Home Lavoro Industrie in crisi Vertenza Arcelor Mittal: il sindacato non può restare a guardare !
Vertenza Arcelor Mittal: il sindacato non può restare a guardare ! PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Franchi   
Domenica 10 Novembre 2019 17:29

Conte ha dichiarato di non avere nessuna soluzione in tasca ed ancora prosegue il confronto con Arcelor Mittal... si discute dello “scudo penale” al fine di “non dare ad essa la scusa per andare via” quando invece la Direzione di Arcelor-Mittal ha detto chiaramente che dello scudo penale non gli importa molto ma che va via perché lo Stato Italiano non le garantisce la possibilità di licenziare 5000 operai.

Il governo ha detto che non ha soluzioni, ma a me sembra (spero di sbagliarmi) che anche i sindacati si siano messi nelle mani del governo senza fare proposte chiare...

Credo che se non cambiano atteggiamento, verrà percorsa una strada già vista in altre vertenze : con l’azienda che ridimensionerà il tiro sui licenziamenti potandoli a 2.000/2.500 unità in cambio di consistenti vantaggi economici che il governo dovrà concedere ....

Un possibile accordo in tal senso, ma anche con la cassa integrazione a zero ore anziché i licenziamenti , non potrebbe in nessun modo essere considerata accettabile , perché segnerebbe una netta sconfitta a danno degli operai e delle popolazioni della città di Taranto.

Allora cosa dovrebbe il sindacato nel confronto con governo ?

Non basta avere fatto lo sciopero di 24 ore a Taranto. Occorre far capire che è arrivato il momento di mettere in discussione il ruolo della multinazionale Arcelor-Mittal, alla quale interessa solo il “portafoglio ordini” della ex ILVA e che ha interesse a chiuderla o ridimensionarla per sottrarla ai concorrenti di altre multinazionali dell’acciaio. Il non rispetto di un accordo stipulato solo un anno fa ha questo significato.

Quindi è arrivato il momento di fare capire a chi governa che una positiva soluzione per l’ILVA, non può essere quella che si delinea con Arcelor-Mittal , ma nemmeno quella di un altro passaggio dell’azienda da un padrone privato.

Quindi è arrivato il momento di rivendicare con forza la Nazionalizzazione dell’ILVA al fine di salvaguardare lo stabilimento, l’occupazione, e la salvaguarda dell’ambiente attraverso le bonifiche ambientali con le risorse necessarie che lo Stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti, deve garantire.

l’ILVA va nazionalizzata, ed il programma di interventi con gli intensi investimenti , devono avere delle scadenze precise sotto il controllo degli operai e dei comitati cittadini!

Certo , nazionalizzare l’ILVA significa anche intaccare la “libertà” d’azione dei grandi gruppi imperialisti, che come sappiamo hanno la tutelata dalla UE, del FMI, della Banca Mondiale.... e faranno pressioni sul governo italiano per impedirne la nazionalizzazione... ma è proprio per questo motivo che la FIOM CGIL, FIM CISL, e UILM UIL, dovrebbero subito proclamare uno sciopero generale nazionale con una grande manifestazione a Roma , con al centro la richiesta di nazionalizzazione dell’ILVA.

Occorre costruire nel Paese un vasto movimento di organizzazioni operaie, movimenti, istituzioni, e popolo , affinché l’ILVA venga salvata con la nazionalizzazione . Devono essere per primi gli operai siderurgici, metalmeccanici a portate nelle assemblee sindacali, nelle piazze, le iniziative di lotta e la parola d’ordine della nazionalizzazione di ILVA... ed allora anche il governo non potrà dire “non ho la soluzione in tasca” ... e sarà in grado anche di fare fronte a ogni sollecitazione contraria da parte della UE o proveniente da altri “poteri forti”.

Umberto Franchi

Lucca 9 novembre 2019

 


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