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Chi semina armi raccoglie rifugiati: la guerra in Yemen e l’affare delle armi made in Italy

Per qualche folle ragione tante persone non associano le armi agli effetti delle armi. Così il commercio delle armi è rappresentato come una voce del PIL e la vendita delle armi italiane sul mercato internazionale come un successo del made in Italy.

Tutto va bene finché uno degli effetti reali di quel "successo del made in Italy" non si materializza sul mare e sulle coste del nostro paese sotto forma di persone in fuga dalle guerre.

L'associazione armi/guerre è scomoda e disturba le coscienze mentre il mercato delle armi non conosce crisi. E la crescita di questo mercato è inversamente proporzionale alla sua trasparenza. Così la Procura di Brescia ha aperto un'inchiesta relativamente alle forniture di bombe 'made in Italy' verso l'Arabia Saudita, paese che da due anni è alla guida della coalizione che bombarda lo Yemen.

L’ipotesi di reato è quella di violazione della legge italiana che prevede il divieto di esportare armi e sistemi militari a Paesi in conflitto armato. Il divieto sarebbe stato aggirato (in ipotesi) perché la produzione è formalmente tedesca (la multinazionale Rvm) e non italiana, anche se lo stabilimento si trova in Sardegna. I paesi europei, mentre parlano della necessità e urgenza di una stabilizzazione delle zone di guerra che provocano ondate di profughi, armano nel contempo proprio i Paesi in conflitto.

E' una storia drammatica di armi, guerre, profitti e verità nascoste quella che sabato 4 marzo al Cinema Manzoni di Pontremoli alle 16.30 ci racconteranno Giorgio Beretta (Analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia e della Rete italiana per il disarmo) e Raffaele Crocco (giornalista Rai, per anni inviato a coprire conflitti in tutto il mondo, è tra i fondatori di Peacereporter, ed è direttore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo)

A cura di Cantiere per la Pace, Accademia Apuana della Pace, Associazione Babel

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