Home Politica - Democrazia Politica 50 anni dall’autunno caldo 1969/2019 : cosa e’ stato il 69 e quel periodo chiamato “il 68” durato circa 15 anni?
50 anni dall’autunno caldo 1969/2019 : cosa e’ stato il 69 e quel periodo chiamato “il 68” durato circa 15 anni? PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Sabato 05 Ottobre 2019 09:02

Nel 1969 un vento nuovo soffiava in Italia, non erano solo gli studenti ed i gruppi d’avanguardia a scioperare e manifestare nelle piazze, ma a grande massa degli operai un grande movimento di lotta operaio si unì a quello studentesco nel reclamare nuovi diritti , migliori condizioni economiche, professionali, sociali, normative, di organizzazione del lavoro, di riduzione degli orari a parità di salario, di diritto allo studio, di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.

La piattaforma rivendicativa per il rinnovo del Contratto dei metalmeccanici elaborata nel luglio del 1969 prevedeva : la riduzione dell’orario di lavoro da 48 ore settimanali a 40 ore settimanali pagate 48; un incremento di 75 lire orarie uguali per tutti, circa il 30% di incremento delle paghe orarie degli operai ed impiegati, che all’epoca erano tra le 300 e 400 lire; parità normativa operai impiegati; diritto alla elezione del Consiglio di Fabbrica; diritto di assemblea retribuita in fabbrica durante il lavoro…

Arriva l’autunno del 69, e come ogni giovane ventenne, ogni sera uscivo per discutere nel comitato di lotta operai/studenti le iniziative sviluppate a livello locale e generale e quelle da portate avanti ogni giorno.

Il 19 novembre fu fatto uno sciopero generale per la riforma delle pensioni , le vertenze contrattuali aperte, la riforma della casa, la riforma del fisco. Quel giorno L’Italia rimase paralizzata tutto fermo: industria, agricoltura, commercio, scuola, chiusi i negozi, i teatri i cinema, i ritrovi notturni, le televisioni spente… il blocco era totale… sembra un momento epocale dove si avvicinava la trasformazione della società ed il socialismo…

Dopo lo sciopero generale furono firmati uno dopo l’altro i contratti nazionale con tutte le richieste che erano state effettuate… ma le lotte non si fermavano continuavano ogni giorno per sempre nuove rivendicazioni con scioperi a singhiozzo, di mezz’ora si e mezz’ora no, con autoriduzione dei tempi di lavoro e dei carichi di lavoro, con picchettaggi, ecc…

Arrivò anche il 12 dicembre del 69. Ci furono le bombe della Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, con 12 morti, ed altre bombe a Roma messe dai servizi segreti di Stato (SID) in combutta con la CIA americana e con i fascisti Italiani come mano d’opera asservita .
Quelle bombe furono messe per fermare il grande movimento di lotta operaio e studentesco… cercarono di incolpare la sinistra e fare credere al popolo che le lotte in atto anziché portare più diritti e giustizia sociale avrebbero portato alla rovina l’Italia e quindi che andava represso ogni movimento di rivolta sociale..

Il governo dell’epoca , era composto dalla DC e partiti minori come il PRI PSDI , ed
in quel contesto la borghesia rappresentata dai poteri forti capitalistici, ed i servizi segreti “deviati” macchinavano in combutta con la CIA USA ed i fascisti locali sul come fermare il movimento di rivolta nato nel 68. .

Per loro il nemico principale da combattere era il Partito Comunista, la CGIL e tutti i movimenti di sinistra che stavano nascendo. Per questo subito dopo gli attentati dal 12 dicembre 69, decisero di fare ricadere la colpa su alcuni movimenti di sinistra con particolare riferimento agli Anarchici. Per questi motivi, prima Suicidarono Pinelli e dopo Misero in galera Valpreda.

Solo dopo 30 anni è emersa la verità, ma purtroppo come avverrà anche per altre stragi e vicende oscure della storia d’Italia: Gladio, Ustica, Bierre, Italicus, Moro, Bologna, Brescia, ecc… sia i fascisti di Ordine Nuovo che avevano messo la bomba , sia i loro mandanti, sono ancora liberi ed impuniti.
C’era una cultura nuova in me ed in tanti come me. L’impegno sindacale e politico, pubblico e collettivo, mi prendeva tutto , perché il progetto collettivo di cambiamento della società capitalista, era prioritario anche rispetto al proprio personale ed alle questioni familiari.

Nel 1969 e nei successivi anni 70, tutto si faceva in considerazione del fatto che la società capitalista doveva cambiare attraverso trasformazioni economiche, sociali, strutturali, culturali e di potere, per definire un nuovo mondo senza più sfruttati ne sfruttatori, un nuovo sistema socialista alternativo a quello capitalista.

LA POLITICA RIVENDICATIVA ERA SEMPRE AL PRIMO POSTO :

Cosi anche gli anni 70 successivi furono segnati da un gran movimento: si scioperava per ottenere il rinnovo del contratto nazionale, finita la lotta per il contratto, si scioperava per miglioramenti aziendali, trovato l’accordo aziendale si scioperava per le riforme sociali e di “struttura” come si diceva allora. Scioperavano anche gli studenti, scioperavano gli infermieri, le ferrovie, la scuola, tutte le categorie del privato e del pubblico … scioperavano anche i reclusi e scioperavano perfino i soldati ed i secondini…

L’Italia era in conflitto permanente, e si rafforzare l’idea che bisognava cambiare con lo slogan: e ora… e ora… potere a chi lavora!

Militavo nel PCI, ma nelle analisi sulla situazione politica ed i compiti del Sindacato e del Partito , pur mantenendo sempre un grande senso di responsabilità, non ho mai accettato l’idea del “centralismo democratico” vissuto in modo “obbediente”. Cioè l’idea che si può discutere anche dissentire, ma dopo bisognava sempre adeguarci alle decisioni del partito, che in teoria venivano sancite dai Congressi, ma in realtà, generalmente, venivano prese da un ristretto Gruppo Dirigente a livello Nazionale.

Per questo condividevo i motivi politici che stavano alle fondamenta della scissione del Gruppo del Manifesto dal PCI, anche se non ne condividevo la scissione, considerandola un indebolimento del Partito, proprio quando si trovava su una strada ascendente. Pensavo che comunque la battaglia sulla “linea” strategica del Partito , i Compagni della sinistra del PCI dovevano farla all’interno del Partito, come aveva deciso anche il Compagno Pietro Ingrao.

Il 1971, fu un anno di grande lotte: per la cassa Integrazione guadagni nei periodi di sospensione dal lavoro; quattro settimane di ferie; l’abolizione dell’apprendistato; l’inquadramento unico tra operai ed impiegati; le 150 ore per il diritto allo studio; la copertura della contingenza sul recupero del costo della vita al 80%, la tutela e prevenzione nei luoghi di lavoro con lo slogan “la salute non si vende”.
Con queste richieste, assieme al proseguo della contrattazione aziendale ed al riconoscimento del Consiglio di fabbrica che oramai con lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori era stato recepito, diventando di “massa”, i rapporti di forza nei luoghi di lavoro, cambiavano completamente dal capitale verso il lavoro ed i lavoratori facendo crescere una forza nuova contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Ci volsero circa tre anni per ottenere tutto ciò che chiedevamo, ma alla fine del 1974, i lavoratori Italiani avevano “alzato la testa” , ottenendo conquiste importanti ma soprattutto la dignità. Nessun padrone poteva più offendere impunemente chi lavorava, come era successo a mia madre, o dire: fai quello che ti “chiedo” oppure ti licenzio! Sicuramente potevamo dire che i lavoratori italiani erano all’avanguardia rispetto anche ad altri Paesi Europei.

Ma la battaglia per il “cambiamento” si basava sulla conflittualità permanente quindi non finiva mai.
Assieme alle conquiste dei Contratti Nazionali di Lavoro, a quelle sociali, ai nuovi diritti nei luoghi di lavoro, dovevamo sviluppare anche la contrattazione aziendale per cercare di indirizzare la qualità dello sviluppo nonché le sue ricadute nel territorio, in termini occupazionali e di qualità della vita, di qualità dello sviluppo economico e produttivo. L’obbiettivo era quello di passare dalla fabbrica alla società e di creare le condizioni affinché ci fosse stato anche un cambiamento profondo politico nel governo del Paese, con la Sinistra al governo in alternativa alla Democrazia Cristiana ed al suo sistema di potere.

Ma nel Paese vi erano forze molto ostili al cambiamento politico e sociale che facevano capo al potere economico, militare, giuridico, politico, ed agli USA . Essi manovravano i servizi segreti, che a loro volta si inserivano all’interno dei gruppo sovversivi ed eversivi per tentare di rovesciare il regime democratico anche tramite un Colpo di Stato reazionario.

La “strategia della Tensione” andava avanti da Piazza Fontana nel 1969 ed aveva provocato diverse stragi. Inoltre, sia come risposta alle stragi di Stato, che come valutazione politica errata della realtà del Paese, si sviluppò il terrorismo di “sinistra” con particolare riferimento alle Brigate Rosse e della destra soprattutto di Ordine Nuovo, spesso manovrate dai servizi segreti .

Dopo l’ennesima strage provocata dalle bombe sul treno Italicus ci fu un periodo, dove nelle manifestazioni, migliaia di persone gridavano slogan: “ne con lo Stato ne con le Brigate Rosse”. L’equidistanza, era sicuramente funzionale alle Brigate Rosse ma era la realtà.

Nel nostro Paese, il ricorso alla violenza di Stato unitamente al terrorismo nero eversivo ,diventava sempre più abbondante, generando una forte risposta di massa, ma una parte minoritaria di compagni che militavano a sinistra soprattutto in quella extraparlamentare, ma anche nel PCI, scelse la via della clandestinità e del terrorismo.

La cultura e la pratica terroristica delle Brigate Rosse riempivano le prime pagine dei giornali, ma anche i morti ed i feriti innocenti delle stragi fasciste.

Furono molti i militanti della Sinistra Extraparlamentare, che si prefiggevano di dare uno sbocco rivoluzionario alle lotte ed alla realtà del Paese.

Dopo il colpo di Stato in Cile dell’11 settembre 1973 e la scelta strategica del PCI di perseguire la linea del “Compromesso Storco con la DC” nonché lo scioglimento di Lotta Continua avvenuta verso la fine del 75, i vuoti lasciati , furono coperti dal Movimento del 1977, dai Collettivi di Autonomia Operaia. Una Federazione di Gruppi di Base che a quel tempo erano noti per il facile ricorso alla violenza come mezzo di lotta politica .

Ma il movimento del 77 a differenza di del 68/69 a mio parere , distruggeva i sogni di cambiamento strutturali del sistema capitalistico finendo per battersi al fine di volere tutto e subito, senza più porsi il problema del come si lavora, con quanti si lavora, per cosa si lavora, con quale sviluppo con quale progetto di società...

Per un certo periodo il Sindacato continuava a rivendicare normative contrattuali di potere dei CDF, al fine di contrattare gli investimenti per uno sviluppo qualificato, l’occupazione e l’organizzazione del lavoro e gli sbocchi nella società... Ma partire dalla svolta dell’EUR del 1978, anche le OO:SS: iniziarono a indietreggiare dando la possibilità di rivincite e di rimessa in discussione da parte dei padroni di alcune conquiste fatte in precedenza dai lavoratori… con l’inizio delle rivincita padronale.
Credo che già a partire dal 77, sia nata quella cultura che porterà progressivamente negli anni 80/90 da una parte al riflusso “edonistico individualista” e dall’altra alla guerra di classe dall’alto che si svilupperà dopo la sconfitta alla FIAT nell’ottobre del 1980, con grandi processi di ristrutturazione aziendale di delocalizzazioni… e con le politiche di destra che andavano a svilupparsi nel Mondo con la Thatcheter in Gran Bretagna e con Regan negli USA.

Anche i gruppi Dirigenti Sindacali iniziarono gradualmente a sposare l’ideologia della competitività del libero mercato, praticando la “politica dello scambio” : ad ogni rinnovo contrattuale, i datori di lavoro davano qualche cosa rispetto alle nostre richieste ma in cambio chiedevano ed ottenevano di rimettere in discussione vecchie conquiste fatte negli anni 70…. Inoltre la classe Dirigente Sindacale proveniente dalle lotte degli anni 70, comincia a segnare stanchezza… ed a mettere al centro non più il progetto collettivo ma prima di tutto i propri interessi individuali e carrieristici… e la guerra di classe l’hanno vinta i padroni “asfaltando la resistenza operaia” e la capacità di lottare per un vero cambiamento .

Non basta imparare a sognare per essere liberi … bisogna conoscere, partecipare ed esercitare un impegno per trasformare la realtà senza subirla….

Umberto Franchi

Lo scritto sopra riportato è tratto dal mio libro “La Vita e il Sogno”

 


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