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Primo maggio e omicidi sul lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Sabato 04 Maggio 2019 17:37

Con la festa del lavoro mi preme ricordare come il 24 aprile u.s., in un solo giorno, in Italia ci sono stati 4 morti sul lavoro, 1 a Livorno, 2 a Cuneo, 1 a Ravello (Salerno). Si chiamavano Vicenzo Langella di 51 anni, Daniele Racca di 44 anni, Nicola Palumbe 54 anni, Renzo Corona di 65 anni.

Ora, come sempre, sarà avviata la solita inchiesta, le solite verifiche da parte degli Organismi preposti (Ispettorato del lavoro, Inail, ASL) … e quasi sicuramente diranno che gli operai erano specializzati nel fare il loro lavoro, che forse le aziende non applicavano le normative della sicurezza sul lavoro... oppure che sono morti per una serie di “fatalità” negative...

Ma in realtà quello che avviene è il frutto di precise scelte e responsabilità imprenditoriali e politiche.

Nei primi tre mesi dell'anno 2019 i dati INAIL ci dicono che in Italia ci sono stati 3 morti al giorno compreso i sabati e le domeniche… la media dei morti sul lavoro è di 1.000 l'anno.

Gli “omicidi bianchi” nell’anno 2018 sono cresciute del 10%, così come le malattie professionali gli infortuni sul lavoro. Essi sono aumentati anche durante gli anni della crisi, nonostante la crescita della disoccupazione e della messa in Cassa Integrazione di centinai di migliaia di lavoratori.

I dati INAIL continuano quindi ad evidenziare la drammaticità della mancata prevenzione, con oltre 1000 morti l’anno ed oltre un milione di infortuni e malattie professionali, ma se si tiene conto anche delle morti per patologie dovute alle esposizioni di sostanze tossiche presenti sul lavoro, quelle differite per infortunio, quelli non denunciati perché lavoranti a nero, i morti diventano ogni anno oltre 4000. Una vera guerra !

Questi dati sui morti ed infortuni, ci fanno rilevare che è in atto da molti anni una grande sanguinosa tragedia di cui non si vede la fine, ed anzi siamo in presenza di un ulteriore incremento degli infortuni e morti sul lavoro !

Ma allora cos’è che non va?

Dobbiamo dirlo con chiarezza, gli aspetti fondamentali della causa delle morti sul lavoro son due :

1) le origini del “male” stanno nel fatto che a partire dagli anni 80 (circa 30 anni) le scelte che i datori di lavoro hanno adottato per gestire le proprie imprese .,(tranne alcune lodevoli eccezioni) sono erroneamente basate sul il risparmio dei costi del lavoro, compresi quelli della prevenzione alla fonte e della mancata formazione, informazione e addestramento di chi lavora, finendo per causare infortuni gravi, senza peraltro divenire competitivi ! ;Hanno basato la loro attività, non sulla innovazione tecnologica…. non sugli investimenti preventivi alla fonte, sugli impianti… ma nella ricerca della riduzione dei costi del lavoro compreso i costi della prevenzione e scurezza

2) Il secondo motivo sta nel fatto che c'è stata una continua rincorsa, da parte degli ultimi governi Berlusconi e Renzi, (qualche cosa in aggiunta ci ha messo anche Conte) finalizzata alla creazione di lavoro precario, flessibile, frantumato, parcellizzato, senza prevenzione e tutele, attraverso questi interventi legislativi :

  1. Berlusconi tramite la legge n. 30 (Biagi) fatta nel 2003 dal governo Berlusconi con i leghista Maroni Ministro del Lavoro, che ha portato alla definizione di ben 46 forme di lavoro precario, frantumato, senza diritti… sempre Berlusconi nel 2011, ha provveduto alla depenalizzazione delle leggi esistenti in materia di sicurezza nel lavoro, soprattutto tramite la depenalizzazione del Testo unico sulla Sicurezza, con i datori di lavoro che se non fanno prevenzione, non rischiano più il carcere ma solo una multa;

  2. la rincorsa alla riduzione dei costi sul lavoro e riduzione della sicurezza sul lavoro è proseguita da Renzi con la legge Jobs Act, con una situazione che divenuta sempre più drammatica, perché essendo stato abolito il diritto al reintegro in azienda del lavoratore licenziato senza giusta causa (con abolizione art. 18 per i nuovi assunti), il lavoratore, sempre più spesso è costretto a lavorare in condizioni di sempre minor sicurezza e a volte anche a dichiarare (come richiede l'azienda) malattia quella che invece è una patologia da infortunio, per paura di essere licenziato…;

  3. ed infine qualche cosa di negativo, anche se in ragione minore, è stato fatto anche l’ultimo governo Conte, Giallo/Verde: ha ridotto la prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro facendo pagare meno alle imprese in materia di contributi assicurativi all’ INAIL per circa il 16%, ma togliendogli oltre 1,5 miliardi di euro in 3 anni, facendo così mancare le risorse necessarie, al fine di fare anche all’Inail, attività necessaria, di formazione e prevenzione e sicurezza dei lavoratori.

Quindi quello che avviene con le morti sul lavoro ,(4 in un giorno) non è per colpa della sfortuna o del destino cinico e baro.. oggi sotto accusa c’è un intero meccanismo di sviluppo distorto. I datori lavoro (anche quelli che avrebbero le risorse per fare innovazione e prevenzione) investono poco nell’innovazione “alta”, nella prevenzione sugli impianti “alla fonte”, ma preferiscono investire i loro capitali in attività speculative più vantaggiose, e cercano di essere competitivi sui mercati, oltre che con salari bassi, anche riducendo i diritti, con un mercato del lavoro frantumato e precario, dove chi lavora è costretto ad accettare carichi di lavoro sempre più stressanti, e spesso a lavorare a rischio infortuni, senza le più elementari norme di formazione e sicurezza. ..

Sono poche le imprese che rispettano quanto disposto dalle leggi (Testo Unico Sulla Sicurezza) e dai contratti in materia di sicurezza e prevenzione sul lavoro, e non bastano i controlli degli organismi preposti per fare rispettare la legge, visto anche che i datori di lavoro non rischiano più penalmente, ma solo una sanzione amministrativa.

Qualcuno si chiede : dove è finito il senso etico e di utilità sociale del lavoro stabilito dalla nostra Costituzione ? NO, occorre dire che in Italia, la classe capitalista, non ha il senso della solidarietà ed utilità sociale del lavoro, stabilita dalla nostra Costituzione… ignorano il bisogno di sicurezza e prevenzione della salute nei luoghi di lavoro, considerano i danni psicofisici di chi lavora, i morti e gli infortuni sul lavoro così drammatici, come un prezzo inevitabile da pagare per essere competitivi nella globalizzazione… sui mercati mondiali .

COSA FARE ALLORA ?

Credo che vada quindi messa sotto accusa sia tutta l’organizzazione del lavoro “distorta” fondata sulla “legge” del massimo profitto e risparmio dei costi del lavoro, che le leggi che sono state fatte, non a tutela del lavoro, ma per ridurre i costi del lavoro.

In sostanza quello che manca da tempo e che occorre ritrovare è : da una parte un governo politico del Paese fondato sui diritti di chi lavora (centralità del lavoro)… e dall’altra, va sviluppata l’iniziativa e la coerenza del sindacato, che non deve fermarsi alla elezioni delle RLS, alla richiesta di più controlli e di migliori leggi, o alla firma di accordi o protocolli tra le parti sociali ed istituzionali interessate… No il sindacato deve fare il proprio mestiere di sindacalista… attraverso la contrattazione innanzitutto le condizioni di lavoro, gli investimenti prevenivi, la formazione ed addestramento di chi lavora.

Credo quindi che sia il Sindacato di Categoria e Confederale che deve uscire dal “torpore”, tornare ad esercitare un preciso ruolo ! Ripeto, non basta reclamare più interventi di controllo… non serviranno a niente se CONTEMPORANEAMENTE non affrontiamo (come Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori) le cause di fondo di queste stragi, che stanno in una organizzazione complessiva del lavoro distorta, disumana che uccide e quindi c’è la necessità di ritornare con forza a contrattare in ogni azienda le condizioni di lavoro.. del come si lavora, con quanti organici e orari si lavora, del per cosa si lavora...

Su questo tema, il sindacato non deve lasciare sole le RSU/RLS, ma deve promuovere e fare un’attività nuova e straordinaria! Nelle aziende..- nei territori… deve anche fare crescere tra chi lavora la cultura del rifiuto del lavoro a rischio per non morire!

In conclusione, penso quindi, che sia necessaria un’azione straordinaria diretta e coordinata, con una diffusa iniziativa sui luoghi di lavoro che, da una parte, deve creare una nuova cultura di rifiuto di ogni lavoro a rischio da parte di chi lavora, sviluppando una contrattazione continua giornaliera da parte delle RSU/RLS su tutta l’organizzazione del lavoro… dall’altra è necessario abrogare (anche tramite un referendum) la legge Iobs Act e la legge n. 30, perché altrimenti i lavoratori precari sono soggetti ad accettare di lavorare in condizioni di insicurezza ed accettare ogni possibile vessazione imposta dai datori di lavoro, fino a morire di lavoro!

Umberto Franchi

Lucca, 27 aprile 2019

 


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