Home Editoriali notiziario “Omicidi bianchi”: la sicurezza sul lavoro non e' piu' un diritto ! Che cosa fare?
“Omicidi bianchi”: la sicurezza sul lavoro non e' piu' un diritto ! Che cosa fare? PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Venerdì 22 Aprile 2016 11:34

Si chiamavano Federico Benedetti di 46 anni e Roberto Ricci Antonioli di 55 anni, spazzati via per 30 metri e sepolti da 2000 tonnellate di roccia in una cava del marmo di Colonnate (Carrara). Un terzo lavoratore è rimasto ferito , ne navrà per 30 giorni.

Ora ci sarà la solita inchiesta e sicuramente diranno che i due operai cavatori erano tagliatori specializzati, che la frana non poteva essere prevista che l'azienda ha sempre applicato le normative sulla sicurezza sul lavoro... che è stata una “fatalità”... Ma purtroppo sappiamo bene che non è così.

Nei primi tre mesi dell'anno 2016 i dati INAIL ci dicono che in Italia ci sono stati 320 morti sul lavoro (la media è di oltre 1.200 morti l'anno). Gli “omicidi bianchi” e gli infortuni sul lavoro, sono aumentati anche durante gli anni della crisi, nonostante la crescita della disoccupazione e della messa in Cassa Integrazione di centinai di migliaia di lavoratori .

I dati INAIL continuano quindi ad evidenziare la drammaticità della mancata prevenzione, con oltre 1000 morti l’anno ed il milione di infortuni gravi, ma se si tiene conto anche delle morti per patologie dovute alle esposizioni di sostanze tossiche presenti sul lavoro, quelle differite per infortunio, quelli non denunciati perché lavoranti a nero, i morti diventano ogni anno oltre 4000. Una vera guerra !

Dopo l'approvazione della legge sulla riforma del mercato del lavoro (Jobs Act), questa situazione è divenuta ancor più drammatica. Essendo stato abolito il diritto al reintegro in azienda del lavoratore licenziato senza giusta causa (abolizione art. 18 per i nuovi assunti), il lavoratore è spesso costretto a lavorare in condizioni di sempre minor sicurezza e a volte anche a dichiarare (come richiede l'azienda) malattia quella che invece è una patologia da infortunio.

I dati sui morti ed infortuni, ci fanno rilevare che è in atto da molti anni una grande sanguinosa tragedia di cui non si vede la fine , ed anzi c’è il rischio concreto di un ulteriore incremento degli infortuni e morti sul lavoro !

Quali sono le cause reali di questo bilancio di guerra?

Dobbiamo dirlo con chiarezza:

sono le scelte che i datori di lavoro adottano per gestire le proprie imprese .

Essi in genere,(tranne alcune lodevoli eccezioni) perseguano erroneamente il risparmio sui costi del lavoro, compresi quelli della prevenzione alla fonte e della mancata formazione , informazione e addestramento di chi lavora, finendo per causare gli ennesimi infortuni gravi, senza peraltro divenire competitivi !

Credo che vada quindi messa sotto accusa tutta l’organizzazione del lavoro “distorta” fondata solo sulla “legge” del massimo profitto; vanno messe sotto accusa le inadempienze delle imprese a non rispettare quanto disposto dalle leggi (Testo Unico Sulla Sicurezza) e dai contratti in materia di sicurezza e prevenzione sul lavoro.

Occorre anche dire , che c'è stata una rincorsa degli ultimi governi (Berlusconi , Monti, Renzi) finalizzta alla depenalizzazione delle leggi esistenti i materia di sicurezza ed i datori di lavoro non rischiano più il carcere ma solo una multa.

E' necessario anche rilevare con forza, che oggi sotto accusa c’è un intero meccanismo di sviluppo distorto: I datordi lavoro (anche quelli che avrebbero le risorse per fare innovazione e prevenzione) invece di investire nell’innovazione, nella prevenzione sugli impianti “alla fonte”, cercano di essere competitivi sui mercati , riducendo i diritti, con un mercato del lavoro frantumato dove chi lavora è costretto ad accettare carichi di lavoro sempre più stressanti, e spesso a lavorare senza le più elementari norme di sicurezza. .

Oggi sia i piccoli imprenditori, ma anche gli oligarchi della grande imprese non vogliono rischiare i propri capitali puntando ad essere competitivi attraverso gli investimenti sulla sicurezza degli impianti, attraverso investimenti che innalzano la qualità dei prodotti, attraverso investimenti destinati alla formazione dei dipendenti. NO, essi non hanno il senso della solidarietà sociale, ignorano il bisogno di sicurezza e prevenzione della salute nei luoghi di lavoro, considerano i danni psicofisici di chi lavora , i morti e gli infortuni sul lavoro così drammatici, come un prezzo inevitabile da pagare per essere competitivi sui mercati mondiali .

Credo quindi che sia sicuramente importante l’intervento degli Istituti preposti al controllo (ASL, Ispettorati, Finanza ecc…) nelle aziende; ma gli interventi di controllo non serviranno a niente se non affrontiamo (soprattutto come Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori) le cause di fondo di queste stragi, che a mio parere stanno in una organizzazione complessiva del lavoro distorta, disumana che uccide e quindi nella necessità di ritornare con forza a contrattare in ogni azienda le condizioni di lavoro.

Il sindacato non deve lasciare sole le RSU/RLS, ma deve promuovere e fare un’attività nuova e straordinaria! Deve anche fare crescere tra chi lavora la cultura del rifiuto del lavoro a rischio per non morire!

In sostanza è l’iniziativa e la coerenza del sindacato, non deve fermarsi alla richiesta di più controlli, di migliori leggi, alla firma di accordi o protocolli tra le parti interessate… alle elezioni delle RSL, è invece necessaria un’azione straordinaria diretta, con una diffusa iniziativa sui luoghi di lavoro che, da una parte, deve creare una nuova cultura di rifiuto di ogni lavoro a rischio da parte di chi lavora, e dall’altra sviluppare una contrattazione continua giornaliera da parte delle RSU/RLS su tutta l’organizzazione del lavoro.

Inoltre, è’ necessario abrogare la legge Iobs Act e la legge n. 30 , perché i lavoratori precari sono soggetti ad accettare di lavorare in condizioni di insicurezza ed ogni possibile vessazione imposta dai datori di lavoro.

 

Umberto Franchi

 

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