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Come si percepisce la crisi? PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Michelucci   
Sabato 14 Gennaio 2012 12:11

Le esternazioni sulla crisi che si leggono sulla stampa mi fanno chiedere se le persone semplici come me, che sono sicuramente la maggioranza, vivano in un altro mondo, del quale quelli che discorrono in pubblico nulla in effetti sanno. Provo a fare esempi ed anche personali suggerimenti.

  • Si è parlato della libera apertura dei negozi trasformandola in un problema politico. Primo mi chiedo nella pratica: ma a cosa serve se la gente non ha soldi? Secondo nella sostanza: ma ciò non è in contraddizione con la logica del consumo che si diceva di voler e dover debellare come sintomo di un male che ha contribuito in gran parte ai disastri?  Propongo più semplicemente che almeno per ora la misura sia limitata a tener illuminate le vetrine anche di notte, non ci saranno problemi sindacali e la maggior spesa elettrica sarà minima, i cittadini avranno tempo di valutare (ne hanno quanto vogliono) e poi andranno a comprare quando i negozi saranno aperti con il denaro che gli rimarrà.
  • Si è letto che gli aggravi fiscali della manovra Monti costeranno ai cittadini 7-10 giorni di lavoro in più in un anno. Ma chi se l’è inventato un tale rapporto, dove abita, che lavoro fa? Quale padrone potrà far fare 7-10 giorni in più in tempi di vacche così magre? Quale Sindaco, con i problemi di cassa di oggi? E tutto per non dire la semplice verità che saremo più poveri. Propongo che i discorsi rovesciati e campati in aria, sempre e solo per mascherare le cose,  siano vietati per legge e che sia imposta a livello pubblico la congruità.
  • Si è riparlato del tenore di vita dell’occidente, della necessità e della sfida in atto per mantenerlo. È il discorso più trito, quello che meno mi va giù, fatto di parametri, di auto e telefonini pro capite, etc. Di fatto avalla l’accettazione di un sistema che non è più sostenibile e non mi riferisco tanto al punto di vista economico, ma al punto di vista della natura. Un sistema che è già stato devastante solo nell’applicazione che ne ha fatto l’occidente e che ora, se si allarga ad altre aree della terra, porterebbe ad un disastro non più risolvibile. Propongo che al posto del tenore di vita si riqualifichi una parola d’ordine che mi sembra abbandonata nel dimenticatoio dal lessico politico e civile, quella della qualità della vita.

Ma come possibile non capire che se non ci si pone un tale fine, antico ma mai inattuato, non toglieremo alcun ragno dal buco?  Come possibile che, proprio quando stiamo vivendo una situazione economica così drammatica, qualcuno continui a far finta di non capire?

Massimo Michelucci

 


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