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Sumaya la mediatrice PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Silvia Battaglia   
Giovedì 05 Aprile 2018 19:23

Mentre analisti, editorialisti e media occidentali continuano a definire "tribali", con un'incrinatura di sufficienza e superiorità culturale, le società del diwan, associando al tribalismo ogni sorta di nefandezza morale, nei luoghi dove il tribalismo esiste è stato possibile che una donna abbia messo fine a una faida che continuava da undici anni, senza accennare a potersi placare, almeno finché la risoluzione del conflitto era stata affidata a uomini.

Lei si chiama Sumaya Ahmed al-Hussam, ed è un'attivista yemenita che proviene da una ampia tribù del Golfo. Sumaya è riuscita ad essere l'ago della bilancia risolutivo tra la tribù dei Bani Badr e la Beit al-Qaidi, stanziati nella provincia di Hajjah, nel Nord dello Yemen.

La faida è durata undici anni e ha causato 60 morti e 130 feriti, comprese donne e bambini. In questi anni nessuno è riuscito a porvi fine, nonostante l'ingerenza del governo centrale, di attori locali, di altre tribù, sheiks e mediatori di varia natura. E le ragioni per cui ogni tipo di mediazione precedente fosse fallita risiede nel fatto che nessuno si sia peritato di andare a risolvere la questione del contendere alla radice.

Sumaya al-Hussam, invece, ha percorso tutte le strade di ogni delitto per risalire alla causa primaria e trovare delle soluzioni adeguate, al punto tale da portare ogni componente di entrambe le tribù al diwan della pace e fare firmare a tutti i responsabili un accordo definitivo, pubblico e che vale come documento legale a tutti gli effetti.

Come è stato possibile? Sumaya è nata per la mediazione. Ha fatto parte della Conferenza di dialogo nazionale in Yemen (istituita per traghettare il Paese dalla rivoluzione del 2011 a nuova costituzione e nuove elezioni) fino al 2013 e in quel contesto si era già occupata di questioni di genere, società civile e iniziative di pace. Per questa sua concreta attività, ha vinto il Queen of social responsability program 2017, istituito dalla corona saudita per tutte le donne del mondo arabo che si siano distinte nel servire la società civile, portando a compimento iniziative al femminile. Sumaya al Hussam, intervistata dalla Saudi Gazette, si è detta onorata e «felice di trasformare un sogno in realtà, seppure in piccola scala e nel mio Paese».

I media occidentali ed europei non hanno mai riportato la notizia, nonostante questa sia una conquista storica da parte di una donna politica e attivista nel Paese, lo Yemen, che sta attraversando uno dei conflitti più gravi del Medio Oriente e la più grave e urgente crisi umanitaria e sanitaria di questo secolo. Il perché, nonostante ci si sbracci per rivendicare i diritti delle donne, per lo più velate come Sumaya, non è dato saperlo.

 

Fonte: Terrasanta.net, 18 gennaio 2018

Segnalato da: Buratti Maria Stella

 


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