Home Politica - Democrazia Politica Alcune considerazioni sulla prospettiva di una sinistra unita per l'alleanza popolare per la democrazia e l'uguaglianza
Alcune considerazioni sulla prospettiva di una sinistra unita per l'alleanza popolare per la democrazia e l'uguaglianza PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Sabato 15 Luglio 2017 16:01

1) I dati Istat divulgati in questi giorni ci dicono cosa ha significato "il mercato al potere negli ultimi 30 anni" in termini do lavoro precario, disoccupazione, disuguaglianze.

Da circa 30 anni in modo crescente, e' stato abolito il diritto ad un lavoro a tempo indeterminato, aboliti i diritti del lavoro, aboliti i salari dignitosi ;

il colpo di grazia ai lavoratori lo hanno dato Berlusconi nel 2003 con la legge n.30 detta Biagi e Renzi nel 2015, con la legge detta JOBS ACT ;

Hanno creato la flessibilità con : il lavoro interinale, lavoro ripartito, lavoro weekend, lavoro 1x2, lavoro parziale, apprendistato, co.co.co., co.co.pro., lavoro accessorio, lavoro gratuito tramite stage, lavoro a tutele crescenti, ecc... insomma ci sono 48 forme di lavoro precario... ;

Ma lor signori dei governi di centrodestra e centrosinistra, per rappresentare meglio la volontà della confindustria ed altre associazioni padronali, hanno anche fatto una legge che da la possibilità alle imprese di ridurre aziendalmente diritti e salari stabiliti nei contratti nazionali ed hanno abolito l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori per tutti i nuovi assunti.

- QUESTO IL RISULTATO:

a) disoccupazione ufficiale ai centri per l'impiego 11,8% se si aggiungano quelli sfiduciati non iscritti si arriva al 25%, quella giovanile al 38% ;

b) negli ultimi 10 anni di salari e pensioni ridotti al lumicino e lavoro precario e' aumentata la povertà assoluta di coloro che vanno alla Caritas fino ad arrivare a 4,7 milioni di persone, ai quali vanno aggiunti circa 15 milioni di persone a povertà relativa;

c) in questo 1,2% di persone detiene il 22% della ricchezza esistente ed il 10% detiene il 55% della ricchezza esistente in Italia .

Ma quando facciamo riferimento alla crisi degli ultimi 10 anni, ed ai dati di cui sopra, non possiamo che verificare oltre le ricadute sociali, economiche, anche quelle civile, culturali in atto... constatando come essa sia riuscita anche a distruggere quella base di coesione sociale che era stata il fondamento della Costituzione nata dalla Resistenza. Sono state minate le basi dei corpi intermedi della società e privarti di rappresentanza, sia in basso nei confronti dei cittadini, sia in alto nei confronti delle organizzazioni politiche che li rappresentavano.

2) Con la crisi nata nel 2007, sembra che la maggioranza del corpo sociale si sia trasformato in una moltitudine di solitudini, di individualità, di egoismi, spesso in lite tra di loro... in una lite disperata quanto infima di lotta tra gli ultimi ed i penultimi... ma una lite ed una lotta, che si allarga anche agli altri strati sociali "ceti medi" e spesso coinvolge anche coloro (intellettuali di sinistra) che con molta autoreferenzialità, (lo vediamo anche in questa lista) si ritengono in grado di capirne le origini ed intervenire per modificarne gli eventi, senza mai cogliere veramente nel segno...

3) Oggi, viviamo una crisi della politica che ha perso la legittimazione popolare, (oltre il 50% non vota più), che vede la propria esautorazione da parte dei cittadini che non credono più che le cose si possano cambiare attraverso quella forma associativa costituzionalmente riconosciuta, cioè: i partiti politici... anche se riuscissero a costruire una lista unitaria di tutta la sinistra...

C'è una questione morale di troppa vecchia data, che va anche oltre la crisi della politica, laddove la politica non riesce a sbarazzarsi da ladri, dei corrotti e corruttori, ma anzi la abitano al proprio interno... e soprattutto degli odiosi sistemi clientelari di potere che coinvolge quasi tutto lo “Stivale”...nonché dei falsi che predicano bene e razzolano male.

In questo contesto è bene anche ricordare alcune posizioni passate di D'Alema e Bersani queste:

Cose detta da Massimo D'Alema agli inizi del 1998 quando era Segretario dei DS ad un'assemblea della Associazione del Movimento Cooperativo : "Preferisco un sindacato che negozi un salario minore oggi, ma per offrire a un giovane un posto di lavoro domani". E ancora: "Credo sbagliata la posizione di chi alla fine preferisce l'intangibilità di una forma astratta del contratto di lavoro piuttosto che un disoccupato in meno".

Anche un altro passaggio dell'ex segretario della Quercia è critico verso il sindacati, quando dice che "la flessibilità può essere interpretata in due modi diversi: dall'alto, come negazione dei diritti, ma anche dal basso, come possibilità di lavoro più appagante. Un sindacato moderno deve vivere su questa frontiera, altrimenti si allontana dalla realtà".

Cose dette da Pierluigi Bersani:

Dal Sole 24 Ore del 13 giugno 2009: “Ho un’idea del Paese che tiene insieme imprese e lavoro (con riferimento alla posizione della CGIL ritenuta troppo rigida rispetto all'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori) e si fa con una riforma del welfare che arrivi a tutti. E con una riforma del mercato del lavoro che superi questo dualismo. Non va mica bene che c’è una parte di protetti e la metà che è senza tutele. Anche perché i ‘tutelati’ stanno andando man mano in pensione e sul mercato ci resteranno solo gli altri”. […] “Questo doppio regime nel lavoro non funziona più. E sono pronto alla battaglia con i sindacati. Perché, pure loro, si dimostrano miopi. E quando tutti i protetti andranno in pensione? Cosa rimane? rimane il far west

Allora la domanda che mi pongo e che pongo, dopo l'appello di Falcone e Montanari e l'assemblea del 18 giugno 2017, la priorità è quella di lavorare per

una lista unitaria, che sia preludio di una nuova formazione politica civica e di sinistra da presentare alle prossime elezioni politiche?

Oppure è prioritario rilanciare un'idea (fatta tramontare dalla FIOM) di coalizione dei movimenti, comitati civici, Associazioni, RSU, e partiti esistenti alla sinistra del PD, non solo per definire il programma nei territori e generale, ma anche per definire e sviluppare le lotte necessarie articolate e generali sul programma ?

La lista unitaria della sinistra da presentare alle prossime elezioni è sicuramente importante, ma a mio parere non è la questione centrale, perché anche ci fosse un risultato a due cifre (cosa improbabile) essa non metterebbe in discussione la realtà sociale e culturale esistente ed i rapporti di forza creati tra capitale e lavoro, a livello Nazionale ed Europeo.

E' anche vero che è importante la riforma elettorale, perché si continua a tentare di limitare la democrazia con le controriforme istituzionali ed elettorale, come chiedono i poteri forti a livello economico, finanziario e speculativo per continuare a spostare risorse dal lavoro al capitale.

Ma tutto ciò non si ferma se il nostro impegno resta circoscritto ai temi della lista unitaria e della legge elettorale ..

Ecco perchè il sottoscritto vorrebbe un CDC impegnato a livello nazionale e locale sul vasto fronte del progetto sociale, politico, civile, culturale... utilizzando tutte quelle forze (Movimenti, RSU, Comitati, civici) che dai territori possono promuovere e rilanciare concretamente le lotte.

Se non facciamo questa scelta, a mio parere anziché estendere la partecipazione democratica alla vita di un paese, la medesima si riduce a comparse, discuteranno su chi deve stare dentro la lista unitaria e chi no (come è avvenuto a Lucca) .

Credo che In questo clima di difficoltà epocali, ripetere ancora una volta (anche se tutti dicono di no) i cartelli elettorali con la creazione di un contenitore ( partiti ed associazioni )che si richiamano ai valori della sinistra per presentarsi alle elezioni politiche, senza un movimento di lotta reale generalizzato per il cambiamento nel Paese, sia velleitario.... anche se la lista unitaria venisse costruita con programmi coraggiosi, al massimo finirebbe per costruire un altro piccolo partito di sinistra !

Certo, oggi non è facile coinvolgere i soggetti sociali per i motivi sopra illustrati … Certo non è facile spingere l'acceleratore mettendo assieme una serie di tematiche generali che riguardano anche "Quale Europa", le tematiche Nazionali e quelle locali, ma io non credo che sia necessario costruire una nuova associazione con il solo fine di presentarsi alle elezioni nazionali, mentre il vero bisogno è quello di ricostruire i rapporti di forza nelle fabbriche, lottando per obbiettivi concreti, nei territori e nel Paese .

 

Umberto Franchi

 

Lucca 15 luglio 2017

 


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