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Casa di Accoglienza di via Godola a Massa - Report 2013 PDF Stampa E-mail
Scritto da Associazione Volontari Ascolto Accoglienza   
Venerdì 07 Febbraio 2014 17:47

Pubblichiamo il consueto report annuale dell'Associazione Volontari Ascolto e Accoglienza di Massa, relativo al servizio offerto nel 2013 presso la Casa di Accoglienza di via Godola e il Centro di Ascolto, come un punto di vista sui fenomeni di esclusione sociale.

Premessa

L'incontro con gli ospiti alla Casa di Accoglienza risulta offrire, nella parzialità e limitatezza dell'esperienza, uno sguardo prospettico sulla crisi che sta attanagliando il paese, devastando intere fasce di popolazione, ponendo, inevitabilmente, interrogativi profondi sia sulla nostra “impotenza”, sia sugli effetti di certe scelte politiche economiche e sociali.

Crisi i cui effetti, aggravati da scelte politiche che di fatto hanno ridotto risorse destinate al sociale e al welfare, si ripercuoteranno negli anni futuri, anche se dovesse emergere una ripresa economica.

Politiche economiche che rischiano di lasciare in eredità un paese in cui la fascia di povertà si allarga a dismisura.

Dinanzi ad una riduzione in povertà così massiccia sarebbe stato necessario un intervento straordinario per tutelare i soggetti deboli, quelli espulsi dai luoghi di lavoro e dalle loro abitazioni: risulta sterile anche lo sforzo, per altro egregio, di quei comuni che sono riusciti a non diminuire il budget riservato alle politiche sociali, perché i numeri di questa crisi avrebbero richiesto, invece, un considerevole rafforzamento dello stesso e, al contempo, la capacità di adottare progetti a lungo termine, che rispondano a tutte quelle richieste di aiuto sempre più diffuse che, non trovando risposte, portano settori sempre più ampi di popolazione ad essere esclusi dalla possibilità di una vita dignitosa.

In gioco non c'è semplicemente la perdita di qualche tutela, bensì la perdita dei più elementari diritti di cittadinanza e, fatto ancor più grave, la condanna all'isolamento e all'esclusione sociale.

In tutti questi anni di esistenza della Casa di Accoglienza, ormai quasi trenta, abbiamo sempre insistito sull'importanza della relazione, sul fatto che questa esperienza costituisse, per noi volontari, un'occasione di incontro, di conoscenza di realtà escluse dal contesto sociale.

Sebbene tutto ciò sia ancora vero ed attuale, diventa sempre più drammatico percepire la propria impotenza dinanzi alle richieste di aiuto e alle condizioni in cui versano le persone che si rivolgono al nostro servizio.

Un servizio, per altro, di “bassa soglia”, capace solo di offrire un rifugio e un riposo a chi non ha un tetto dove ripararsi, ma solo per un brevissimo periodo, impotente dinanzi a richieste troppo più grandi di noi, anche quando percepiamo che basterebbe un piccolo sforzo della comunità, per sottrarre alcune persone al rischio di precipitare nel girone infernale dei dormitori.

Perché si tratta proprio di un girone infernale questo girovagare da un dormitorio all'altro, da una mensa all'altra... in un progressiva e continua perdita di speranza.

In questa percezione - riteniamo indispensabile ribadirlo - avvertiamo la nostra impotenza, aggravata dal fatto che questo è un territorio nel quale è tremendamente complicato riuscire a “fare rete”, con l'obiettivo di offrire un barlume di risposta a chi è vive la condizione di espulso ed escluso dalla convivenza sociale, e non semplicemente di piantare ed esibire una qualche bandierina sul servizio messo in campo.

La distribuzione delle responsabilità di questa situazione è complessa: investe, spesso, cultura e consapevolezza delle associazioni, ma anche i limiti della politica e delle amministrazioni che si sono succedute in un lungo periodo di tempo, che spesso hanno manifestato incapacità nel riuscire a progettare a medio termine, così da costruire nella città quegli strumenti e quelle strutture essenziali nei momenti di difficoltà.

Ora certamente, con i tagli che il governo nazionale ha imposto agli Enti Locali, la situazione è ancora più grave. Tuttavia forse proprio la crisi che abbiamo davanti, le fatiche sui volti e l'urlo spesso soffocato, ci impongono di operare al fine di costruire sistemi sinergici, capaci di arginare la devastazione sociale, economico, culturale e politica che questa crisi sta determinando.

La “crisi” vista con gli occhi della Casa di Accoglienza

Verso la fine dello scorso anno avevamo avvertito un significativo aumento, tra gli ospiti della Casa di Accoglienza, di persone italiane, spesso residenti nella nostra provincia o in quelle vicine, invertendo una tendenza consolidata che vedeva un incremento progressivo e costante dell'incidenza delle comunità dei migranti.

Non è certo nostra intenzione contrapporre italiani e migranti, dal momento che il nostro servizio vuole semplicemente camminare insieme agli ultimi, a prescindere dalla loro nazionalità, dal credo religioso e dal genere; ci preme, tuttavia, semplicemente osservare come questo segnale non possa non essere messo in relazione con la crisi economica e occupazionale che stiamo vivendo.

Un elemento significativo emerge dai colloqui e dai racconti degli ospiti che per la prima volta si sono rivolti alla nostra struttura per chiedere ospitalità, a prescindere dalla nazionalità di provenienza.

La perdita del lavoro, l'indebolimento dei legami familiari, diventa frequentemente l'elemento scatenante di un progressivo precipitare nella povertà estrema, che inizia con la frequentazione di tutti i servizi a bassa soglia (mense per poveri, dormitori...), un girone infernale dal quale è difficile uscire fuori, se non supportati da una rete di relazione e da politiche efficaci indirizzate verso gli ultimi.

Purtroppo, dinanzi all'acuirsi delle situazioni di esclusione sociale (che riguardano italiani, migranti, rom, sinti... senza distinzione alcuna), assistiamo invece tragicamente alla riduzione dei fondi destinati alle politiche inclusive, per cui i comuni, anche quelli virtuosi, devono fare sforzi disumani per non ridurre le risorse alle politiche sociali, ma non possono implementare quei servizi e quelle politiche come invece la drammaticità di questa crisi imporrebbe.

Non è casuale che il 56% degli ospiti abbia un età compresa tra i 40 e i 59 anni, l'età sulla quale la crisi che stiamo vivendo si abbatte con estrema violenza, senza offrire una via di uscita alcuna.

Quasi il 30% delle persone che si sono presentate per la prima volta sono italiane, con un incremento significativo anche delle donne.

Ancor più dei numeri di questo report - che per altro risultano inferiori allo scorso anno, avendo dovuto tenere più a lungo la casa chiusa per lavori di ristrutturazione e per altri motivi - sono importanti i colloqui avuti con le persone, le loro storie, il racconto di come si sono trovati in questo girone infernale.

In particolare percepiamo la totale inadeguatezza delle nostre nostre risposte dinanzi alle storie delle persone che per la prima volta si rivolgono alla nostra struttura, dinanzi al loro disagio, talvolta dinanzi alla loro incapacità a muoversi sulla strada.

Il vivere sulla strada richiede tante cose, capacità di inventarsi come trovare risorse, come sopravvivere, come cercare di attirare l'attenzione e la pietà di altri... così come guardarsi anche da altri compagni di viaggio.

Un bagaglio che spesso le persone che si trovano catapultate sulla strada dopo aver perso il lavoro, la casa, la precedente rete di relazioni (in un contesto dove ormai anche i genitori diventa impossibile sostenere un figlio o una figlia) non possono avere.

Sono tante le persone che vivono questa situazione: ex occupati, precari, ma anche commercianti, imprenditori. Persone che vengono dalla nostra provincia, da provincie vicine, ma anche dal nord.

Persone che narrano l'incapacità e la vergogna a chiedere un euro...

Migranti che per anni hanno lavorato regolarmente e che ora sono stai espulsi per primi... e con la perdita di lavoro, la perdita del permesso di soggiorno... la perdita di dignità.

La vergogna, loro la dichiarano, la manifestano a fatica...

Ma abbiamo mai provato a pensare alla vergogna che provano quelli che abitualmente lo fanno, quelli che per noi è “normale” vedere a chiedere elemosina? Ci siamo mai interrogati su cosa significhi per loro quel gesto, quella supplica, così spesso fastidiosa? Quei nostri giudizi spesso sprezzanti, nei quali chiudiamo le mura del nostro fortino?

Sulla “vergogna”, spesso non dichiarata, davvero interessante è la lettura del libro “La vergona e la fortuna: storie di rom” di Bianca Stancanelli, ed. Marsilio.

I diversi racconti degli ospiti, molti dei quali del nostro territorio o di provincie limitrofe, da un lato lasciano percepire la drammaticità della situazione di estrema povertà in cui sono precipitati, dall'altro denunciano anche la solitudine e l'abbandono in cui si trovano, in un contesto in cui la crisi economica si scarica sempre di più sui soggetti deboli, togliendo alle politiche sociali le risorse di cui invece avrebbero bisogno.

Povertà, situazione di solitudine e al tempo stesso, a volte, speranza e voglia di cambiamento.

Un ospite che, in qualche modo, rappresenta nella sua drammaticità questa situazione è quel signore 55enne proveniente dal cuneense che, dopo aver perso il lavoro, con probabilità quasi nulla di trovarne un altro, ha deciso di andare a piedi a Roma a portare un documento al Presidente della Repubblica, raccogliendo, in ogni tappa del suo peregrinare, attestati di solidarietà, sia dagli ospiti di quei dormitori che lui non aveva mai frequentato, sia da parte di lavoratori che si trovavano nelle sue condizioni.

Questa figura è una rappresentazione dei volti di questa crisi, ma anche della voglia di non rassegnarsi.

I più però si sono arresi. Molti di quelli che abbiamo ospitato, siano essi stranieri o italiani, a causa della perdita del lavoro e della inadeguatezza delle politiche sociali si sono visti costretti alla “umiliazione” di dover ricorrere ai nostri servizi, ultima spiaggia in un deserto generale.

Troppo spesso descriviamo questa crisi, come pure le politiche adottate per fronteggiarla, con numeri, diagrammi... spread... quasi a voler nascondere come dietro a questa crisi e alle scelte adottate ci sia il dramma di volti, di persone e di famiglie... molte delle quali costrette a iniziare, per la prima volta, a frequentare le nostre mense e i nostri dormitori.

Siamo capaci di leggere la loro disperazione e la loro fatica? Siamo capaci di comprendere come certe scelte politiche stiano aumentando le disuguaglianze e il numero delle persone che si trovano in povertà, senza offrire loro una speranza di cambiamento?

Alcune “regole” … per accogliere meglio

Con il mese di maggio abbiamo percepito, dinanzi al succedere di avvenimenti, alcune difficoltà e contraddizioni nel come svolgevamo il servizio: da un lato la sensazione di come spesso la casa di accoglienza fosse diventata meta di persone che chiedevano, ad ogni ora, ospitalità, rendendo così non semplice il servizio dei volontari1, che, cambiando ogni giorno, non possono assicurare un costante scambio di informazioni su quello che accade; dall'altro la percezione che alcuni ospiti, che gravitano abitualmente intorno al Centro di Ascolto e alla Casa di Accoglienza, in qualche modo riuscissero a predefinire la lista delle persone che chiedevano ospitalità, dal momento che, fino ad allora, avevamo adottato la regola di chiamare le persone per il colloquio sulla base dell'ordine di arrivo, o della lista compilata dagli stessi.

Quest'ultimo fatto è emerso notando come spesso ospitavamo gruppi di persone appartenenti alla stessa nazionalità.

Con maggio abbiamo modificato così le regole di accoglienza, al fine di assicurare un soggiorno tranquillo agli ospiti durante la settimana e, al tempo stesso, un servizio sereno ai volontari, adottando i seguenti criteri:

  • vengono ospitate alla Casa di Accoglienza solo le persone che hanno fatto il colloquio e ricevuto l'autorizzazione il lunedì pomeriggio al Centro di Ascolto, aperto dalle 15.00 alle 17.00. Filtro questo che, di fatto, è in funzione presso tutti i dormitori, ma che noi non avevamo ancora adottato, accettando, fino ad allora, di ospitare, nel caso vi fossero posti liberi, anche persone direttamente alla Casa.

  • L'ordine delle persone che devono fare il colloquio al Centro di Ascolto il lunedì non è definito da quello di arrivo o dalla lista compilata dagli ospiti in attesa, ma, aperto il centro, gli operatori si fanno consegnare i documenti dei presenti e, con un'apposita procedura informatica, viene determinato l'ordine delle persone da ospitare sulla base delle seguenti priorità:donne e ai minori accompagnati

    • persone anziane o dimesse dall'ospedale (nei giorni immediatamente precedent

    • persone nuove che per la prima volta chiedono di essere ospitate

    • persone che da più tempo non vengono ospitate alla casa di accoglienza.

Applicando tali regole abbiamo subito notato una diversa composizione degli ospiti che venivano accolti e, al tempo stesso, l'instaurarsi di un clima più sereno.

La scelta di ospitare alla casa solo le persone autorizzate il lunedì, dopo il colloquio svolto al Centro di Ascolto, ed, nel caso che rimangano posti liberi, eventuali altre persone per le quali viene fatta richiesta da parte di associazioni o di servizi sociali, non vuole essere uno strumento per porre ostacoli al servizio di ospitalità, quanto invece quello di evitare di scaricare sui “volontari del turno serale” il grave compito di decidere se accogliere le persone direttamente alla casa e gestire le reazioni agli eventuali dinieghi.

L'obiettivo è proprio quello di evitare che le persone vadano direttamente alla Casa di accoglienza, costruendo invece, a monte, dei filtri, dei colloqui, dei momenti di relazione altri, che permettano da un lato di spiegare le forme e i criteri dell'ospitalità, dall'altro di valutare con più calma l'opportunità o meno di procedere all'accoglienza.

Un po' di numeri

Come già sottolineato precedentemente, nel leggere le tabelle riportate è opportuno tenere conto che nel 2013 la Casa di Accoglienza è rimasta aperta per un periodo inferiore rispetto al 2012 (159 giorni di apertura, contro i 192 del 2012).

Questa scelta è stata determinata da un lato dal prolungarsi dei lavori di realizzazione della recinzione e del cancello all'ingresso, al fine di creare un ulteriore filtro nell'accesso alla Casa, dall'altro alla decisione assunta alla fine di maggio di tenere chiusa la Casa per una settimana, dopo alcuni comportamenti scorretti di alcuni ospiti2.

Di fronte ad una diminuzione dei valori assoluti, determinata dalla minore apertura della casa, va tuttavia notato come la presenza media giornaliera alla casa di Accoglienza sia aumentata, a conferma del fatto che la domanda di aiuto è quanto meno rimasta costante, se non invece cresciuta:


Giorni apertura Casa
2013 159
2012 192
Differenza -33
Var. % -17,19%


Numero totale presenze

2013 2012 Var. %
M 1024 1217 -15,86%
F 289 269 7,43%
Tot. 1313 1486 -11,64%


Presenza media giornaliera

2013 2012
M 6,44 6,34
F 1,82 1,4
Tot. 8,26 7,74


Contando le persone ospitate nei singoli turni settimanali di cinque giorni (quindi non giornalmente), notiamo ovviamente, trattandosi di valori assoluti, una diminuzione.


Totale soggiorni nei turni settimanale

2013 2012 Var. %
M 218 272 -19,85%
F 61 58 5,17%
Tot. 279 330 -15,45%


Significativo, tuttavia, è il fatto che si registra un lieve incremento delle donne ospitate, nonostante il periodo di rilevazione sia più breve.

Questo dato, insieme al fatto che la presenza media giornaliera è aumentata, sono indicatori del fatto che la domanda di ospitalità, ovvero il bisogno di un alloggio, continua ad aumentare.


Numero turni di ospitalità

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
1 turno 92 27 119 99 29 128
2 turni 14 5 19 36 6 42
3 turni 17 2 19 16 3 19
4 turni 8 3 11 8 2 10
5 turni 3 0 3 1 0 1
6 turni 0 1 1 0 0 0
7 turni 0 0 0 0 0 0
8 turni 0 0 0 0 0 0
>= 9 turni 0 0 0 1 0 1


Altro elemento sul quale riflettere riguarda i turni di ospitalità che gli ospiti hanno richiesto.

Ancor più che i valori assoluti diventa significativa la distribuzione percentuale del numero di turni di ospitalità.

Aumentano, non solo quelli che vengono ospitati una sola volta, ma anche quanti hanno fruito di 3 e più turni.


Distribuzione percentuale del numero turni di ospitalità

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
1 turno 68,66% 71,05% 69,19% 61,49% 72,50% 63,68%
2 turni 10,45% 13,16% 11,05% 22,36% 15,00% 20,90%
3 turni 12,69% 5,26% 11,05% 9,94% 7,50% 9,45%
4 turni 5,97% 7,89% 6,40% 4,97% 5,00% 4,98%
5 turni 2,24% 0,00% 1,74% 0,62% 0,00% 0,50%
6 turni 0,00% 2,63% 0,58% 0,00% 0,00% 0,00%
7 turni 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
8 turni 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
>= 9 turni 0,00% 0,00% 0,00% 0,62% 0,00% 0,50%
Totale 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%


Analogamente è aumentata la percentuale delle persone che si sono presentate per la prima volta


Totale persone ospitate alla Casa di Accoglienza

Persone contate una sola volta
A prescindere dai turni fatti
Di cui ospitate per la prima volta Incidenza delle persone ospitate
Per la prima volta

M F Tot. M F Tot. M F Tot.
2013 134 38 172 61 20 81 45,52% 52,63% 47,09%
2012 161 40 201 64 19 83 39,75% 47,50% 41,29%
Var. % -16,77% -5,00% -14,43% -4,69% 5,26% -2,41% 27,95% -105,26% 16,70%


Per quanto riguarda le fasce di età si registra una presenza percentuale, rispetto all'anno precedente, delle persone di 30-34 anni (con un incremento significativo anche delle donne), di quelle di 45-54anni ed anche di quelle con età superiore a 60 anni.


Persone ospitate per classe di età
(contate una sola volta a prescindere dai turni di ospitalità)

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
0-4 1 1 2 1 0 1
5-9 0 0 0 0 1 1
10-14 1 0 1 2 1 3
15-19 2 2 4 1 2 3
20-24 3 1 4 8 4 12
25-29 11 4 15 14 1 15
30-34 21 4 25 13 2 15
35-39 13 5 18 26 7 33
40-44 21 5 26 31 6 37
45-49 17 8 25 19 10 29
50-54 20 6 26 23 3 26
55-59 13 1 14 13 3 16
60-64 6 1 7 4 0 4
65-69 3 0 3 2 0 2
70-74 2 0 2 3 0 3
75-79 0 0 0 1 0 1
>= 80 0 0 0 0 0 0
Totale 134 38 172 161 40 201


Distribuzione percentuale delle persone ospitate per classe di età
(contate una sola volta a prescindere dai turni di ospitalità)

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
0-4 0,75% 2,63% 1,16% 0,62% 0,00% 0,50%
5-9 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 2,50% 0,50%
10-14 0,75% 0,00% 0,58% 1,24% 2,50% 1,49%
15-19 1,49% 5,26% 2,33% 0,62% 5,00% 1,49%
20-24 2,24% 2,63% 2,33% 4,97% 10,00% 5,97%
25-29 8,21% 10,53% 8,72% 8,70% 2,50% 7,46%
30-34 15,67% 10,53% 14,53% 8,07% 5,00% 7,46%
35-39 9,70% 13,16% 10,47% 16,15% 17,50% 16,42%
40-44 15,67% 13,16% 15,12% 19,25% 15,00% 18,41%
45-49 12,69% 21,05% 14,53% 11,80% 25,00% 14,43%
50-54 14,93% 15,79% 15,12% 14,29% 7,50% 12,94%
55-59 9,70% 2,63% 8,14% 8,07% 7,50% 7,96%
60-64 4,48% 2,63% 4,07% 2,48% 0,00% 1,99%
65-69 2,24% 0,00% 1,74% 1,24% 0,00% 1,00%
70-74 1,49% 0,00% 1,16% 1,86% 0,00% 1,49%
75-79 0,00% 0,00% 0,00% 0,62% 0,00% 0,50%
>= 80 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Totale 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%


Gli italiani, confermando il trend di questi anni di crisi, continuano ad essere la prima nazionalità, rappresentando il 33,14% dei nostri ospiti. Al riguardo, si tenga conto che nel 2010 gli ospiti italiani rappresentavano il 21,95% del totale degli ospiti, di cui il 25,33 maschi e solo il 14,14 femmina.

Nel complesso, quindi, nel 2013 gli stranieri rappresentano il 66,86% del totale degli ospiti.


Persone ospitate per area geografica
(contate una sola volta a prescindere dai turni di ospitalità)

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
Africa mediterranea 45 3 48 55 1 56
Africa: altri paesi 4 0 4 2 0 2
Asia 0 0 0 0 0 0
Australia 0 0 0 0 0 0
Unione Europea 27 22 49 38 24 62
Europa: non cee 8 3 11 10 0 10
Italia 47 9 56 56 15 71
Medio oriente 0 0 0 0 0 0
Nord america 0 0 0 0 0 0
Oceania 0 0 0 0 0 0
Sud - centro america 0 1 1 0 0 0
Totale 131 38 169 161 40 201


Distribuzione percentuale delle persone ospitate per area geografica
(contate una sola volta a prescindere dai turni di ospitalità)

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
Africa mediterranea 34,35% 7,89% 28,40% 34,16% 2,50% 27,86%
Africa: altri paesi 3,05% 0,00% 2,37% 1,24% 0,00% 1,00%
Asia 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Australia 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Unione Europea 20,61% 57,89% 28,99% 23,60% 60,00% 30,85%
Europa: non cee 6,11% 7,89% 6,51% 6,21% 0,00% 4,98%
Italia 35,88% 23,68% 33,14% 34,78% 37,50% 35,32%
Medio oriente 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Nord america 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Oceania 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Sud - centro america 0,00% 2,63% 0,59% 0,00% 0,00% 0,00%
Totale 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%


Persone ospitate per cittadinanza
(contate una sola volta a prescindere dai turni di ospitalità)

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
Italia 47 9 56 56 15 71
Romania 23 18 41 36 21 57
Marocco 32 3 35 42 1 43
Tunisia 11 0 11 10 0 10
Polonia 3 3 6 1 1 2
Albania 2 1 3 6 0 6
Algeria 2 0 2 2 0 2
Camerun 2 0 2


Cecoslovacchia 2 0 2 2 0 2
Mali 2 0 2


Russia 0 2 2 1 0 1
Bosnia 1 0 1


Croazia 1 0 1


Lituania 1 0 1


Peru 0 1 1


Senegal 1 0 1 1 0 1
Spagna 0 1 1


Sudan 1 0 1


Svizzera 1 0 1


Turchia 1 0 1 1 0 1
Bulgaria


1 2 3
Egitto


1 0 1
Nigeria


1 0 1
Totale 133 38 171 161 40 201


Per quanto riguarda invece i colloqui fatti al Centro di Ascolto, dobbiamo notare come il loro numero, nonostante i giorni di apertura siano inferiori al 2012, risulti leggermente superiore a quello dello scorso anno, sia per quanto concerne il dato del totale dei colloqui, delle persone presentatesi (contate una ola volta a prescindere del numero di colloqui sostenuti) e quello delle persone presentatesi per la prima volta.

Confermando quanto sia elevata la domanda di aiuto, e l'inadeguatezza delle risposte che il territorio, nella sua articolazione di pubblico e privato sociale, riesce a dare.

Colloqui al Centro di Ascolto

Numero totale colloqui Persone presentatesi al Centro di Ascolto
(a prescindere del num. Di colloqui)
Persone venute per la prima volta

M F Tot. M F Tot. M F Tot.
2013 253 67 320 137 37 174 66 20 86
2012 257 54 311 133 34 167 50 17 67


Richieste di aiuto fatte dagli utenti in occasione dei colloqui

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
Alloggio presso altra struttura 2 0 2 1 0 1
Alloggio presso Casa Accoglienza 241 61 302 257 53 310
Altro 0 0 0 6 0 6
Biglietto ferroviario 73 18 91 43 2 45
Casa 0 0 0 0 0 0
Colloquio 1 0 1 0 1 1
Cure mediche e medicinali 2 0 2 0 0 0
Denaro 3 0 3 1 0 1
Generi vari 0 0 0 0 0 0
Informazioni 0 0 0 0 0 0
Lavoro 0 0 0 0 1 1
Servizio barbiere 0 0 0 0 0 0
Struttura/servizio diversi 0 0 0 0 0 0
Vestiario 0 0 0 0 0 0
Vitto 1 1 2 0 0 0
Totale 323 80 403 308 57 365


Come già sottolineato in altre occasioni ormai il nostro Centro di Ascolto non è percepito come un segretariato sociale, ma solo un luogo dove si chiede per lo più solo l'ospitalità alla casa, e, tuttalpiù, un biglietto ferroviario di 50 km, mentre altre richieste, quali la casa, il lavoro, richieste di denaro... vengono per lo più rivolte ad altri centri o ai servizi:


Interventi/Risposte degli operatori del Centro di Ascolto sulla base delle richieste

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
Alloggio altra struttura 1 0 1 0 0 0
Alloggio Casa Accoglienza 191 54 245 211 51 262
Altro 1 0 1 2 0 2
Biglietto ferroviario 73 18 91 45 1 46
Casa 0 0 0 0 0 0
Colloquio 3 0 3 1 1 2
Cure mediche e medicinali 0 0 0 0 0 0
Denaro 2 0 2 0 0 0
Generi vari 0 0 0 0 0 0
Informazioni 0 0 0 0 0 0
Lavoro 0 0 0 0 1 1
Servizio barbiere 0 0 0 0 0 0
Struttura/servizio diversi 0 0 0 0 0 0
Vestiario 0 0 0 0 0 0
Vitto 1 1 2 0 0 0
Totale 272 73 345 259 54 313


Possiamo notare, quindi, come di fronte a 302 richieste di ospitalità alla Casa, siano state autorizzate solo 245 ospitalità. Le 57 richieste non accolte possono dipendere da diversi fattori: il non aver diritto (per non essere trascorso il tempo necessario dall'ultima ospitalità, o perché si tratta di persona sospesa3


Deroghe concesse alla regola che impone una pausa tra un'ospitalità e l'altra

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
Decisione operatore 6 0 6 19 4 23
Emergenza freddo 4 3 7 15 0 15
Errore operatore 0 0 0 3 0 3
Motivi sanitari 8 3 11 8 1 9
Richiesta da altre associazioni 0 0 0 2 2 4
Richiesta da altre Case di Accoglienza 0 0 0 0 0 0
Richiesta dai servizi sociali 6 0 6 4 2 6
Totale 24 6 30 51 9 60


Per quanto riguarda le deroghe alla regola che impone che passi un certo periodo tra un ospitalità e l'altra (di norma due mesi, tranne nel periodo invernale nel quale tale pausa è ridotta ad un mese), possiamo notare come nel 2013, rispetto al 2012, queste siano dimezzate.

Le cause principali per cui sono state autorizzate le 30 deroghe sono connesse a motivi sanitari e all'emergenza freddo, mentre siamo riusciti, cercando di fare maggiore attenzione a ridurre quelle causate da errori dell'operatore, dovuti essenzialmente al non essersi accorto che la persona in questione era stata ospitata recentemente.

Tale riduzione degli errori sicuramente è legata al fatto che, ospitando solo le persone autorizzate al centro, il programma di gestione avverte in automatico se una persona è stata ospitata recentemente o meno.


Distribuzione percentuale delle deroghe concesse
Alla regola che impone una pausa tra un'ospitalità e l'altra

2013 2012

M F Tot. M F Tot.
Decisione operatore 25,00% 0,00% 20,00% 37,25% 44,44% 38,33%
Emergenza freddo 16,67% 50,00% 23,33% 29,41% 0,00% 25,00%
Errore operatore 0,00% 0,00% 0,00% 5,88% 0,00% 5,00%
Motivi sanitari 33,33% 50,00% 36,67% 15,69% 11,11% 15,00%
Richiesta da altre associazioni 0,00% 0,00% 0,00% 3,92% 22,22% 6,67%
Richiesta da altre Case di Accoglienza 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Richiesta dai servizi sociali 25,00% 0,00% 20,00% 7,84% 22,22% 10,00%
Totale 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%


Un ultima considerazione riguarda quella che osiamo chiamare “cronicità”, ovvero quelle persone che ormai frequentano la Casa di Accoglienza da diversi anni.

La tabella seguente ci indica tra le persone ospitate alla Casa di Accoglienza nel 2013 per turno settimanale, quante sono state accolte in qualcuno dei bimestri precedenti al 2013 (2012-2011, 2010-2009, 2008-2007):


Cronicità
Persone che sono state ospitate nei bimestri precedenti al 2013
2012/2011 - 2010/2009 - 2008/2007




M F TOT
Presenti in tutti e tre i bimestri precedenti al 2013 36 6 42
Presenti in due soli dei bimestri precedenti al 2013 35 10 45
Presenti in uno solo dei bimestri precedenti al 2013 61 15 76
Presenti solo nel 2013 86 30 116




218 61 279


Cronicità
Persone che sono state ospitate nei bimestri precedenti al 2013
2012/2011 - 2010/2009 - 2008/2007




M F TOT
Presenti in tutti e tre i bimestri precedenti al 2013 16,51% 9,84% 15,05%
Presenti in due soli dei bimestri precedenti al 2013 16,06% 16,39% 16,13%
Presenti in uno solo dei bimestri precedenti al 2013 27,98% 24,59% 27,24%
Presenti solo nel 2013 39,45% 49,18% 41,58%




100,00% 100,00% 100,00%


Cronicità
Persone che sono state ospitate nei bimestri precedenti al 2013
2012/2011 - 2010/2009 - 2008/2007




M F TOT
Presenti in tutti e tre i bimestri precedenti al 2013 16,51% 9,84% 15,05%
Presenti in due soli dei bimestri precedenti al 2013 16,06% 16,39% 16,13%
Presenti in uno solo dei bimestri precedenti al 2013 27,98% 24,59% 27,24%
Presenti solo nel 2013 39,45% 49,18% 41,58%




100,00% 100,00% 100,00%


Quasi il 59% delle persone ospitate alla Casa ha dimorato, nei sei anni precedenti al 2013, altre volte alla Casa di Accoglienza.

Tenendo conto del fatto che le persone che si sono presentate per la prima volta alla Casa di Accoglienza sono state 81 (61 maschi e 21 femmine), risulta che 35 persone (25 maschi e 10 femmine) che sono state ospitate nel 2013, avevano già dormito alla casa in anni precedenti al 2007.

Un altro elemento che ci indica un cronicità elevata è il fatto che delle 174 persone che si sono presentate al Centro di Ascolto nel 2013 (contate una sola volta a prescindere dei colloqui fatti, di cui 137 maschi e 37 femmine), ben 17 persone hanno fatto il loro primo colloquio prima del 2000.

I volontari

L'apertura della Casa di Accoglienza è assicurata esclusivamente dall'impegno di volontari, ciascuno dei quali ha deciso di svolgere, il proprio turno quindicinale, in uno dei due servizi in cui è organizzata la Casa:

  • Servizio di accoglienza (dalle 19.00 alle 21.00), con il compito di accogliere gli ospiti, relazionarsi con essi, ascoltare eventuali esigenze e preparare la cena. Questo servizio è svolto sia da volontari uomini che donne.

  • Servizio notturno (dalle 21.00 alle 07.15/07:30), con il compito di assicurare la presenza alla Casa la notte, dormendo nella stanza riservata ai volontari, e di preparare la colazione la mattina. Il servizio attualmente è svolto solo da uomini, ma potrebbe essere effettuato anche da coppie.

Il responsabile della Casa di Accoglienza definisce il calendario dei turni, ciascuno dei quali, tuttavia, ormai risulta capace di autogestirsi, per quanto concerne la relazione con gli ospiti e l'organizzazione della cena.

Mediamente ciascun gruppo del turno serale è formato da minimo tre persone, mentre quello notturno da 2 persone, anche se, a causa del numero ridotto di volontari che prestano servizio la notte, vi sono tre turni composti da una sola persona.

Questo fatto è sicuramente un elemento di criticità, per la necessità di assicurare una prospettiva di sguardo plurale rispetto alle richieste e agli atteggiamenti degli ospiti.

Per quanto concerne invece i turni serali, la politica adottata è quella di fare in modo che essi siano abbastanza numerosi, per rendere possibile, oltre all'organizzazione della cena e alla sistemazione della cucina, anche una relazione positiva con gli ospiti.


Classe di età

M F TOT
0-17 anni 0 0 0
18-29 anni 8 5 13
30-54 anni 15 14 29
55-64 anni 9 10 19
>= 65 anni 2 5 7
Non indicato 5 3 8
Totali 39 37 76


Titolo di studio

M F 2
Nessun titolo 0 0 0
Licenza elementare 0 0 0
Licenza media inferiore 7 1 8
Diploma scuola superiore 19 17 36
Diploma laurea 11 19 30
Non indicato 2 0 2
Totali 39 37 76


Occupazione

M F TOT
Disoccupato 3 3 6
Studente 8 3 11
Casalinga 0 2 2
Pensionato 3 8 11
Impiegato 3 8 11
Dirigente 1 0 1
Operaio 2 0 2
Libero Professionista 6 1 7
Commerciante 7 0 7
Artigiano 0 0 0
Imprenditore 1 0 1
Insegnante 1 10 11
Medico 1 0 1
Infermiere 0 1 1
Assistente Sociale 0 1 1
Non indicato 3 0 3
Totali 39 37 76

Alcune considerazioni conclusive

La Casa di Accoglienza è solo una “pausa” dinanzi alle fatiche degli ospiti, ma è anche una possibilità, nello stabilire una relazione, di “agganciare” la persona.

In questi ultimi anni di “crisi” troppo frequenti sono le persone che si vedono costrette a frequentare i dormitori, rischiando di precipitare in un girone infernale, quando invece con un piccolo accompagnamento potrebbe essere aiutate a superare il momento.

Viene in mente la storia di B. R., che ha iniziato a frequentare i dormitori dopo che non gli è stato rinnovato il lavoro a progetto in una biblioteca di un comune di una provincia vicina. I primi tempi, in occasione dei colloqui e del soggiorno alla casa, ci appariva fiducioso, curato... gli piaceva frequentare le biblioteche dei comuni dove si trovava il dormitorio. L'ultima volta che è venuto alla casa, dopo aver perso un piccolo lavoretto, l'abbiamo percepito più assente, senza speranza... rassegnato.

Come lui tanti casi, sia di italiani che stranieri, che hanno perso il lavoro... quindi la casa... spesso poi gli affetti..., in un contesto in cui le relazioni personali e sociali sono deboli e le risorse dei servizi sociali sempre minori.

In tale ottica, da tempo, sosteniamo la necessità di un salto di qualità sia per quanto riguarda le politiche sociali, sia per quanto riguarda il terzo settore (volontariato e cooperative sociali).

La necessità cioè di fare rete, costituire un'unica sala di regia, nella quale procedere all'analisi delle emergenze, programmare gli interventi, razionalizzare le risorse...

Un salto di qualità che impone un cambiamento culturale e un approccio diverso da parte di tutti i soggetti.

Suggeriamo ad esempio di arrivare alla realizzazione di un unico database delle richieste di aiuto, sia dei residenti che di quelli che non lo sono, in modo da monitorare tutti gli interventi fatti, cercando anche di razionalizzare le risorse esistenti nel territorio.


Siamo in presenza di un'emergenza abitativa, che deve essere affrontata con strumenti straordinari, perché quelli ordinari risultano assolutamente insufficienti.

In merito alla problematica abitativa scontiamo ritardi profondi di questi ultimi venti anni, quando si è sottovalutata la necessità di dotare l'amministrazione pubblica di un soluzione di emergenza, evitando così il ricorso ad alberghi, pensioni... in cui spesso le persone sono abbandonate.

Con l'esplosione di questa crisi questa criticità emerge con forza, proprio nel momento in cui i tagli economici colpiscono proprio gli Enti Locali.

Crediamo che sia necessario, in tale ottica, pensare ad un coordinamento tra le diverse realtà del territorio, inclusa la Chiesa Cattolica, per individuare strutture da gestire insieme alle diverse realtà del volontariato.

La Casa di Accoglienza di via Godola è una realtà che se non completata con altri interventi, rischia di essere una realtà sterile, anche se necessaria.

E' necessario che il territorio si doti di una struttura capace di accogliere per un periodo medio – lungo, sulla base di un progetto specifico, in moda da mettere in campo un tentativo di far uscire dal girone dei dormitori alcune delle persone che vi precipitano.

Si richiede uno sforzo congiunto... non per mettere delle bandierine, ma per tentare di dare una risposta alla disperazione in cui questa crisi sta facendo precipitare sempre più persone.

Un tentativo per partire da questa situazione per ricostruire un “tessuto solidale”, dopo gli anni dell'individualismo in cui il liberismo sfrenato ci ha trascinato.


Note:

1] L'apertura della Casa di Accoglienza di via Godola è assicurata solo ed esclusivamente da volontari, che si alternano secondo turni quindicinali assicurando un gruppo il servizio serale (19.00-21.00) ed un altro il servizio notturno (21.00-7.30).

2] Dinanzi a comportamenti che creano disagio tra volontari e ospiti, come associazione abbiamo assunto la regola di “sospendere”, nei loro confronti, la possibilità di essere ospitate alla casa per un certo periodo, più o meno lungo, a seconda del tipo di disagio o problema che hanno posto in essere. In certi casi, per lanciare un chiaro messaggio alla strada, abbiamo deciso di chiudere la casa per qualche giorno, in modo da rendere esplicito anche il nostro disagio.

3] Da qualche anno, per lanciare un messaggio chiaro, adottato lo strumento di sospendere, per un periodo definito, la possibilità di poter essere ospitati nei confronti di persone che con il loro atteggiamento abbiano arrecato disturbo ad ospiti o volontari.


APPENDICE

Regolamento della Casa di Accoglienza di via Godola

Orari

  • Ingresso: 19.00 (orario invernale)
  • 19.30 (orario estivo)
  • Cena: 20.00
  • Sveglia 6.15
  • Colazione 6.45 – 7.00
  • Uscita 7.15

Diritto all'ospitalità

  1. Possono essere ospitate alla Casa di Accoglienza massimo 9 persone. Le donne devono dormire da sole nella stessa stanza.

  2. Per essere ospitati alla Casa è necessaria l’autorizzazione scritta del Centro di Ascolto.

  3. In caso di richieste superiori ai posti letto disponibili, verranno autorizzati prioritariamente: donne, minori accompagnati dalla madre o dal padre (un solo accompagnatore), anziani, persone dimesse dall'ospedale.

    A parità di diritto avranno la precedenza le persone che si presentano per la prima volta e quelle che da un periodo maggiore di tempo non vengono ospitate.

  4. Non si concede nuova ospitalità, a prescindere dal numero di giorni nei quali una persona è stata ospitata, prima che*:

    • sia trascorso un mese nel periodo novembre-marzo

    • siano trascorsi due mesi nel periodo aprile-ottobre

  1. La durata dell’ospitalità varia da 1 a 5 giorni e può essere prolungata solo su richiesta di Enti e/o Associazioni che si facciano garanti di un progetto preciso.

  2. Per essere ospitati è obbligatorio presentare un documento di identità con fotografia.

    Regole dell'ospitalità

  1. Il bagaglio può essere lasciato nella casa solo per il periodo di permanenza e non può essere ritirato durante la giornata. L'Associazione non risponde degli oggetti che eventualmente spariscano. Tutto quello che sarà lasciato alla Casa dopo la permanenza, verrà buttato via.

  2. All’interno della casa non è permesso fumare, eccetto che nella sala a piano terra.

  3. Non possono essere introdotti alcolici o altre sostanze tossiche.

  4. Non possono essere introdotti oggetti che possano recare danno a cose e persone (quali ogni tipo di arma e di oggetti contundenti) ed animali.

  5. Non ci si può presentare ubriachi o alterati da sostanze tossicodipendenti.

  6. I posti letto assegnati non sono fissi, ma possono essere cambiati, a seconda delle esigenze, solo dai volontari.

  7. Una volta entrati non è possibile allontanarsi dalla Casa.

  8. Prima di coricarsi è obbligatorio per tutti fare la doccia.

  9. Al mattino ogni ospite è tenuto a rifare il proprio letto e a tenere in ordine le proprie cose.

  10. Al termine del soggiorno ciascun ospite è tenuto a disfare il proprio letto, piegare le coperte e riporre la biancheria usata negli appositi contenitori.

  11. Le luci e la televisione devono essere spente entro le 23.30

PERDE IL DIRITTO ALL’OSPITALITA NOTTURNA

E VIENE SOSPESO PER IL PERIODO DECISO DAL DIRETTIVO

  1. Chi si presenta in stato di alterazione (a causa di alcool, droghe, etc.)

  2. Chi arreca disturbo ai volontari, agli altri ospiti o ai vicini di casa.

  3. Chi introduce nella Casa alcolici, sostanze tossicodipendenti, oggetti contundenti, armi.

  4. Chi arriva dopo l’orario previsto per l’ingresso (20.30)

  5. Chi fuma nelle camere.

  6. Chi non rispetta le regole sopra indicate

*Il periodo che deve passare tra un'ospitalità e l'altra viene deciso annualmente dal Direttivo dell'Associazione, anche in considerazione delle condizioni metereologiche.




Documento completo in pdf: http://www.aadp.it/dmdocuments/doc1684.pdf



 


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