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La sentenza di primo grado del "processo Condor" PDF Stampa E-mail
Scritto da Geraldina Colotti   
Domenica 05 Febbraio 2017 17:53

Come valutare la sentenza di primo grado sul processo Condor a Roma? La Corte ha condannato all’ergastolo 8 ex alti ufficiali o presidenti in carica durante le dittature del Cono Sur per la morte e la scomparsa di cittadini italiani durante l’attività criminale del Plan Condor, la rete a guida Cia che serviva a liberarsi degli oppositori senza leggi né frontiere durante gli anni ’70 e ’80. Le assoluzioni sono state 19. Un documento declassificato dalla Cia e datato 23 giugno 1976 spiega la nascita del Condor, dopo una riunione che si svolse a Buenos Aires tra le intelligence dell’Argentina, del Cile, dell’Uruguay, del Paraguay e della Bolivia. Poi si aggiungeranno Brasile, Perù e Ecuador. L’Argentina, che conta 30.000 scomparsi, sarà l’epicentro del Condor.

Il processo in Italia ha avuto origine da un’inchiesta del Pm Giancarlo Capaldo, messa in moto dalle denunce dei famigliari delle vittime nel ’99, molte delle quali argentine, in un paese che, allora, era ancora sotto il blocco delle leggi di impunità ai repressori. Su 146 accusati inizialmente dal Pm – tra i quali 61 argentini, il tribunale ha finito per processare 34 militari e civili provenienti dalla Bolivia, dal Cile, dal Perù e dall’Uruguay. Le condanne, emesse dalla presidente del tribunale, Evelina Canale, hanno riguardato gli ex dittatori boliviani Luis Garcia Mesa e Luis Arce Gomez, i cileni Hernan Jeronimo Ramirez e Rafael Ahumada Valderrama, i peruviani Francisco Morales Bermudez, Pedro Richter Prada e German Ruiz Figueroa, e l’ex ministro degli Esteri uruguayano Juan Carlos Blanco, già in carcere nel suo paese insieme a una trentina di responsabili.

La maggior parte degli assolti è uruguayana. Tra questi, Pedro Mato, che si è rifugiato in Brasile e Jorge Troccoli, che vive in Italia e per cui è stata negata in precedenza l’estradizione. Assolti anche dei cileni e un peruviano. Il primo processo al Condor si è svolto in Argentina e si è concluso il 27 maggio dell’anno scorso con la condanna di 14 capi militari e ufficiali di intelligence argentini e un uruguayano, con pene tra gli otto e i 25 anni di carcere per oltre un centinaio di delitti di lesa umanità.

Per Jorge Ithurburu, infaticabile presidente dell’associazione 24 marzo, che ha accompagnato i processi e le vittime in questi anni, si è trattato di un risultato altamente positivo nel suo complesso, che per la prima volta ha evidenziato l’articolazione della rete criminale nelle sue responsabilità e diramazioni. Un risultato che, dopo il processo al Condor che si è tenuto in Argentina, rafforzerà le iniziative di quei paesi che, come la Bolivia, stanno per votare una legge per l’istituzione di una Commissione per la verità sui desaparecidos, «e renderà più difficile l’uscita dal carcere di alcuni repressori già condannati».

Anche per le associazioni dei famigliari del Brasile, dove una Commissione per la verità voluta da Dilma Rousseff non è mai andata avanti, il processo aprirà delle porte: in attesa che arrivi anche una sentenza specifica relativa ai delitti del Condor contro cittadini italo-brasiliani in Brasile, un procedimento stralciato dal filone principale.

Pur condividendo l’amarezza degli uruguayani e la delusione dei loro avvocati, Ithurburu ritiene in attivo il bilancio, e confida che le motivazioni delle sentenze forniranno materia di ricorso in appello, volontà che molti famigliari hanno già manifestato. Nonostante la linea seguita dalla Corte, che ha cercato soprattutto la catena di comando, negando il funzionamente criminale, relativamente autonomo nelle varie strutture repressive, la sentenza potrebbe anche portare elementi utili all’apertura del processo contro l’attacco al palazzo della Moneda in Cile, che portò al suicidio di Salvador Allende, durante il golpe dell’11 settembre 1973.

L’ex dittatore Augusto Pinochet, pur essendo stato un uomo-chiave del Plan Condor dal novembre del 1975, ne ha sempre negato l’appartenenza. Quando perse l’immunità parlamentare, fu processato e detenuto per la sua partecipazione al Plan Condor e giudicato per 75 assassinii attribuiti alla Carovana della morte, che ha attraversato il Cile eliminando gli oppositori dopo il golpe. Ma non fu mai condannato. Secondo le ricostruzioni, l’assassinio dell’ex comandante in capo dell’esercito cileno, Carlos Prats e di sua moglie, commesso a Buenos Aires nel 1974 sia stato uno dei primi delitti del Condor. E anche l’omicidio dell’ex ministro degli Esteri cileno Orlando Letelier e della sua segretaria statunitense Ronnie Moffitt, fatti saltare in aria a Washington nel 1976 è attribuito al Condor. La dittatura di Pinochet ha provocato oltre 3.000 vittime.

Fonte: Il Manifesto del 20/01/2017

Segnalato da Aldo Zanchetta

 


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