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NO all'odio: è ora il momento di battersi per la pace PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Filippi   
Mercoledì 24 Maggio 2017 07:16

Non penso di poter reggere l'ennesimo post / editoriale che riduce tutto a "ci odiano per la nostra libertà", "c'è una volontà genocida" (cit. Michele Serra), "la loro è una cultura di morte", "loro si accaniscono coi bambini", "aveva ragione Oriana™", ecc.

Cioè: c'è una guerra tra alcuni stati-nazione occidentali (tra cui il Regno Unito) e gruppi paramilitari operanti in medio oriente, sud-est asiatico e nord Africa (l'ISIS). Una GUERRA. Stragi del genere sono all'ordine del giorno in questi territori, e a volte veniamo colpiti anche "noi", ossia noi bianchi occidentali. È una guerra. Una guerra. In guerra, purtroppo, può succedere. È terribile, ma è la guerra ad essere terribile. Gli stati-nazione hanno carri armati e aerei. I gruppi paramilitari no, e usano la carta del terrorismo per fare stragi. Ma le stragi ci sono da ambo le parti. Oggi succede a noi, domani succede a loro. L'ISIS è nazista. Ne sono più che convinto. Ma quegli stati-nazione che lo combattono sono colpevoli di altrettante stragi (anche stragi di bambini), senza considerare che proprio questi ultimi hanno contribuito in passato ad armare i loro nemici di oggi. Un dettaglio non da poco. L'ha ammesso anche Hillary Clinton eh, non è che lo dicono i centri sociali.

Questo per dire che non c'entra la nostra cultura liberal, l'invidia per noi che abbiamo diritto di voto, l'iphone, i porno gratis, Charlie Hebdo e la parabola di Sky sul terrazzo. Ce l'hanno anche loro la parabola satellitare. Sostenere il contrario dipingendo il nemico come disumano troglodita alimenta il "frame" (cornice concettuale) dello scontro di civiltà, quel "frame" che serve all'ISIS per reclutare squilibrati mentali che si fanno esplodere nel Vecchio continente. Basta smettere di leggere Libero e vedere qualche documentario sul sedicente Stato islamico per capirlo. Non serve essere esperti di antropologia o di medio oriente.

E il problema non è che dei pazzi disumani ci impediscono di andare a bere uno spritz al concerto senza essere ammazzati, ma che siamo in guerra. Non lo dico per snobismo o perché sia contento di aver anche io paura, ma perché, se vogliamo tornare a girare l'Europa senza paura, bisogna battersi per la pace. Per la pace. Ora.

Leonardo Filippi

(Fonte: Post su facebook)

 


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