Home Editoriali notiziario Dedicato a Cristina, la 64° vittima, dall'inizio dell'anno, di femminicidio
Dedicato a Cristina, la 64° vittima, dall'inizio dell'anno, di femminicidio PDF Stampa E-mail
Scritto da Gino Buratti   
Martedì 30 Luglio 2013 12:47

Il femminicidio è un crimine di Stato tollerato dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita...Queste morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata, ma sono l’ultimo efferato atto di violenza che pone fine ad una serie di violenze continuative nel tempo”

Rashida Manjoo, Special Rapporteur ONU contro la violenza sulle donne

Cristina non è solo un titolo di stampa, che magari ti violenta ulteriormente, non è solo un numero, la sessantaquattresima vittima dall'inizio dell'anno di femminicidio (9 casi al mese).

Questa assurda lucida follia annunciata risuona nella incredula disperazione di tutti i tuoi cari, nelle loro parole e nei loro pensieri rivolti ai due tuoi bimbi.

E il giorno dopo la 65° vittima nel Salento dove Erika Ciurlia è stata freddata da un colpo di pistola.

Le domande senza risposta, l'atroce certezza che quelle paure denunciate e inascoltate sono diventate assurdamente realtà.

Quante vittime sacrificali dovranno ancora esserci dinanzi alla nostra incapacità di maschi di vivere le storie finite, dando senso e significato a relazioni diverse?

Quante sofferenze ancora dovranno esserci affinché ci sia qualcuno che si faccia carico di quelle paure, di quei timori, di quelle parole... e che ci sia qualcuno che prenda in carico quel delirio che accompagna un maschio che non sa gestire una separazione, per impedire che diventi un delirio che devasta in assurda e lucida tragedia?

Non è più tollerabile lasciare sola la donna dinanzi all'incapacità di noi maschi di capire che una storia è finita, così come non è pensabile abbandonare il maschio ad un delirio che può andare oltre il solo immaginabile.

Non possiamo più sottovalutare le paure, dobbiamo proteggere quelle donne che sono minacciate e dobbiamo “prenderci cura” di quei deliri, affinché non facciano ulteriori stragi... a questo sono chiamate tutte le istituzioni: Magistratura, Forza dell'Ordine, Servizi Sociali, Servizi Psichiatrici e tutta la rete di associazioni.


Gino Buratti

Editoriale pubblicato sul n. 441 del 2 agosto 2013

 

Non ci dimentichiamo




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