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Modificare il confine del Parco delle Apuane per legittimare l'abuso PDF Stampa E-mail
Scritto da Franca Leverotti   
Domenica 19 Agosto 2018 08:49

Quesito secondario : a chi giova modificare il confine del Parco istituito nel 1997?

Risposta: al concessionario che ha scavato abusivamente in area Parco 21.000 mc e in area contigua 4.959 mc; se i 21.000 mc diventano area contigua, può riprendere a lavorare in totale tranquillità

QUESITO PRINCIPALE: I tecnici della Regione approvano questa modalità? Il politico Rossi, governatore della Toscana, condivide questo comportamento del Parco?

Buongiorno, mi farebbe piacere che gli uffici della Regione ed il Presidente si esprimessero in merito alla recente modifica di confine del Parco, concordata a quanto si legge con uffici regionali, più esattamente un arretramento dell’area protetta, un’operazione, VOLUTA DAL COMUNE, MA REALIZZATA DAL PARCO, non a vantaggio della collettività, ma del concessionario che ha scavato per anni abusivamente.

Non citerò i documenti, peraltro noti e nel sito on line del Parco, ma per far capire il contesto, mi limito a descrivere in forma narrativa quello che è capitato.

Nel piano estrattivo presentato nel 2010 il geologo della Ditta cava Romana, alquanto distratto, aveva tracciato una linea di confine sbagliata, cioè arretrata rispetto al confine ufficiale del Parco.

Gli uffici del Parco e del Comune, altrettanto distratti, hanno approvato il piano.

Nel 2015, mentre era in discussione il nuovo piano estrattivo (che non riportava le gallerie abusive già realizzate e dichiarava per di più che non era stata terminata la quantità concessa: leit motiv comune a tante cave e SEMPRE accettato dal Comune di Massa che non fa controlli), abbiamo sollecitato il Comune a fare quel sopralluogo che da decenni anni non era mai stato fatto, insieme ai Guardiaparco.

Si sono scoperte così alcune gallerie abusive che erano entrate anche in area Parco.

Queste gallerie, sfuggite alla ASLPISLL che fa controlli annuali, a parte un verbale redatto dall’ing. Gullì che ho avuto, insieme ad altro materiale d’archivio, a seguito di richieste alcuni anni fa, che ne segnalava una ( oggi però ho difficoltà ad accedere ai documenti del 2018 delle cave Padulello e Biagi), non sono mai state comunicate dalla stessa al Parco e al Comune: mi dicono che ciò sia regolare. Anche a vostro parere è regolare?

Si dà il caso però che un rilievo a cava Romana tra settembre 2012 e settembre 2014 , l’ha fatto anche il prestigioso Centro di Geotecnologie di Siena a cui la nostra Amministrazione ha affidato i Piani di Bacino. In questo caso il rilievo, costato 7.500 euro alla Ditta, è di sua proprietà e non consultabile, ma il Centro, come l’ing. Pellegri, non ha ritenuto di comunicare agli Enti la presenza di gallerie abusive, limitandosi nella relazione finale a segnalare in generale che ad alcune gallerie non aveva avuto accesso (infatti, nel caso di Romana, erano schermate da teli, inferriate e altro). Ma se il progetto SECUR CAVE, finanziato dalla Regione con fondi Europei, era finalizzato alla sicurezza in cava, l’Università non avrebbe dovuto segnalare la presenza di gallerie (costruite grazie alla perizia degli uomini e all’audacia del tecnico) che, non essendo state oggetto di esame preventivo della ASLPISLL, avrebbero potuto essere insicure?

Grazie al sopralluogo dei Guardiaparco si è stabilito a giugno 2016 (Ordinanza di sospensione 3/2016) che la Ditta aveva scavato in difformità in area contigua mc 2.868 (oltre un quantitativo da verificare perché le gallerie erano chiuse anche da reti di metallo e alcune parzialmente riempite) e solo 1.395 mc. in area Parco.

A novembre 2016 il tecnico della Ditta dichiarava abusi molto più consistenti: nell’area estrattiva 4.959 mc, nell’area Parco 11.000 mc. Ma nel tempo questi valori salgono ancora: infatti nella PCA di maggio 2017 il Parco emettendo il diniego alla PCA portava a 4.900 mc gli abusi in area contigua, ma , se non c’è un refuso, salivano a 21.000 i mc scavati in area Parco.

Una domanda: la denuncia presentata in Procura dai Guardiaparco quali valori di riferimento ha? E’ stata debitamente aggiornata con questi del maggio 2017?

La PCA 4/2017 è interessante per un altro aspetto: nel dichiarare i 21.000 mc in area Parco, il documento specifica che, se si riteneva valido il piano approvato con il falso confine, in area Parco sarebbero stati scavati solo 2.800 mc.

Il dottor Bartelletti mi ha fatto vedere una mappa 1/5.000 redatta dagli uffici del Parco con la situazione degli abusi, ma a mio parere forse solo ricopiata dagli uffici, ma prodotta dai tecnici della Ditta perché la mappa è molto dettagliata e questa cava è a due piani con numerose gallerie chiuse anche da detriti, un’area allagata ecc.: i Guardiaparco non riescono certamente ad elaborarla, né si può pensare che altri tecnici del Parco abbiano fatto onerosi e complicati sopralluoghi , o l’abbiano redatta sulle mappe dei piani presenti al Parco perché questi, come ha riconosciuto il Parco, sono infedeli. La mappa è stata fornita dalla Ditta al Parco; non so se il Comune ne ha copia.

Spostando oggi la linea di confine (ancora non è chiaro se si arretra secondo la linea tracciata dal tecnico nel 2010 o un po’ di meno) l’abuso viene ridotto a 2.800 mc, ma non è certo che anche questi non vengano azzerati.

L’operazione di modifica del confine di questa sola cava di Massa, nonostante che invasioni di campo, ovvero di Parco, si registrino anche per altre cave (Breccia Capraia, Padulello) è stata suggerita al Parco dal Comune. A quale scopo? Ma soprattutto perché il Parco si adegua? Il dottor Bartelletti dice: <<per coerenza con l’atto precedente (2010) per portarlo dentro la legalità del perimetro>> (sic). In tal caso si vorrebbe ripristinare la legalità di un atto scaduto nel 2015 che aveva approvato un confine sbagliato, modificando il confine del Parco istituito nel 1997 per convalidare il confine falsificato ???

E’ possibile che un tecnico faccia un falso ed è umano che gli uffici se ne accorgano a piano scaduto , ma non trovo ETICO che si modifichi la linea di confine del Parco andando dietro all’abuso.

IL QUESITO CHE PONGO ALLA REGIONE è: OGGI la nostra Ditta può continuare a scavare in area Parco, seguendo il suo filone di Bianco P, estratto già per 21.000 mc, solo perché questa è diventata AREA CONTIGUA con la modifica del confine?

Se la risposta è positiva, mi si consenta di dichiarare, senza essere oggetto di ridicole denunce, che il Comune e il Parco hanno, variando la linea di confine, trovato il modo di favorire il concessionario. Né calunnia, né diffamazione…è un dato oggettivo.

La Regione ha ricevuto, insieme a tanti altri Enti, Parco e Comune e non solo, una mia mail la vigilia di Natale del 2016 che aveva per oggetto: “sanatoria per Turba e abuso d’ufficio per gli Enti concedenti” che semplicemente faceva notare come Parco e Comune si apprestassero a valutare un piano falso, che non riportava le gallerie abusive, che dichiarava una resa in galleria del 25% di marmo Bianco P (che il Comune accetta SUPINAMENTE ) e che nella presentazione del piano asseriva che …non avevano finito le quantità concesse! Per questa mail sono stata portata in Tribunale, accusata di “costringere i funzionari a chiudere le sue cave”. Mi fa piacere che, tardi, ma anche il Parco nella PCA 4/2017 si sia accorto che la documentazione era falsa e abbia denegato la PCA.

Vorrei invece far notare che ci sono rapporti non chiari tra il Parco e questo concessionario; trovo infatti la Ditta in possesso di due Ordinanze di sospensione (una per cava Romana e una per cava Valsora Palazzolo) che divergono per data e anche per il parere tecnico da quelle ufficiali, pubblicate nel sito del Parco in data 8 luglio. Quelle in possesso della Ditta , datate 1 luglio, erano, tra l’altro, tutte e due negative. Come le ha avute? E perché? Come mai nella versione finale, una è stata alleggerita con un parere positivo? Non è grave che si debba leggere nel caso di Valsora Palazzolo, che ha mantenuto parere tecnico negativo, che il Presidente ha esposto in maniera narrativa e difforme dal verbale dei Guardiaparco?

La modifica-sanatoria della linea di confine ha prodotto la terza recente ordinanza di ripristino, successiva alla Delibera di modifica della linea di confine, che consisterà nel posizionare una fila di blocchi, che si rimuovono presto e bene, all’ingresso delle gallerie abusive scavate in area Parco.

Vorrei far notare che la chiusura delle gallerie con blocchi, allo scopo di favorire i concessionari, si è posta da pochi anni, in particolare da quando una cava di Carrara ha scavato abusivamente delle gallerie; scoperta, è stata fermata per il tempo necessario per fare questo singolare ripristino. Nel frattempo il Parco le approvava il nuovo piano, o la semplice variante, o il piano a volumi zero (dovrei verificare quale delle tre forme hanno scelto) in cui comparivano progettate le gallerie abusive, così legalizzate, e dove hanno ripreso a scavare nel giro di un mese o poco più.

E’ ACCETTABILE QUESTO COMPORTAMENTO DI COMUNE E PARCO? SE LA REGIONE NON INTERVIENE nel caso del Parco, NON POSSO CHE PRENDERNE ATTO, senza sconcerto, anche se mi riesce difficile abituarmi a questi comportamenti. Diciamo che sono lo specchio dei tempi.

Poiché le battaglie contro i mulini a vento non le porto avanti all’infinito e mi appresto a lasciare testimonianza di questi anni sofferti in un volume, oggi voglio condividere con voi un’altra storia che riguarda una cava dello stesso concessionario ancora nel Comune di Massa, una cava RIAPERTA in anni recenti , 2011, nonostante fossero stati presentati ben 3 progetti di teatro all’aperto, che ha anche in questo caso alla radice un peccato veniale del Parco, ma mortale per il Comune.

Ci sarebbe da sorridere, se gli abusi approvati dagli Enti non avessero portato, come evidente nelle molte foto che vi ho inviato anni fa, alla profonda alterazione dell’ambiente e alla distruzione irreversibile del paesaggio.

Anche nel caso di Valsora Palazzolo riassumo la vicenda senza citare gli atti (come farò invece per la Procura e la Corte dei Conti). All’area in concessione per attività estrattiva vengono aggiunti dal Comune circa 20.000 mq di terreno concesso in affitto a 1.000 euro l’anno, NON per bonifica, ripristino e sicurezza, come dichiara lo stesso geologo che ha sbagliato la linea di confine a Romana, ma << al fine di utilizzarli ad area di servizio dei lavori di bonifica e messa in sicurezza dell’agro in concessione>>. Dunque non avrebbero potuto essere scavati!

Aggiungo: invece di differenziare nella mappa l’area estrattiva da questa in affitto, il solito geologo indica tutta l’area come “area in concessione” e viene così approvato un progetto di scavo anche nei mappali in affitto.

Il Parco, due giorni prima di inserire la PCA nel sito, si fa mandare dal concessionario un’autocertificazione dove sono distinti mappali in concessione e mappali affittati, ma indicati numericamente senza alcuna mappa di supporto. Doveva forse richiedere anche il contratto di affitto? Il Parco si è fidato…dunque peccato veniale, ma il Comune SAPEVA e NON HA FATTO NULLA, per questo ha commesso peccato mortale.

Hanno scavato secondo il piano estrattivo approvato lato Carrara (andando oltre il limite, ma l’abuso è di difficile quantificazione) e hanno dovuto tagliare una semiguglia APPROVATA anche questa, devastando una montagna dove non si scavava più da 60 anni, dunque rinaturalizzata. Appena iniziato lo scavo hanno deciso che serviva un piazzale dove depositare i blocchi e hanno attaccato una montagna vergine, senza autorizzazione di Parco e Soprintendenza, dove nel progetto approvato era prevista una strada e dove si trovavano anche una casetta in muratura ante guerra e una cabina elettrica.

Questa asportazione lato Viareggio presenta due aspetti interessanti e cioè che la ASLPISLL , una volta scoperti gli abusi, dopo aver dichiarato che lo scavo approvato lato Carrara e la rimozione della guglia (decisa a tavolino senza che nessuno pronunciasse la parola “sicurezza”, basta leggere le relazioni degli stessi geologici) erano legati ….alla sicurezza, invocava la sicurezza anche per lo scavo del monte lato Viareggio, per la presenza di un ravaneto instabile. Faccio notare che nella mappa presentata dalla Ditta relativa allo stato di fatto, la zona scavata “per la sicurezza” ovvero per creare il deposito blocchi non è indicata come ravaneto.

L’ufficio non si è posto il problema che hanno scavato per due anni nei luoghi “insicuri”, senza aver mai chiamato la ASLPISLL a constatare i problemi esistenti, mettendo a rischio la vita degli stessi operai, se ci fossero stati questi problemi.

Un secondo punto che merita una riflessione da parte del Comune e della Corte dei Conti è che per asportare la montagna lato Viareggio , la Ditta ottiene 10 mesi di trasporto di detriti gratis, perché sarebbero state per lo più terre (contrariamente a quanto affermava il geologo nel progetto: <<non ci sono terre!>>) , ovvero 7/8 camion al giorno per asportare un quantitativo complessivo di 6.000 mc . Un funzionario della pesa mi ha detto che il quantitativo, con 7/8 camion giornalieri, si poteva rimuovere al massimo in 4 mesi ( e questo è ancora un altro problema).

Ma la mia domanda è : << perché i Guardiaparco stimano solo 1.500 mc di materiale rimosso?>>. Chi ha fornito quel quantitativo ribassato ai Guardiaparco che lo hanno inserito nella denuncia in Procura? Certamente terre o non terre, dalla pesa risultano passate o meglio AUTODICHIARATE proprio 5.900 mc di terre.

Ovviamente, dopo un rapido ripristino ambientale di rito, la cava è stata nuovamente autorizzata, anche se ad oggi il Comune non le ha concesso i mappali in affitto.

Ma chiedo alla Regione: è regolare che il Parco (regionale) autorizzi un piano che va a incidere in un mappale 52 p (cioè parziale ) che risulta essere una via di lizza storica , invariante strutturale, totalmente distrutta nell’area di cava, ma anche via di lizza PRIVATA???

Nessuno se n’era accorto prima che lo segnalassi più e più volte, ma non è servito a nulla. Il Comune , a cui ha scritto un erede dei proprietari della lizza, avvocato, non gli ha neppure risposto, ma il Parco, ente che promana dalla Regione, non deve in autotutela rivedere il piano estrattivo, salvaguardando una PROPRIETA’ PRIVATA, tanto più che la lizza corre ai margini esterni dell’area estrattiva?

Mi fermo qui, anche se ci sarebbe da aggiungere altro sullo sverso di acqua e marmettola nel ravaneto ecc.

La vicenda di cava Romana spiega la modifica di confine del Parco in questa zona; sarebbe interessante approfondire anche le motivazioni all’origine della modifica di confine delle altre cave non massesi citate nell’atto.

ORA LA REGIONE CONOSCE LE DUE STORIE MASSESI: SE NON INTERVENGONO in merito né la parte tecnica, né la parte politica, a noi cittadini non sta che prenderne atto e tirare la somma.

Grazie dell’attenzione

Franca Leverotti

Lettera inviata a:

Aldo Ianniello, Enrico Becattini, Enrico Rossi,

pc Sindaco di Massa

pc Alberto Putamorsi, Antonio Bartelletti

 


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