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Parigi: smisurata preghiera PDF Stampa E-mail
Scritto da Enio Minervini   
Domenica 15 Novembre 2015 14:41

La prima sensazione è il bisogno di silenzio.

La seconda è il bisogno di parola, di racconto, di analisi con me stesso e con il pezzo di umanità che mi circonda. Non fosse altro perché a mio figlio dovrò pur raccontare il mondo a cui l'ho messo al mondo. A lui e a tutti i figli di tutti, dovremmo raccontare.

Molti ieri e oggi hanno proposto la preghiera.

Come ho già detto altre volte, per me l’unica preghiera possibile è smisurata. Smisurata preghiera.

Tutta storta e contro-corrente.

È la preghiera degli oppressi contro gli oppressori. È la preghiera di Parigi, di Gaza, di Kunduz, del Libano, dell’Egitto, della Tunisia. La preghiera delle vittime siriane dei bombardamenti russi e delle vittime irachene e afgane dei bombardamenti americani, delle vittime in Mali dei bombardamenti francesi. È l’unica preghiera che può unire il mondo, ma è una preghiera che non è nella mente dei governanti del mondo, che pure oggi dicono di volerci uniti; Hollande non avrebbe potuta pronunciarla perché è la preghiera che gli toglierebbe tutto il suo potere di dar morte.

Ed infatti la morte, la guerra, è la prima risposta. Il post 11 settembre in una riedizione infinita, curare la morte con la morte… La guerra all’umanità ancora più allargata, perché abbiamo scoperto che quello che abbiamo costruito con l’odio ritorna in faccia a tutti quanti noi.

La seconda risposta è per l’appunto l’odio, il razzismo, la chiusura delle frontiere.

Bombardare un popolo, magari due o tre, un’intera religione bastarda - come qualcuno (un ricco e riverito giornalista, non uno pazzo dell’Isis a cui evidentemente il primo desidera somigliare) ha scritto ieri in prima pagina; bombardarli quindi, dopo esser stati certi di aver chiuso per bene quel popolo in una gabbia e di avergli impedito di fuggire. Bombardare le case, le scuole, gli ospedali, come a Kunduz, ancora una volta.

E intanto, nel meraviglioso gioco geopolitico, lasciare che la Turchia, membro Nato, stermini i Curdi e combatta gli unici combattenti coraggiosi che sono sul campo a togliere spazio all’ISIS.

Frontiere chiuse. La foto del bambino spiaggiato e morto con la sua maglietta rossa… l’immagine solo sognata di suo padre e di sua madre, dei suoi nonni, il loro dolore immaginato, il dolore di un popolo intero che sta dietro e insieme a quel bambino… Tutto questo è già pronto per la spazzatura.

La terza risposta è una risposta muta, ipocrita, una non risposta che fa finta di non capire. Usciamo dagli scenari geopolitici medio-orientali e torniamo in Francia per trovare la risposta che non c’è perché sarebbe l'unica risposta che fa male al potere.

Come già nelle stragi di gennaio, da Charlie Hebdo a quelle dei giorni seguenti, molti dei terroristi erano giovani e francesi. Giovani uomini e giovani donne pregni di un senso di disumanità imparato tutto in Francia (o nelle infinite banlieu d'Europa) e perfezionato solo nei dettagli più piccoli in Siria... pieni di odio e vuoti di tutto il resto. Nessuna percezione del rapporto con gli altri, nessuna capacità di sentire il dolore, nessuna considerazione della vita propria e altrui. Uccidono gli altri e uccidono se stessi con la stessa freddezza.

Non è evidentemente una prerogativa musulmana, perché in fondo hanno fatto in grande scala e in mondovisione quello che nella bella provincia italiana, hanno fatto due settimane fa una coppia di fidanzati italiani e cattolicissimi, ammazzando i genitori di lei.

C’è un vuoto di senso e di futuro che riguarda un’intera generazione di sfruttati. Per ridare senso ci vorrebbe un senso di comunità eroico diverso da quello che offre l’ISIS con l’eroismo del martirio assassino.

Bisognerebbe sentirsi pezzo di un qualcosa di bello.

Soggetti capaci di ricostruire un senso per le vite più giovani, ricostruire la capacità di lottare con le compagne e i compagni, di togliere il potere a chi c’è l’ha, abolire lo sfruttamento dalla faccia della terra. Il senso di appartenenza “dei servi disobbedienti alle leggi del branco”.

Non è un’utopia, perché è già successo nella storia, anche a Parigi nel ’71 del secolo 19°; e noi sappiamo che succederà ancora. Abbiamo solo bisogno che succeda presto, perché cessi la barbarie che è già qui.

Ed allora è solo questo che voglio pregare.

La libertà, l’uguaglianza, la fratellanza degli sfruttati… e la rivolta per costruire un mondo, non per distruggerlo.

 

Smisurata preghiera

Smisurata preghiera

Smisurata preghiera

 

Non ci dimentichiamo




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