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Non riconsegnare un profugo al suo persecutore: oggi come nel 1938 PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Sereni, Delfina Piu (Gherush92 Committee for Human Rights)   
Martedì 29 Gennaio 2019 14:57

Non riconsegnare un profugo al suo persecutore, quando si ricoverasse presso di te, fuggendo dal suo persecutore. Resti con te, in mezzo di te, nel luogo che egli sceglierà, in alcuna cioè delle tue città, dove gli piacerà. Non devi fargli sopruso. (Deut. 26, 16-17).

Qualche mese dopo la Notte dei Cristalli, il 13 maggio del 1939, il transatlantico tedesco Saint Louis salpa da Amburgo, a bordo 937 rifugiati, perlopiù ebrei, in fuga dalle persecuzioni naziste e un bagaglio di speranze, presto disattese dalla burocrazia, dalla corruzione e dal cinismo.

La nave si dirige a Cuba, ma solo 28 passeggeri sbarcano a L’Avana in cambio di una tangente che la maggioranza dei profughi non possiede; quindi raggiunge la Florida, ma gli Stati Uniti rifiutano lo sbarco dei passeggeri che non sono da considerarsi turisti e che, come rifugiati, eccedono nelle quote di immigrazione stabilite; infine anche il Canada respinge i rifugiati. Nessuna campagna mediatica sostiene i profughi quando la stampa internazionale diffonde la notizia della Saint Louis che vaga in mare senza trovar rifugio.

Fallita miseramente la missione in America, la nave ritorna in Europa. Il capitano Gustav Schröder, tedesco e antinazista, insignito dopo la guerra dell’Ordine al Merito della Germania e nel 1993 come Giusto fra le Nazioni, convinto a non riportare i profughi in Germania, dove sarebbero stati perseguitati, decide per l’affondamento volontario della Saint Louis lungo la costa dell’Inghilterra, per costringere gli inglesi ad accogliere i profughi come rifugiati. Riesce, infine, a ottenere, anche grazie all’intermediazione degli Stati Uniti, che gli stati alleati accolgano un certo numero di profughi. A luglio la nave attracca ad Anversa, in Belgio, e 288 rifugiati sono accolti in Inghilterra, 224 in Francia, 214 in Belgio, 181 nei Paesi Bassi; uno muore durante il viaggio. Costretti a ritornare nei luoghi che la Germania, dopo la guerra lampo del maggio 1940, prende sotto il suo controllo - Francia, Belgio e Paesi Bassi – molti di loro sono catturati dai nazisti, 254, fra i quali molti bambini, muoiono assassinati nei campi di sterminio, vittime dell’odio nazista e della negata accoglienza da parte di nazioni alleate (stime da United States Holocaust Memorial Museum di Washington).

In queste ore, trascorsi 80 anni da quei tristi avvenimenti, barconi carichi di migranti, sono in fuga da maltrattamenti, stupri, omicidi, torture in diretta telefonica a scopo di estorsione che si consumano nei centri di detenzione in Libia, testimoniati da sopravvissuti e pubblicati nei rapporti delle Nazioni Unite. Salpano alla ricerca di un porto sicuro nel Mediterraneo, con un carico di speranze disattese da medesima burocrazia, corruzione, cinismo. Molti di loro, respinti da paesi democratici che negano loro sbarco, sono costretti a ritornare nei luoghi dai quali fuggono e muoiono torturati e assassinati nei campi di detenzione, vittime dei loro persecutori, della negata accoglienza delle moderne nazioni democratiche, nell'indifferenza generalizzata.

Ricordati che lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. (Art 10 Costituzione della Repubblica Italiana).



Valentina Sereni e Delfina Piu

Gherush92 Committee for Human Rights

Segnalato da Enrico Peyretti

 


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