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Coerenza, continuità, convinzione. La nonviolenza oggi PDF Stampa E-mail
Scritto da Mao Valpiana   
Sabato 01 Aprile 2017 09:18

Nel desolante panorama che l'attualità ci riserva ogni giorno, la nonviolenza rappresenta quell'orizzonte che stiamo cercando oltre la cima più alta. Non lo vediamo ancora, ma sappiamo che c'è. Il nostro Movimento, per quanto piccolo e marginale, è impegnato nella scalata con "coerenza, continuità, convinzione" (sono parole di Pietro Pinna, che ci ha lasciato un anno fa): camminare in salita in gruppo è meno faticoso che farlo da soli.

Il Congresso è un'assemblea aperta a tutti, e tutti hanno diritto di parola. Possono votare (cioè decidere gli impegni ed eleggere i responsabili) solo gli iscritti al Movimento Nonviolento per il 2017 (cioè coloro che si sono persuasi ad assumere la responsabilità di partecipare attivamente alla nonviolenza organizzata). Il Congresso è il momento più alto della vita del Movimento.

La politica-spettacolo, cioè quella che va in scena ogni giorno dagli schermi televisivi e dei computer, o sui giornali, è basata soprattutto sull'immagine, sui loghi, sulle coreografie, sul volto del capo, sulle frasi ad effetto, sulle battute di un tweet. Tutto si risolve in un titolo. Noi ci sentiamo lontani anni luce da quel modo di fare, che è falso, vuoto, inutile. Non vogliamo nemmeno perderci nella lamentazione, nell'indignazione sterile, nella critica feroce a quello che fanno gli altri. Noi semplicemente ignoriamo quel mondo, non lo frequentiamo. Abbiamo già molto da fare per lavorare sui contenuti, facendo attenzione ad applicare bene il metodo della nonviolenza, a come raccogliamo e utilizziamo i fondi necessari, perché siamo poveri e le risorse ce le dobbiamo guadagnare. Insomma, il lavoro costruttivo della nonviolenza è faticoso e quotidiano. Il nostro Congresso sarà una ricerca corale di qualche parola di verità, sarà un incontro sobrio, con la necessaria tensione e la giusta familiarità. "Ascoltare e parlare" era il motto capitiniano.

Il Congresso si rivolge soprattutto agli aderenti, coloro che hanno sottoscritto la Carta programmatica del Movimento Nonviolento, ma vuole dialogare con le tante realtà con cui è in relazione e ha fatto rete. Sono tanti i temi che saranno al centro delle discussioni, con l'intendimento di giungere a definire un programma di lavoro comune, una strategia per perseguire le finalità e le direttrici d'azione del Movimento stesso.

La mozione del primo congresso del Movimento diceva: "Può darsi che la nostra posizione conservi il carattere di minoranza per lungo tempo e sia perciò semplice "aggiunta", ma essa tanto più sarà persuasa di essere già "potere" - un nuovo tipo di potere - quanto più le sue iniziative saranno aperte e valide per tutti, da centri collocati al livello delle moltitudini". Certamente oggi siamo ancora minoranza, forse infima minoranza, ma abbiamo anche la consapevolezza di far parte di una grande storia, di esercitare già ora quel potere che ci viene dalle tante iniziative che sappiamo e sapremo mettere in atto.

Le attività culturali, l'elaborazione teorica, le esperienze educative, la formazione continua, l'informazione, la divulgazione della stampa, il servizio civile, la ricerca, la cura degli archivi, la memoria storica, la denuncia, il disarmo, la difesa nonviolenta, il lavoro locale, la gestione delle Case per la pace, l'impegno internazionale, i campi estivi, l'amministrazione, gli indirizzari, la progettualità, le campagne, la solidarietà, la documentazione, il finanziamento... sono solo alcuni dei compiti che abbiamo da svolgere per mantenere viva la nonviolenza organizzata.

Ci riuniremo nei giorni 1 e 2 aprile a Roma, centro della politica istituzionale, con la quale vogliamo rapportarci, se avrà l'attenzione e la volontà di ascoltare quel che si dice e si muove nella periferia.

L'invito è a partecipare al Congresso.

Nessun fucile si spezza da solo. Il potere di spezzarlo è nelle nostre mani.

Fonte: Centro di ricerca per la pace e i diritti umani

 


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