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Le vittime senza nome nelle nostre carceri PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Pancera   
Martedì 02 Aprile 2013 06:37

Piccola cronaca e qualche domanda sui suicidi e le morti "da accertare"
di Mario Pancera

Negli ultimi tre mesi si sono uccisi in carcere 14 detenuti. La media è di un suicida ogni sei giorni circa. Nel 2012 i suicidi furono 60 ovvero cinque al mese, uno ogni sei giorni circa. Pari, per adesso. L'anno scorso si sono dati la morte anche dieci agenti penitenziari. Non sappiamo che cosa ci riserva il futuro. Prendo questo disperante elenco dall'associazione "Ristretti orizzonti" e lo riepilogo da cronista, solo per ricordare.

Del problema delle carceri in Italia si parla da sempre, perché. rispetto a quelle di altri  paesi civili, sono una vergogna. Non potendo far niente di utile che scriverne o parlarne,  quando mi trovo davanti a queste statistiche guardo i nomi, il sesso e l'età per cercar di capire qualcosa che vada oltre i numeri: sono padri o madri o figli che hanno ancora i genitori o poveri senza nessuno? Da quale ambiente vengono? Chi lasciano a piangerli? Insomma, cercare di saperne di più per aiutare, se possibile, chi poi deve provvedere in concreto con leggi, norme e decisioni effettive.

I suicidi del 2013 risultano, per ora, tutti maschi, di varie età e di diverse nazionalità. I morti in carcere, tuttavia, non sono soltanto suicidi (quasi sempre per impiccagione): c'è chi muore di malattia e chi "per cause non accertate". Quest'ultima frase è un campanello d'allarme: ricorda il tristissimo caso Cucchi, e altri simili.

Una creatura umana nasce libera, e in certi casi muore malata e tra le quattro mura di un carcere dopo alcuni decenni di vita, che non sappiamo quale. Mi domando se ha un senso, se c'è una risposta al "perché?". Nascere liberi e morire in carcere? Il papa Francesco ci dice che l'uomo deve chiedere perdono, perché Dio lo concede, sempre. Anzi con la sua misericordia lo concede anche se non lo chiediamo. Il papa parla, in generale, di misericordia. Qui, nel particolare, si tratta di giustizia.

Sappiamo bene che molti detenuti sono colpevoli di delitti efferati, che scaturiscono dall'odio o dall'avidità di denaro e potere o dalla follia. Un ragazzino viene tenuto prigioniero per due anni come ostaggio dei mafiosi e poi viene ucciso e il suo corpo sciolto nell'acido. Una ragazzina viene probabilmente (il processo è ancora in corso) uccisa dai suoi parenti per invidia della sua bellezza. Un orefice viene ucciso da un conoscente per soldi e gioielli. Un gruppo di spacciatori fa ingoiare ovuli di droga a grossi cani per sfuggire al controllo della polizia, dopodichè squarta gli animali per estrarre gli stupefacenti dalle loro viscere; alla fine del percorso cosa accade? Questa droga ucciderà decine di esseri umani. Misericordia, perdono, giustizia si intrecciano dalla notte dei tempi. Il Venerdì santo il papa parla di amore.

In mezzo a queste contraddizioni ci si trova disorientati. Torno all'elenco dei morti in carcere. Di alcuni suicidi non si sa nemmeno il nome: italiano, 53 anni; ghanese, 47; tunisino, 33. Ma anche di morti la cui causa è da accertare: italiano, 40 anni;  marocchino, 31.  E poi qualcuno indicato solo dalle iniziali (vere, presunte, inventate?) che ormai non può più parlare, vedere, sentire, sperare. Il papa parla di amore e ripete più volte la parola, anzi la grida alla folla che vede, sente, parla e spera.

Tra i suicidi c'è un Santana  (non cito il cognome, è straniero) di 23 anni: se non è nato qui, cos'è venuto a fare in Italia questo giovanotto. Il mondo è talmente sconvolto che anche la sconvolta Italia a molti sembra un mezzo paradiso. Ci sono, suicidi, anche due Mohamed uno di 58 e l'altro di 38 anni. Due uomini nel vigore dell'età. C'è un italiano, Pasquale, di 27 anni; e uno, Francesco, di 77. Il primo entrava nella vita matura, l'altro ne usciva. Ricordiamoli tutti.
Mario Pancera

 


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