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Disarmo atomico ad iniziativa unilaterale PDF Stampa E-mail
Scritto da Alfonso Navarra   
Domenica 30 Luglio 2017 17:11

Bisogna considerare - nel metodo nonviolento efficace, nella strategia nonviolenta che vince perché convince - il partire per primi, il compiere il primo passo nella direzione giusta, l'essere già il cambiamento che si vuole vedere realizzato. (Gandhi: "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere").
Questo lo abbiamo visto proprio il 7 luglio con il nuovo Trattato: la svolta epocale si è avuta quando gli Stati non nucleari (in massima parte, ma non tutti) hanno deciso di non aspettare gli Stati nucleari per proclamare l'illegalità (oltre che l'immoralità) delle armi nucleari. L'obiettivo è che tutti disarmino e proclamino convintamente che la deterrenza nucleare è un crimine contro la sopravvivenza dell'Umanità.
Ma se vogliamo raggiungerlo, questo obiettivo, non dobbiamo dimenticare la lezione strategica del 7 luglio: le potenze nucleari vanno poste di fronte ad una volontà determinata e determinante, che deve esprimersi in atti che creino degli stati di fatto inequivocabili nel loro significato.

Poi occorre una capacità tattica di creare divisioni nel fronte nucleare: cercare di isolare, dapprima, chi gioca di fatto al "first strike" (USA e Russia, che oliano arsenali di svariate migliaia di testate), dalle altre che si basano sulla "deterrenza sufficiente" (solo centinaia di testate).
La sede in cui avviare la partita è la Conferenza di alto livello stabilita nel 2018 (data precisa ancora da definire).
Il punto fondamentale è che i sostenitori del TPNW del 7 luglio (accolgo l'acronimo sfornato da Baracca) battano i pugni sul tavolo ed "esigano" dalle potenze nucleari che fissino una scadenza ed un sede per l'articolo VI del TNP.
"Sì, avete promesso, questi negoziati "in buona fede" per il disarmo: ora dovete dirci senza tergiversare entro quando li porterete a termine. Facciamo 20 anni? Dovete dircelo perché ogni minuto in più di pratica della deterrenza, specialmente con le vostre 2.000 bombe in stato di allerta permanente, è un minuto in più di esposizione di tutta l'Umanità ad un rischio mortale. Noi vogliamo essere pazienti ed aspetteremo ancora i vostri comodi. Pazienti ma non fessi: dovete darci un termine che è l'unica cosa che può testimoniare la vostra "buona fede".

Nel botta e risposta che abbiamo avuto con l'ambasciatore cubano a New York (che ci ha detto con estrema chiarezza che Cuba ha aderito - buona ultima - ed aderisce al TNP solo per svuotarlo dall'interno) abbiamo prospettato una possibile "trovata" tattica: se le potenze nucleari non rispondono a questo imperativo della scadenza decidere in 122 di uscire dal TNP di fatto chiudendolo. In questo modo l'unica legge internazionale che resterebbe in vigore a trattare la materia delle armi nucleari sarebbe il nuovo TPNW del 7 luglio! Tenendo però presente che l'obiettivo - come sottolinea ICAN internazionale - non è chiudere il TNP bensì ricomprenderlo come "particolare" da assorbire nel "generale" della proibizione.

Nel frattempo chi può disarmare disarmi senza tenere conto dei sedicenti "equilibri" - in realtà squilibri - internazionali. Perché l'Europa, e l'Italia in essa, dovrebbe trattenersi dall'abbandonare la "condivisione nucleare NATO" a prescindere dalle mosse della Russia? Una Europa senza le atomiche USA sarebbe forse invasa il giorno dopo dalle truppe corazzate del Kremlino? Mosca (intesa come la capitale della Russia) vuole che almeno mezza Ucraina ritorni nella sua sfera di influenza. Dobbiamo allargare la NATO a tutti i costi, quando si tratterebbe invece di scioglierla? Alla Russia, che vuole tornare ad essere "grande", dobbiamo essere disposti a riconoscere un grande ruolo pacifico: quello di fare da ponte tra Europa e Cina in una Eurasia che collabora per lo sviluppo comune (nel rispetto degli accordi di Parigi sul clima: quindi per un ecosviluppo comune).

Scriveva Carlo Cassola ne "La rivoluzione disarmista": "Se le armi nucleari ed il militarismo sono un male, perché non liberarsi per primi di questo male?"
Il principio del disarmo unilaterale non è da buttare via perchè storicamente ha mostrato la sua validità: si pensi a Gorbacev che nel 1986, con la moratoria unilaterale dei test, aprì la strada agli accordi INF del 1987 (ed al più grande disarmo "quantitativo della storia", frutto anche della mobilitazione di un grande movimento disarmista internazionale, che ebbe in Comiso il suo simbolo).

La sopravvivenza dell'Umanità a rischio ci impone di essere radicali e coraggiosi, di essere "rivoluzionari" in campo disarmista (ed ecologista), non per soddisfare le nostre personali ed ideologiche indoli ribelliste, ma per indicare a tutti, con preoccupazione fondata nella realtà delle cose, la conversione ad U rispetto ad una strada che ci porta sicuramente al precipizio.
Il monito del fondatore della Lega per il disarmo unilaterale, di cui ricorre il 100enario della nascita, è attualissimo: l'annientamento dell'egoismo degli Stati, della loro pretesa di sovranità illimitata è necessità assoluta.

Certo, dobbiamo rafforzare l'unità degli Stati non nucleari che si è realizzata il 7 luglio. Prima magari di andare a confronti esterni è necessario che ratifichino entro il 20 settembre ed almeno entro quest'anno innanzitutto i 122 che hanno adottato il Trattato. Non dobbiamo darlo per scontato,  se dobbiamo prendere sul serio le denunce dell'ambasciatrice sudafricana: vi sono pesanti ricatti in corso da parte USA contro i Paesi africani che hanno aderito.
Ma la nostra speranza si fonda sul fatto che questi ricatti non hanno sinora funzionato e ciò è testimoniato proprio dalla circostanza che il 7 luglio si è trovato il coraggio di proibire, in modo "unilaterale", le armi nucleari nel mondo...
Rimbocchiamoci allora le maniche su ciò che è giusto fare e ricerchiamo l'unità (le unioni) su questo...

 


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