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La battaglia della produttività e la fine del contratto nazionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Martedì 14 Giugno 2016 06:52

Nella contesa mondiale per accapararsi i mercati,  il Capitalismo moderno usa anche  la produttività . Essa è un strumento di una  battaglia il cui fine non è certo l'elevamento delle potenzialità dell'Uomo, ma è sempre destinata alla maggiore concorrenza per la conquista di nuovi mercati economici cercando di sconfiggere l'avversario sia esso un gruppo economico o l'altro Stato.

In Italia (ma anche in altri Paesi Europei) nei rinnovi contrattuali,    lavoratori sono considerati solo oggetti da utilizzare e trascinare nella logica della competizione .

La Commissione  dell'Europa dei mercati, la BCE, ed il Fondo monetario internazionale , hanno chiesto ai vari governi, di attuare delle “raccomandazioni specifiche” che vanno oltre le “riforme del mercato del lavoro” (Jobs Act) , per approdare (nella prossima tappa) alla rimodulazione dei vari aspetti contrattuali , cancellando di fatto il contratto nazionale a favore di quello aziendale tutto basato sulla "produttività".

Così il Presidente della Confindustria Vincenzo Boccia, nella Assemblea annuale della Confindustria ed alla presenza dell'intera "classe dirigente economica, istituzionale,  politica e sindacale" e successivamente Mario Draghi (presidente della BCE) all'Assemblea della Confcommercio,   lanciano l'idea dell'abolizione dei Contratti Collettivi Nazionali , sostituendoli con quelli aziendali,  sapendo di trovare terreno fertile  in Renzi e nel suo governo,  nel caso dovesse vincere a ottobre i referendum costituzionale ed elettorale.   Non c'è dubbio che  dopo il Jobs Act, Renzi si appresterebbe a vare altre "riforme" tra cui  l'abolizione dei CCNL per sostituirli con quelli aziendali basati sulla "produttività", come richiesto dai poteri forti...

Ma cosa significa ciò ? Di quale produttività si parla in Italia ?

Purtroppo assistiamo ad una feroce manipolazione  della parola produttività, nascondendo il vero fine che è quello di un ulteriore declassamento del mondo del lavoro.

- Prima considerazione

il documento di Economia e Finanza ( DEF) predisposto dal governo Renzi per il 2016, prevede una serie di “riforme” come risposta alle Raccomandazioni della Commissione Europea , tra cui c'è  quella della riforma della contrattazione aziendale da promuovere di concerto con le parti sociali, (Organizzazioni Sindacali e Confindustria) , con due  obiettivi:

primo,  quello di legiferare una norma dove se il contratto aziendale venisse approvato dalla maggioranza delle sigle sindacali,  altre sigle sindacali contrarie ed i lavoratori non potranno più essere effettuare scioperi contro di esso ;

secondo, quello di fare prevalere le  norme stabilite nel contratto aziendale anche se diverse da quello Nazionale. Ciò significa che in materia di organizzazione del lavoro compreso gli  orari, i contratti aziendali  e gli stessi salari, possono essere peggiorativi rispetto al contratto Nazionale;

- Seconda considerazione

i criteri di misurazione della produttività per concedere i premi aziendali, con gli sgravi fiscali disposti dal governo sui premi  (10%),  non riguarda gli incrementi produttivi dovuti ad eventuali   investimenti tecnologici innovativi sugli inmpianti... essi  (i parametri) verranno definiti dall'azienda in base  all'attivo di bilancio aziendale, al fatturato per ogni dipendente (margine operativo lordo)    , all'incremento dei carichi e ritmi di lavoro,  fino alla riduzione dell'assenteismo (cioè periodi di malattia) ... quindi di fatto ilavoratori non avranno alcuna voce in capitolo perchè, sostanzialmente, si tratta di un maggiore sfruttamento della forza lavoro;

- terza considerazione

In Italia , solo il 20% delle aziende effettuano la contrattazione aziendale  (37% in quelle metalmeccaniche) . Al Sud la contrattazione aziendale è quasi inesistente..., quindi la stragrande maggioranza dei lavoratori resterebbe esclusa senza alcun incremento salariale, con un minimo salariale ben al di sotto delle necessità che si andrebbe a ridurre in progressione rispetto all'incremento del costo della vita.

Di fatto la competizione si baserebbe non sulla produttività ma sull'abbassamento reale dei salari, come  sta già avvenendo con i salari tagliati a causa della riforma del mercato del lavoro,  (Jobs Act)  dove addirittura a centinaia di migliai di lavoratori non viene nemmeno più dato un salario ma dei “voucher” ... la fascia di povertà crescerebbe a dismisura a causa della mancanza di un contratto Nazionale Solidale ed aumenterebbe anche la differenza salariale tra Nord e Sud ritornando alle vecchie gabbie salariali abolite con le lotte "dell'autunno caldo" del 69  ;

- quarta considerazione

il paradosso è, che dopo anni di riduzione reale dei salari e delle pensioni , (negli ultimi 15 anni , complessivamente i salari e le le pensioni sono state ridotte del 35%)  la ripresa economica non c'è stata , anzi il PIL (negli ultimi otto anni di crisi) si è ridotto del 15%. con i bassi salari e le basse pensioni,  sono  stati  frenati i consumi  rallentando la ripresa . Va  anche rilevato che  non ci sono   stati investimenti sostanziali innovativi sui prodotti e sui processi. Le imprese hanno preferito la “competitività bassa”  ed effettuare  attività speculative per  non rischiare i propri capitali nelle attività economiche . E' con questa impostazione che vogliono continuare  abolendo  anche il Contratto Nazionale.  Oggi i salari dei Contratti Nazionali andrebbero aumentati ben  oltre i tassi di inflazione, mentre dove il Contratto Nazionale è stato rinnovato come nel caso dei chimici, i sindacati hanno firmato una clausa richiesta dall'Associazione padronale  Federchimica  dove se nei prossimi 3 anni,  l'inflazione risulterà inferiore alle attese, i lavoratori devranno restituire gli aumenti salariali (sic).

Questo fatto di insistere sulla tematica della produttività aziendale mistificando,  non dimostra solo la debolezza del sindacato che non sa più alimentare il conflitto tra capitale e lavoro, ma anche che si tende a fare passare la cultura infame di coloro che sostengono che i lavoratori con il contratto nazionale sono dei priviligiati e che quindi devono dare qualche cosa a chi non ha un contratto o è precario, cosa che come ben sappiamo non avverrà mai perchè ciò che le aziende risparmiano si traduce solo in profitto... Anche la scelta fatta dalle OO.SS. dei metalmeccanici di presentare richieste salariali minime pur di salvare il contratto nazionale, risulta perdente ed ha dato la possibilità a Federmeccanica "di rilanciare, andare oltre"  proponendo alcuni  incrementi solo a quei lavoratori che hanno salari bassissimi (circa il 5%) e rimettendo "sul piatto"cifre modeste solo per la contrattazione aziendale basata sulla "produttività".

Credo che oggi la scelta per i lavoratori non può  essere che  quella di respingere le “sirene” della battaglia sulla produttività aziendale puntando ad un vero contratto Nazionale, solidale,  in grado di incrementare  fortemente i salari per tutti i lavoratori,(anche nelle piccole aziende)  migliorare i diritti, le  normative, le professionalità, sapendo che ciò sarebbe utile non solo alle magre entrate dei salariati, ma agli stessi imprenditori che da ciò (forti incrementi salariali) sarebbero spinti ad innovare nell'alta gamma .

Purtroppo quello che manca in Italia, non è soltanto   un sindacato all'altezza della situazione in grado di contrattacare  con una vasta lotta su un progetto alternativo a quello padronale... manca anche una sinistra vera che a partire da quella dei movimenti sappia cosa proporre in alternativa, che abbia un progetto economico, ambientale, sociale, culturale, radicalmente diverso... che sappia farsi carico della centralità del lavoro anche attraverso una ricostruzione sociale e culturale in grado di coinvolgere le classi sociale più deboli a partire da quella lavoratrice.

Certo il contesto attuale ci impone come esigenza prioritaria , quella di sviluppare la battaglia in difesa della Costituzione e contro l'Italicum, ma questa battaglia non può essere collegata soltanto alle garanzie democratiche che le "riforme renziane" manometterebbero... La battaglia contro le "deforme", deve essere la premessa per per ricreare le condizioni e per promuovere  i lavoratori a classe di governo !

Umberto Franchi

 

Non ci dimentichiamo




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