Home Questione femminile Violenza di genere Quand’è che una “mala nuova” diventa “buona nuova”?
Quand’è che una “mala nuova” diventa “buona nuova”? PDF Stampa E-mail
Scritto da ComboniFem - Redazione Newsletter Suore Comboniane   
Venerdì 01 Dicembre 2017 08:23

Quand’è che una “mala nuova” diventa “buona nuova”?

Quando lo stupro di gruppo viene denunciato da una quindicenne, che lo subisce in silenzio da tre anni. E che ha la determinazione di raccontare tutto al maresciallo dei carabinieri anche quando si tratta di accusare famiglie potenti della ndrangheta del suo paese.

È la storia di Anna Maria Scarfò, che Ture Magro ha tradotto in una pièce teatrale di grande intensità: Malanova.

Tratto dall’omonima autobiografia di Anna Maria Scarfò scritta con Cristina Zagaria, la rappresentazione espone l’evento dalla prospettiva di un giovane che vede tutto ma non ha mai il coraggio di intervenire. Un appello drammatico, rivolto anzitutto agli uomini, ai giovani, ai ragazzi.

Nella Sala T2 del Polo Zanotto, all’Università di Verona, all’evento teatrale segue una sorpresa inattesa: il 27 novembre al termine della pièce emerge dal pubblico proprio lei, Anna Maria. Le giovani e i giovani in sala raccolgono con grande commozione i frammenti della sua vita, ancora oggi protetta dalla scorta. Espressioni di affetto, lacrime, e tanti applausi abbracciano questa giovane, che «si è cresciuta da sola per cinque anni», dopo essere stata rinnegata dalla famiglia e dal suo paese.

Il modo migliore per celebrare la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: un inno alla vita di donne e uomini che, insieme, l’hanno contrastata. Anna Maria, nel 2002 una quindicenne soffocata dalla paura, è emersa dal suo rassegnato silenzio proprio per proteggere la sorella: il branco di stupratori voleva ridurre anche lei a preda delle proprie perversioni. Nel 2007 la prima condanna, nel 2013 la conferma in appello e nel 2016 la condanna definitiva della Cassazione. I cinque violentatori scontano la pena.

E alla timida domanda di una giovane: «E tua sorella ha capito?» risponde la forza interiore, delicata e prorompente, di Anna Maria. Non vomita rancore, né per la violenza subita né per la persistente incomprensione della famiglia. «Sono contenta quando vedo che mia sorella oggi ha il sorriso negli occhi. E per questo rifarei quello che ho fatto, assumendone tutte le conseguenze… ».

Cara Anna Maria, grazie per quel gesto di grande amore verso tua sorella. Grazie per il tuo coraggio!

Noi ora incoraggiamo te, con tanto affetto, a ricomporre con armonia i cocci della tua vita: sono un’opera d’arte!

 

 


Powered by Joomla!. Designed by: joomla templates vps Valid XHTML and CSS.