperne di più a recarsi sul sito per farsi un’ idea un pò più precisa.

Volendo solo citare ad esempio  la democratica e civilissima Toscana, stavolta, i dati non son dei più confortanti: nei penitenziari della  Regione vi sono 1500 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare (sono 4.386,dovrebbero essere al massimo 2.883). Si tratta oramai di un sovraffollamento strutturale, cui si aggiunge una situazione inversa per quanto attiene il personale di polizia penitenziaria: in Toscana 7 strutture sono senza direttore, scarseggia il personale medico e le condizioni di lavoro sono davvero difficili.

Personalmente, a seguito di alcuni sopralluoghi che ho effettuato e sto  portando avanti nelle carceri presenti sul territorio, e anche considerato lo scarso interesse ed il poco impegno dimostrato da parte di Governo nazionale alle condizionidei detenuti e del personale preposto alla loro tutela, ho deciso di impegnarmi con maggior forza e slancio in questa battaglia.

Anche per questo, sabato 13 agosto, effettuerò una visita al carcere “le sughere” di Livorno, dove, secondo quanto riporato dall’Organizzazione Sindacale FP CGIL e da una nostra visita a fine luglio, la situazione è parecchio critica. Così critica da averci indotto a presentare un’ interrogazione Parlamentare al ministro Nitto Palma per chidere delucidazioni.

Lo abbiamo detto milioni di volte ed essndo inserito in Costituzione non ci sarebbe nemmeno da ribadirlo ma, come bendelineato dall’ articolo 27 della Costituzione “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, e, sempre da costituzione, il personale di servizio, deve poter lavorare incondizioni dignitose nel pieno rispetto dei diritti del lavoratore. Invece, a “Le Sughere” di Livorno si registra ancora l’inagibilità di ampie parti della struttura.

Per i detenuti delle sughere allora, per il suo personale, ma anche e soprattutto per i detenuti ed il personale di tutto il Paese ho deciso di aderire Domenica 14 Agosto allo sciopero della fame e della sete, anche per simboleggiare la fame e sete di legalità, giustizia e verità del popolo che abita il territorio italiano.

Spero che con questo gesto ‘forte’ che io e l’altro migliaio di cittadini che ad oggi hanno dato adesione, riusciremo a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle gravi problematicheche affliggono le carceri italiane.
Perchè un principio mi guida: certezza della pena, ma umanità della pena. Quella stessa umanità che deve essere utilizzata per i detenuti, ma anche per i lavoratori delle strutture carcerarie. Questo Paese ci appartiene, noi giovani dobbiamo rappresentare con il nostro operato il cambiamento che da tempo l' Italia sogna, partendo anche dalla difesa dei senza voce.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 18.08.2011
Segnalato da Daniela Sgambellone

 


Powered by Joomla!. Designed by: joomla templates vps Valid XHTML and CSS.