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Il futuro rubato? PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Venerdì 27 Aprile 2018 13:11

Ai giovani lavoratori precari, che pensano che le generazioni precedenti , dei loro padri, gli abbiano rubato il futuro... dico questo: i dati Istat ci hanno detto che oggi in Italia l’occupazione è tornata ad essere quella di prima della Crisi (circa 23 milioni di persone occupate)… ma questo è un dato falsato dal fatto che contemporaneamente è cambiata la forza lavoro.

Siamo passati da una occupazione prevalentemente a tempo indeterminato con circa 2.000 ore di lavoro l’anno, ad una occupazione sempre più a termine, a giornata, a chiamata, interinale, wekend, 1X2, a progetto, somministrazione, ecc… ecc… che essendo precaria non fa mai più di 1.200 ore annue . Secondo i dati se un lavoratore precario durate l'anno viene licenziato e riassunto due volte, viene considerato come se fossero state fatte 2 inserimenti, ma è solo 1, il solito, inoltre per l'Istat anche se essi lavorano un terzo in meno e sono pagati per le ore che svolgono , vengono considerati come se lavorassero tutto l’anno.

In aggiunta a quanto sopra , la realtà del mondo del lavoro è fatta anche da:

1) una frantumazione del mondo del lavoro nella stessa azienda con lavoratori a tempo determinato con diritti (anche l’art.18) e paghe dignitose, e lavoratori in appalto, subappalto, e precari di tutti le tipologie che non hanno diritti , sono sfruttati e ricattati, ed hanno misere paghe pur svolgendo le stesse mansioni;

2) un impoverimento del tessuto produttivo dove l’innovazione è ancora poca cosa … mentre le scelte imprenditoriali sono soprattutto finalizzate a risparmiare sul costo del lavoro mettendosi in concorrenza con l’estero attraverso il taglio dei salari, dello stato sociale, delle pensioni, dei diritti;

3) dal fatto che nel nostro Paese manca un piano di conversione ecologica dell’apparato industriale; un piano di risanamento ambientale dei territori; un piano di risanamento abitativo pubblico e privato; un piano di investimenti innovativi ed infrastrutturali, per fare competizione "alta", preferendo di fatto puntare al maggiore sfruttamento della manodopera occupata;

4) Dal fatto che oggi il 10% della popolazione detiene il 55% di tutta la ricchezza esistente in Italia , addirittura 70 persone hanno un terzo della ricchezza esistente pari a quella di 20 milioni di persone. Ma le scelte della maggioranza degli imprenditori, di coloro che si sono appropriati della ricchezza trasferendo risorse dalle classi proletarie e medie (del lavoro) nelle loro tasche e che continuano a fare intensi profitti, finisce per essere quella della finanziarizzazione e speculazione dei propri capitali e non quella degli investimenti produttivi/occupazionali… che per loro comporterebbero maggiori rischi.

5) Questa situazione non è dovuta al fatto che le generazioni precedenti sono state egoiste... hanno pensato solo a se stesse creando un enorme debito pubblico... mangiando il futuro alle nuove generazioni... No il debito pubblico è stato creato da scelte politiche e finanziarie a partiredal mlontano 1981, con la scelta di dividere il ministero del tesoro dalla banca d'Italia e non fare piu ripianare i debiti dello stato, al fine di spostare ricchezza dai ceti medi e poveri verso i ceti ricchi ... ed anche tutte le scelte sul mercato del lavoro fatte dai governi di centrodestra e centrosinistra sono stati fatte su ordine di confindustria e poteri fortiAllora la domanda che dobbiamo porci è quella di capire come sia possibile oggi in Italia ed Europa, fermare l'esito della feroce ristrutturazione capitalista e della controrivoluzione che in modo strisciante da almeno 30 anni ha restituito alle classi dominanti il predominio e l´egemonia sulle scelte economiche, sociali, civili, culturali, ambientali, rimuovendo di fatto, (salvo sacche di resistenza) anche il conflitto sociale che il secolo scorso ci aveva lasciato in eredità, con i sindacati e le sinistre che si sono dimostrati incapaci di reagire in modo adeguato ?Basterebbe applicare la Costituzione...

Quando si fa riferimento all’applicazione della Costituzione, a partire dall’applicazione dell’art. 1 "La Repubblica Fondata sul Lavoro", bisogna anche sapere che si parla di un progetto politico , dove ad esempio, assieme all’art. 1 abbiamo l’art. 3 della Costituzione, che sostiene e che "fa obbligo alla repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini"… ma come? con chi? Quale progetto ?La riflessione che faceva già Gramsci nei suoi scritti sull'Uomo nuovo ... andrebbe ripresa da parte delle nuove generazione... che anzichè lamentarsi senza fare niente , dovrebbero prendere coscienza e mobilitarsi.... lottare in prima persona... senza più piagnistei sulle loro misere sorti...

È a partire dalla classe lavoratrice precari e flessibile esistente che deve rilanciare il ruolo della classe in un sistema in cui la fabbrica, la tecnica, le relazioni sociali, l'informatica, le forme istituzionali, si integrano, è il lavoratore collettivo che esercita la propria egemonia su tutto il resto... su tutti gli altri mondi vitali… ed allora anche là, non può che esserci cambiamento della realtà riguardante lavoratori , i pensionati, i lavoratori "condannati" alla precarietà, i disoccupati, gli esodati, la miseria sociale … se il popolo non ritrova comunque la volontà di lottare su un progetto di sistema alternativo, a quello capitalista, anche la ricerca della felicità diventa solo un fatto individuale funzionale al sistema vigente !

Umberto Franchi

 


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