Home Immigrazione Immigrazione C'è una nave in mare e ci siamo noi sulla terraferma
C'è una nave in mare e ci siamo noi sulla terraferma PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Nacci   
Lunedì 11 Giugno 2018 16:21

La nave, carica di migranti, in balia degli eventi, appartiene all'ordine dell'eccezionalità. Noi invece, incastrati in questo lunedì lavorativo incipiente, apparteniamo all'ordine della normalità.

Al primo ordine appartengono molti eventi: il caos delle vite terrorizzate durante un terremoto, l'affastellarsi di persone intorno al luogo di un incidente, la nascita di un figlio, il primo bacio dato alla fine di una festa, il giorno del nostro matrimonio, l'avvistamento di un orso, in genere la prima volta in cui abbiamo fatto una cosa.

Se ci pensiamo bene, gli eventi memorabili della nostra vita appartengono sempre al primo ordine. In quei momenti schizziamo fuori dall'ordinario e ci trasformiamo: diveniamo più forti, più coraggiosi, più belli, più audaci.

Non l'abbiamo mai fatto, eppure siamo capaci di salvare qualcuno che sta annegando, tiriamo fuori dalle macerie un corpo ancora vivo, facciamo una promessa di eternità senza avere idea di che cosa sia l'eternità, accogliamo una nuova vita e siamo pronti a curarla eppure la vita, diciamolo onestamente, non abbiamo capito cosa sia nemmeno da vecchi.

Nell'eccezionalità diamo il meglio di noi stessi.

La ragione per cui, secondo me, molti di noi dicono "chiudiamo i porti, lo fanno anche gli altri, non possiamo essere solo noi a salvare vite" è che siamo rappresi, invischiati fino alla testa, nell'ordinario.

L'ufficio, il tragitto casa-ufficio, il traffico, la solita radio in macchina, i soliti colleghi, la solita palestra, il solito aperitivo, il solito lunedì che si ripete per sei giorni alla settimana.

Anche la domenica è ormai simile al lunedì. Nessun riposo, bisogna andare al centro commerciale a comprare cose che non possono mancare il lunedì.

Molti di noi vivono in un ordinario che non conosce trasgressioni. E quando arriva l'eccezione, come l'incidente, o la malattia, o la morte improvvisa di un caro, non si sa cosa fare. Gli antidepressivi, l'alcol, qualche droga, il sesso, come via di fuga.

Se tornassimo a vivere parte del nostro tempo nell'eccezionalità forse non dubiteremmo di fronte a una nave in balia degli eventi in mezzo al mare.

Chi si mette in cammino, ad esempio, lo sa.

Si stupisce passo dopo passo degli incontri con gli animali, delle progressive e percettibili trasformazioni della luce, degli alberi monumentali, degli escrementi degli animali, delle case abbandonate nel bosco e di quelle abitate che, da un momento all'altro, si aprono.

Mettere il cammino dentro la propria vita significa togliere spazio all'ordinario per concederlo allo straordinario.

Ci sono altri modi, certo, ciascuno scelga il suo. Leggere poesia ogni giorno, ospitare degli sconosciuti, mettersi in viaggio senza pianificare il percorso, fare qualcosa che esula dai propri schemi, prendersi in contropiede.

Quando si vive nello straordinario si è creature straordinarie. Le regole cambiano. La legge dei codici e dei codicilli, la burocrazia, i calcoli economici non valgono a niente.

Si è come i protagonisti delle saghe epiche o delle favole, bisogna trovare una soluzione nuova, farlo immediatamente.

Nessun manuale potrà insegnarmi cosa fare in caso di incontro con il drago o lo gnomo delle caverne. Così come nessun corso mi renderà capace di salvare vite in una catastrofe o di salvarmi la vita durante un bombardamento.

Ci sono io e basta. Devo farcela con le mie forze.

Se trascorressimo più tempo nello straordinario, non esiteremmo di fronte a una nave piena di esseri umani. Saremmo già partiti dalle coste siciliane, in tanti, dividendo lo spazio in rimorchiatori, barche da pesca, barche a vela, gommoni, pedalò.

Andremmo a nuoto, a remate.

Non faremmo calcoli di convenienza.

In questa foto ci sono una tazza con moschettone e un quadro. Ho presentato i miei libri nel fine settimana e ho ricevuto questi due regali. Sono stati confezionati a mano, pensando a chi li avrebbe ricevuti. In cammino capita sempre. Ci si scambia doni, non ci si vende cose.

Nel quadro, dipinto da Manuela, c'è il mio zaino in Ciceria. Sono doni straordinari, preparati con cura da creature straordinarie.

Ho a casa tanti doni così, raccolti negli anni. Bastoni, brocche, bigliettini, fotografie, bottiglie, magliette, amuleti, palchi di ungulati, conchiglie. Oggetti che non hanno prezzo sul mercato. Sono senza valore, e proprio per questo dunque inestimabili.

Non possono essere rubati, eppure sono eccezionali.

Così come eccezionali sono degli esseri umani in mare, e eccezionali saranno, perché sicuramente ci saranno, le persone che li salveranno.

 

Fonte: Post su FB

Segnalato da Michele Borgia

 


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