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Vespa e il fascismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Michelucci   
Venerdì 21 Luglio 2017 16:45

Vespa dichiarò un tempo che il suo editore di riferimento era la DC, fu un gesto di coraggio, quasi da apprezzare, come segno di onestà intellettuale, ma non era quella. Infatti, con due articoli recenti, su La Nazione: “Sovranità limitata” e “Manganello sull’arte”, rivela come il suo editore di riferimento più propriamente sia Mussolini, il Duce. I due articoli sono un elogio del fascismo nel senso che vi si tessono le lodi del Duce grande statista, alla maniera che osò solo Fini, ricordando in più i giudizi di Churchill e Roosevelt. Il Duce creatore della settimana delle 40 ore, dell’IRI, dell’INPS, etc. delle colonie per i bambini, dei progetti per 147 città e dell’EUR, della bonifica pontina invidiata nel mondo, etc. etc.

Ma non è luogo per addentrarsi nelle sue affermazioni, più utile analizzare il suo stile dove meglio si rivela il suo spessore intellettuale. Alcuni lo definiscono ipocrita, ma l’aggettivo non è appropriato, mi pare, infatti, troppo chiaro, che sarebbe un merito, il suo stile in effetti è più inafferrabile. Per esempio condanna le leggi razziali fasciste, ma dimentica di riferire che furono più restrittive di quelle di Hitler. Ricorda 150 città nuove progettate ma non rammenta che la guerra fascista ne distrusse centinaia. Ha la “finezza” di annotare che i maggiori architetti e ingegneri di quelle città “in larga parte” si ricollocarono nel PCI. Non nella DC, o nel PSI, no proprio nel PCI, gli interessa solo rimarcare quello!

Ad esempio della sua malizia ecco una sua frase di sottigliezza cristallina. Dopo aver parlato di tutti i titoli di merito del Duce e del fascismo, ammette:

“Ma fu anche dittatura severa, con una intellighenzia autorevole, ma ridotta, e una base di pagliacci incolti, capaci solo di manganello e olio di ricino, di salti nel fuoco e slogan caricaturali”.

Una frase che ritengo un capolavoro, di “riduzione”: Non si accenna ad una dittatura liberticida, violenta, sanguinaria, repressiva e guerrafondaia, si dice solo che fu “severa”, che in sé si può interpretare anche come una virtù. L’intellighenzia fascista fu per lui autorevole anche se purtroppo ridotta, ma fu influente? fu corresponsabile? Infine sembra che la colpa di tutto si possa attribuire ai rozzi fascisti di base, coloro che portavano il manganello alle parate, e di fatto spariscono così le responsabilità più alte di chi sostenne veramente il fascismo, la classe imprenditoriale industriale e agraria, la nomenclatura statale e politica, la monarchia.

Come non ricordare a questo nostro opinionista nazionale, che detta e conduce il dibattito politico sulla televisione di stato, che un antifascista non comunista come Carlo Sforza, al momento dell’insediamento quale Alto Commissario dell’Epurazione, ricordò che il suo obiettivo non sarebbero stati i fascisti di strada, ma quelli che sedevano nei consigli di amministrazione delle società e delle banche. Come non ricordare un antifascista comunista come Togliatti che promosse con l’amnistia la pacificazione nazionale non perseguendo assolutamente i fascisti minori, appunto quelli di base che il nostro assume come rappresentanti assoluti della negatività del regime?

Stiamo parlando certo di un altro livello di cultura, non solo politica, non solo storica.

Io mi auguro che a Vespa non siano affidate trasmissioni per la celebrazione della Costituzione in occasione del 70° anniversario, credo sarebbe un vero e proprio affronto. Al Bruno nazionale benevolmente è necessario ricordare che i Costituenti furono prima di tutto antifascisti. Poi che hanno rappresentato la miglior classe politica che l’Italia abbia mai avuto, svolgendo il loro ruolo con grande competenza, producendo una grande legge a fondamento del nostro vivere civile e mettendosi infine, in grandissima parte, diligentemente da parte. Il loro grande insegnamento è che nessuno deve ritenersi, in ogni e qualsiasi ambito, uomo per tutte le stagioni.

Poi gli va segnalato come nella nostra Costituzione, all’articolo 1, si affermi che la “sovranità appartiene al popolo” e rammentato che i Costituenti discussero a lungo su tale verbo. Furono esclusi emanare, promanare, scaturire, e similari, a evitare di poter far intendere che la sovranità potesse nascere in un soggetto e poi trasferirsi in un altro o altrove, ed a rimarcare come invece la sovranità debba comunque rimanere ancorata al popolo, insita in esso, e non se ne possa quindi mai distaccare.

E questo insegnamento in effetti non deve servire solo al Vespa, ma a tutti.

 


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