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Neoliberismo e disuguaglianze: che fare? PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Venerdì 01 Novembre 2019 17:47

Le disuguaglianze sono le ferite che marcano il nostro tempo, (unitamente alle guerre) sono le principali questioni politiche del presente.

Le disuguaglianze definiscono la possibilità di accesso ai servizi di salute e istruzione economiche, sociali, di genere, di appartenenza etnica. Li troviamo nei territori, nelle fabbriche, nella differenza di opportunità fra città e aree rurali, tra città e periferie marginali.

Sono anche generazionali perché i nostri figli o nipoti devono vedersela con la minaccia di una sopravvivenza di breve/medio termine, su questa terra.

La domanda che credo dobbiamo porci è quella di capire , come mai in Italia e nel mondo capitalista i “benefici” sono distribuiti in modo iniquo, e pur tuttavia , non solo il sistema non crolla ma si ripropone in continuazione peggiorando la situazione ?

Nella contesa mondiale , la spartizione imperialista dei mercati, avviene attraverso le “armi” economiche o extra economiche, pacifiche o belliche, e con l’irruzione della Cina, le centrali dell’imperialismo in America, Asia ed Europa si affrontano senza esclusioni di colpi …

La lotta tra le potenze economiche per la conquista e ripartizione dei mercati, avviene soprattutto, tramite la supremazia negli scambi commerciali (utilizzando anche i dazi) e l’esportazione speculativa dei capitali… ma nonostante la crisi del 2008,

nell’anno 2019, assistiamo ad un crinale, Che non vede la morte del capitalismo neoliberista, ma la sua affermazione con una globalizzazione che tenacemente, mantiene come unica regola, la totale assenza di regole.

E’ dalla caduta del Muro di Berlino, che, in modo progressivo , il neoliberismo economico mondiale avanza … ed ha avuto un effetto di profondo allargamento delle dinamiche delle disuguaglianze, spinte soprattutto dalla deregolamentazione finanziaria e dall’indebolimento della sovranità nazionale degli Stati. In Occidente, sono soprattutto le sovrastrutture economiche e militari non elettive come il FMI, la Banca Mondiale, la BCE, la NATO, che indirizzano le scelte dei vari Stati sempre a favore delle classi economiche ricche e dominanti .

In questo contesto le disparità, si sono allargate con condizioni di povertà ed emarginazione economica da un lato, e spostamento d risorse dai ceti medio/poveri verso ricchi che continuano ad incrementare la loro ricchezza... fino allo scoppio d rivolte popolari come quelle dei gilet gialli in Francia o quelle odierne in Cile.

La finanziarizzazione, è una delle leve più incontrollate del circolo vizioso della disuguaglianza… con l’uso dei soldi non per fare prodotti, ma per fare altri soldi … ed oggi l’1% più ricco della popolazione mondiale detiene il 47% della ricchezza globale… mentre oltre un miliardo di persone non hanno nemmeno il cibo per sfamarsi e due miliardi di persone non hanno una abitazione decente .

ANCHE IN ITALIA , NEGLI ULTIMI 30 ANNI, LA SITUAZIONE ECONOMIA E SOCIALE SI E’ MODIFICATA GRADUALMENTE ED OGGI E’ LA SEGUENTE :

  • Sono ricchi, un il 10% di popolazione che detiene il 55% di tutta la ricchezza presente nel nostro Paese, un 20% di popolazione è agiata, mentre la maggioranza dei ceti medi/poveri si sono ulteriormente impoveriti;

  • Le aziende pubbliche dello stato, i beni pubblici e molti servizi, sono stati svenduti a grandi capitalisti privatizzandole, con grave danno per i cittadini che devono pagare di più per ottenere servizi peggiori come nelle ferrovie , luce, gas, acqua, ecc…;

  • La sanità pubblica è stata in gran parte privatizzata a favore delle cliniche private e quello che è rimasto non è funzionale al bene fondamentale della cura e prevenzione della salute , ma del profitto tanto che negli ospedali le morti dei pazienti sono in crescita, perché gli ospedali sono diventati aziende che devono fare profitti, e si chiamano ASL (Aziende Sanitarie Locali) e non più USL (Unità Sanitarie Locali);

  • La maggioranza delle pensioni sono di fame gran parte dei lavoratori (nonostante quota 100) sono costretti ad andare in pensioni ad oltre 67 anni, contemporaneamente è aumentata la disoccupazione ( diminuiscono di poco quelli iscritti al Centro per l’impiego ed aumentano quelli inattivi che non si rivolgono più ai Centri per l’Impiego perché non credono ad un possibile lavoro tramite il Centro) con quella giovanile al 35%;

  • I morti sul lavoro ogni anno sono oltre 1.000 , ciò a causa della di una organizzazione del lavoro aziendale finalizzata alla ricerca del massimo sfruttamento dell’uomo e senza investimenti adeguati in merito alla formazione, informazione, addestramento dei lavoratori e per la mancanza di investimenti tecnologici sugli impianti al fine di prevenire possibili incidenti;

  • Il lavoro è stato frantumato, delocalizzato, precarizzato, flessibilizzato , con gravi ricadute sulla qualità del lavoro, dei prodotti, e della vita di chi ha un lavoro ed ancora peggio per chi lo ha perso ;

  • I diritti dei lavoratori sono stati distrutti fino alla cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, dando la possibilità ai datori di lavoro di poter licenziare senza un giusto motivo (anche se uno fa sciopero o si ammala) o per motivi economici che l’azienda non è tenuta a giustificare;

  • I salari sono tra i più bassi in Europa ,spesso non viene nemmeno più dato un salario ma elemosine agli stagisti e molti lavoratori sono pagati persino con buoni (voucher) A causa di ciò siamo in deflazione , con la maggioranza delle piccole imprese che sono in crisi a causa del calo dei consumi e di conseguenza della mancanza di commesse.

ALLORA COME CAMBIARE LA REALTA’ ECONOMICA E SOCIALE NEL NOSTRO PAESE ?

Credo che per non mantenere inalterata l’attuale distribuzione e di reddito e di ricchezza, con le conseguenti disuguaglianze, occorre intervenire nella correlazione fra povertà e ingiustizia, violazione dei diritti e politiche economiche/fiscali. Le disuguaglianze sono legate al sistema capitalista barbaro e perverso che impone le sue regole del gioco, e che occorre spezzare !

Ma in Italia, oggi manca una lotta di classe generale ,e le lotte dai vari movimenti nei territori e quelle sporadiche nei luoghi di lavoro, sono quasi sempre segnate da sconfitte o “piccole vittorie” che non mutano la realtà … ed anche quando si vincono referendum come quello per l’acqua pubblica , nella sostanza non cambia niente e le tradizionali identità sociali ,perdono di consistenza e autoconsapevolezza, a favore di un populismo che non intacca i centri di potere ma li rafforza con la guerra tra i poveri e le disuguaglianze tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri…

Ciò che manca , è un movimento sociale e politico rivendicativo dal basso , in grado di sviluppare precise rivendicazioni che tendano ad una redistribuzione reale della ricchezza attraverso incrementi significativi dei salari e pensioni, riduzione degli orari di lavoro, riconquista dei poteri di contrattazione nelle aziende , diritti sindacali del lavoro , miglioramenti dello stato sociale… all’interno di un progetto di conversione ecologica dell’economia e recependo le risorse necessarie con una patrimoniale sui patrimoni di quel 10% di popolazione ricca.

In Italia e nel Mondo , sarebbe necessario cercare di costruire un blocco sociale che accorpi diverse rivendicazioni che risultino incompatibili con il sistema capitalista nelle sue forme attuali, ed allora anche il contenitore partito di classe della sinistra non sarebbe più il solito cartello elettorale perdente … ma lo sbocco naturale sviluppato a seguito delle lotte vincenti.

Bisogna però capire che per fare ciò , il ruolo della classe operaia è ancora centrale e se cade la centralità della classe operaia come classe rivoluzionaria, (perché secondo alcuni è stata modificata l’organizzazione del lavoro), si disinnesca la carica rivoluzionaria del marxismo e si è costretti a ripiegare sull’accettazione dell’esistente”.

Oggi una spinta in avanti dovrebbe darla soprattutto il sindacato Confederale… è la CGIL, che deve uscire dall’attuale ruolo di gestione in termini assistenziali delle ricadute negative sui lavoratori, colpiti dalle scelte padronali… uscire dal solito Tran Tran…

Solo se torneremo ad essere vincenti nelle fabbriche, nelle scuole, nei territori ed a livello generale che sarà possibile costruire un’ampia alleanza di soggetti sociali che consenta di essere vincenti con un programma di reale cambiamento anche alle elezioni politiche Nazionali e di conquistare il governo per lanciare un programma di riforme radicali di sinistra , altrimenti la strada sarà segnata (come succederà domenica con le elezioni in Umbria) dove chiunque vinca ( PD/5S/Leu o Lega/F.lli d’Italia/Forza Italia) faranno comunque politiche economiche e sociali regionali che continueranno ad avere un’impronta liberista di destra !.

Umberto Franchi

Lucca, 25 ottobre 2019

 


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