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«Ha pianto perché donna» PDF Stampa E-mail
Scritto da ComboniFem - Suore Comboniane   
Sabato 10 Dicembre 2011 14:49

«Ha pianto perché donna». Forse è questa, in assoluto, la frase più sgradevole sulle lacrime della ministra del Welfare, Elsa Fornero. Come se le lacrime fossero appannaggio femminile, come se fossero sinonimo di fragilità, come se una ministra non possa concedersi un’emozione, senza mettere in discussione un ruolo, una serietà e una credibilità istituzionale. Assuefatti da linguaggi che hanno dimenticato l’empatia per strizzare l’occhio alla goliardia più becera, non siamo più avvezzi all’umana commozione. Così, la domanda più frequente dopo le lacrime della ministra Fornero è se sia o meno opportuno che un/una rappresentante delle istituzioni pianga. Opportuno? Si può davvero discutere se un moto dell’anima sia più o meno opportuno? Se la credibilità di un uomo o di una donna passa per la propria capacità di soffocare un’emozione?

Un uomo che piange pare essere figura insolita per cui, nel momento della commozione in pubblico, gli si riconosce del “coraggio”, quello che invece non pare previsto per le donne, più ormonali, più in confidenza con il pianto… Anche l’espressione di un’emozione subisce in questo Paese una discriminazione sessista.

Non si capisce quale sia l’idea diffusa: che una donna ai vertici debba avere un atteggiamento freddo, “maschile”? Che l’empatia non può far parte del linguaggio del potere? Che il pianto trasforma una donna in una “donnetta” non capace di reggere lo stress? Ci dispiace seriamente per una manovra economica che tocca maggiormente i meno abbienti rispetto ai più ricchi, ma ci sentiamo confortate dal sincero linguaggio dell’anima che abbiamo scorto nel volto di una donna in cui ci riconosciamo. Un volto segnato dal tempo e non mascherato dalla chirurgia, un volto che mostra le sue rughe, espressioni delle gioie e dei dolori di una vitae diventa specchio dei visi della maggioranza delle donne di questo Paese.

Sarà il peso della stanchezza verso una classe politica che aveva come unica espressione l’affabulazione e lo scherno, l’insulto e il grido, il dito medio e la mortadella… ma ci riconosciamo di più in queste lacrime, in questo pianto che è espressione intima di un’emozione, che attanaglia e toglie il fiato facendo salire il cuore in gola e strozzando le parole. Il 70% dei lettori del Corriere si è definito irritato dalle lacrime di Elsa Fornero, sul sito di Repubblica un lettore ha commentato scrivendo: «dovrebbe essere in grado di dominare la sua emotività in pubblico, è un ministro»… Sarà vero, ma chissà perché quando ripercorriamo i volti dei politici che ci sono più cari, segretari di partito o presidenti della Repubblica, le espressioni che ritornano sono quelle che più ce li hanno resi vicini, umani, quelle che più hanno saputo creare empatia, quei gesti in cui ci siamo saputi riconoscere e dai quali ci siamo sentiti maggiormente rappresentati.

Fonte: ComboniFem - Editoriale della Newsletter delle Suore Comboniane del 7 dicembre 2011

 


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