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"Maternity blues": l’insostenibile pesantezza del ricordo PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Girardi   
Mercoledì 02 Maggio 2012 17:21

E’ nei cinema in questi giorni “Maternity blues”, secondo film di Fabrizio Cattani che, dopo “Il rabdomante”, si cimenta con una tematica difficile ed impegnativa, la depressione post-partum e l’infanticidio, materia trattata con rara delicatezza e con pudore, caratteristica quasi sconosciuta alla cinematografia recente del nostro paese. La storia si svolge all’interno di un ospedale psichiatrico-giudiziario in cui sono recluse le quattro protagoniste: nella quotidianità dei gesti che compiono e dalle loro abitudini emerge il carattere e la particolarità secondo cui ognuna rivive il senso di colpa per il gesto compiuto, solo accennato allo spettatore, lasciato intuire come fosse un ricordo sbiadito.

La vicenda tutta interiore è raccontata attraverso il rapporto che si viene a creare tra le occupanti di una stanza dell’ospedale e il monotono ripetersi delle giornate e dei compiti: la noia e l’obbligo sono la pena ma anche la distrazione dalla condanna vera, il senso di colpa, apparentemente lontano, raramente evocato, in realtà compagno costante ed inseparabile, sebbene in modi assai diversi, di ognuna di loro .

Rina, la più giovane riuscirà a costruirsi uno spiraglio di normalità ed una possibilità di ricominciare una nuova vita, aiutata forse dalla giovane età e dall’incoscienza del proprio gesto mentre Clara non riuscirà a perdonarsi ed a ricomporre una vita con il marito che le vorrebbe offrire questa opportunità; per le altre il percorso si rivelerà più difficile e doloroso.

Un film tutto giocato sull’interpretazione, assai apprezzabile, delle quattro protagoniste, tra cui particolarmente notevole quella di Chiara Martegiani (Rina) e di Andrea Osvart (Clara), che si conferma attrice dotata di grande sensibilità e talento, dirette con mano sicura e lieve da Fabrizio Cattani, che, alla seconda prova come regista, conferma l’impressione di capacità di scrittura e direzione già data con l’interessante (e splendido visivamente) “Il rabdomante”.

Claudio Girardi

 

Non ci dimentichiamo




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