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Riflessioni su questa crisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Marzario   
Giovedì 20 Dicembre 2012 06:49

Crisi. Questa parola sarà tra le più pronunciate chissà per quanto tempo ancora. Si dice che sia nata nel 2007/2008, ma purtroppo si vive sempre di più il presente e ci si dimentica del passato: vi ricordate l'omino della pubblicità “regresso” che girava con la borsina della spesa? Era il 2003, quando il nostro caro Governo ci insegnava qual'era il miglior metodo per mettere in moto l'economia: consumare! Sono passati quasi dieci anni da quella pubblicità e ancora i nostri governanti si stanno sforzando di far ripartire i consumi... Questa crisi ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, non solo che il “mito” del consumo è falso, ma anche che l'economia non segue più le leggi del mercato: la finanza ha preso il sopravvento sull'economia e sulla politica. Il prezzo delle materie prime, dal petrolio al grano, non è più deciso dalla legge della domanda e dell'offerta, ma da quanti scommettono sul rialzo o sul ribasso del loro prezzo. Questo vuol dire che la vita delle persone è influenzata in maniera non trascurabile da scommettitori d'azzardo. A volte siamo noi stessi scommettitori inconsapevoli quando, grazie anche alla scarsità di informazione, investiamo in fondi opachi, dove c'è di tutto di più. “Non avrai altro mercato al di fuori di me!” sembra il comandamento “nuovo”.

In realtà modelli economici alternativi sono stati proposti: uno ad esempio è quello proposto da Francesco Gesualdi in “L'altra via”, un libretto semplice dove viene proposta l'economia del benvivere, punto di incontro tra sobrietà e solidarietà. Sobrietà vuol dire diminuzione degli sprechi, diminuzione dei rifiuti, diminuzione degli armamenti; vuol dire ridimensionare il nostro modo di produrre e di consumare. Solidarietà vuol dire che nelle scelte di tutti i giorni, nelle scelte politiche locali, nazionali ed internazionali, bisogna partire dal più debole, dal più bisognoso, da quello che da solo non ce la fa. Solidarietà vuol dire dedicare parte del proprio tempo o parte del proprio denaro a costruire qualcosa di alternativo, più equo, più sostenibile. Solidarietà vuol dire mettere al centro l'uomo, non il consumatore.

Di fronte a questa crisi, che purtroppo non è solo economica, ma anche politica e culturale, di fronte alla corruzione, alla mancanza di giustizia e di legalità, di fronte ad un territorio che anche nella nostra provincia ha dimostrato tutta la sua fragilità, due sono le possibili vie: o ci si rinchiude nella propria tana, aspettando che passi l'inverno e sperando di sopravvivere, oppure si esce fuori, si semina, nonostante il freddo e la bufera, con una certezza: se non semineremo, difficilmente raccoglieremo qualcosa di buono.

Il mio augurio per questo Natale e per l'anno che verrà è che i semi degli uomini di pace possano portare nuovi e abbondanti frutti.

Luca Marzario, Portavoce Accademia Apuana della Pace

Vivi come se dovessi morire domani.
Impara come se dovessi vivere per sempre.

Gandhi

 

Non ci dimentichiamo




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