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Report 2019 Casa di Accoglienza di via Godola a Massa: "la sfida dell'inclusione" - dedicato ad Anna Maria PDF Stampa E-mail
Scritto da Associazione Volontari Ascolto Accoglienza (AVAA)   
Sabato 08 Febbraio 2020 18:26

Anche quest'anno, con inverosimile ostinazione, proponiamo il report sull'attività del Centro di Ascolto e della Casa di Accoglienza di via Godola a Massa, reputando che sia un'occasione per riflettere - pur partendo dal nostro punto di vista parziale e minimo - sull'esclusione, perché questo è il vero motivo per cui deve ancora esistere la Casa di Accoglienza di via Godola. Essa purtroppo continua ad essere una necessità.


Troppo spesso infatti nella nostra città si è rifiutata una riflessione seria sulle politiche di inclusione e accoglienza, relegando sempre tutto a politiche fondate sull'emergenza. C'è sempre un politico di turno, ad esempio, che si ricorda della Casa di Accoglienza quando esplode l'emergenza abitativa o l'emergenza freddo, ma nessuno prova poi a fare una riflessione condivisa su come costruire sinergie tra servizi pubblici, privato sociale e volontariato.

Troppo spesso la percezione di insicurezza che abbiamo ci induce erroneamente a pensare che basta togliere dalla visibilità gli esclusi per ottenere in automatico sicurezza e soluzione ai nostri problemi. E tale “sentimento” viene poi amplificato dalla politica, che dovrebbe svolgere invece il ruolo di calmiere e di governo delle paure.

Troppo spesso così la politica ha deciso di percorrere strade che aumentano l'esclusione, senza comprendere invece come nessuna società possa considerarsi sicura se si fonda sulla disuguaglianza e l'esclusione.

Le sole politiche in grado di offrire una coesione sociale forte sono, a nostro avviso, quelle che puntano alla riduzione delle disuguaglianze e delle esclusioni, senza distinzioni di razza, religione e genere.

L'unica strada percorribile per combattere l'esclusione e le disuguaglianze è quella delle pratiche di accoglienza e di inclusione sociale, economica, lavorativa, abitativa, culturale...

Il tema della sicurezza si declina insieme a quello dell'inclusione e dell'ampliamento dei diritti: le politiche che vanno nella direzione di ridurre i diritti e favorire l'esclusione e l'espulsione dalla società generano sempre più insicurezza.

Una società inclusiva invece risponde anche alla percezione di insicurezza che respiriamo nei nostri territori, perché intervenire sulle cause che determinano le disuguaglianze e l'esclusione significa ridurre gli ambiti di marginalità e di devianza.

Siamo consapevoli che costruire una società inclusiva ha i suoi costi, comporta delle trasformazioni, chiede di individuare le priorità... ma sarebbe interessante riflettere sui costi reali delle pratiche di esclusione che noi mettiamo in atto per ridurre le nostre comunità a una sorta di fortini assediati... Non è una scelta neutrale, né noi vogliamo esserlo.

Dicevamo lo scorso anno che “in questo clima culturale l'esperienza della Casa di Accoglienza diventa quanto mai significativa, perché, insieme ad altre realtà del territorio, è l'occasione, non solo per offrire un servizio, ma, soprattutto, per sperimentare direttamente e, far sperimentare agli ospiti, la volontà e la disponibilità all'accoglienza”.

Poiché le pratiche di esclusione sono alimentate anche da narrazioni distorte che, di fatto, impediscono non solo la conoscenza diretta del fenomeno, ma anche e soprattutto delle storie delle persone, riteniamo che l'incontro diretto che alla Casa di Accoglienza si realizza è l'elemento basilare del servizio che offriamo.

L'esperienza della Casa di Accoglienza, pur nei limiti strutturali che essa esprime (ridotta capienza, brevità temporale dell'accoglienza, assenza di una più ampia progettualità per un possibile reinserimento), è infatti l'occasione per provare a porsi accanto a quanti sono esclusi dal sistema sociale, volgendo verso di loro uno sguardo diverso.

Sforzarsi a cambiare la prospettiva con cui siamo abituati a guardare queste dinamiche diventa un esercizio fondamentale nel processo di costruire un modello sociale diverso, a dimensione d'uomo, a dimensione di ultimo, fondato sull'accoglienza per superare le pratiche di esclusione.

Nel raccogliere queste riflessioni o sensazioni non possiamo non ripercorrere alcuni input che ci vengono direttamente dagli ospiti: alcuni abbiamo provato a raccontarli nella raccolta “Voci senza suono... di invisibili” (pubblicati sul sito di AAdP).

Eppure il 2019 ha segnato un momento di crisi non facile: dopo la pausa estiva abbiamo faticato a riaprire la Casa di Accoglienza a causa della difficoltà ad assicurare la copertura di tutti i turni di volontariato, soprattutto di quelli della notte.

Siamo riusciti ad aprirla di nuovo solo il 14 di ottobre, più o meno come lo scorso anno, dopo che era stata chiusa il 1 luglio... ed è stato possibile solo grazie ad uno sforzo di solidarietà che ha spinto molte persone ad iniziare questa avventura di volontariato.

Nello scrivere queste riflessioni pertanto rivolgiamo il pensiero non solo ai volti delle persone che ospitiamo, il cui urlo senza voce denuncia l'esclusione dai diritti di cittadinanza che ogni giorno subiscono, ma anche a quelle donne e quegli uomini che, con il loro dono, si mettono in gioco per incontrare gli esclusi e assicurare loro un servizio che vuole andare oltre la semplice offerta di un pasto e un letto dove dormire. Sono queste persone che rendono possibile l'esistenza del servizio di accoglienza.

Dedichiamo questo Report ad Anna Maria che nel 2019 ci ha lasciati prematuramente. Anna Maria è stata un’anima fondamentale per la nostra associazione: ha contribuito a fondarla e a farla crescere. Per oltre tre decenni ha offerto il suo supporto alle nostre attività di volontariato, lo ha fatto con grande partecipazione umana, mai disgiunta da una grande capacità di analisi del contesto sociale nel quale maturano le povertà, il disagio e le sofferenze delle persone.

Ciao Anna Maria


Il Direttivo AVAA

Massa, 27 gennaio 2020


Colloqui al Centro di Ascolto

Nel leggere i dati del Centro di Ascolto si tenga presente che ormai la sua attività è semplicemente connessa alla possibilità di fruire di un breve soggiorno alla Casa di Accoglienza.

Per essere ospitate alla Casa di Accoglienza le persone devono fare un colloquio il lunedì, presso il Centro Caritas di San Pio X, dalle ore 14.30 alle 16.00, e ricevere l'autorizzazione.

Nel 2019 abbiamo fatto 34 giorni di colloqui, uno in meno rispetto al 2018. La diminuzione deriva dalla decisione di chiudere la Casa di Accoglienza una settimana prima della consueta chiusura natalizia, in risposta ad una serie di comportamenti scorretti assunti da alcuni ospiti nelle settimane di fine novembre - inizio dicembre .

E' questo lo strumento drastico che adottiamo talvolta in extremis per segnalare con forza che si è abbondantemente superato il livello di guardia nei comportamenti; nei confronti degli ospiti responsabili di gravi trasgressioni (nella fattispecie alcune persone si sono presentate alla Casa in forte stato di alterazione da alcool causando disagio agli altri ospiti e ai volontari) adottiamo poi la decisione di sospenderli per alcuni mesi dal diritto a essere ospitati.

Numero totali colloqui

Anno

Giorni

Totale colloqui

Persone

Nuovi accessi



M

F

T

M

F

T

M

F

T

2010

59

244

90

334

137

53

190

69

32

101

2011

52

292

59

351

172

32

204

100

15

115

2012

40

257

54

311

133

33

166

50

16

66

2013

38

253

67

320

136

37

173

65

20

85

2014

41

402

110

512

173

52

225

96

30

126

2015

37

384

74

458

169

34

203

78

14

92

2016

36

329

52

381

155

26

181

58

14

72

2017

37

341

53

394

168

26

194

69

11

80

2018

35

290

38

328

128

23

151

49

9

58

2019

34

253

58

311

107

25

132

39

14

53


Variazioni percentuali dei colloqui rispetto all'anno precedente

 

Periodo

Totale colloqui

Persone

Nuovi accessi


M

F

T

M

F

T

M

F

T

2011 su 2010

19,67%

-34,44%

5,09%

25,55%

-39,62%

7,37%

44,93%

-53,12%

13,86%

2012 su 2011

-11,99%

-8,47%

-11,4%

-22,67%

3,12%

-18,63%

-50%

6,67%

-42,61%

2013 su 2012

-1,56%

24,07%

2,89%

2,26%

12,12%

4,22%

30%

25%

28,79%

2014 su 2013

58,89%

64,18%

60%

27,21%

40,54%

30,06%

47,69%

50%

48,24%

2015 su 2014

-4,48%

-32,73%

-10,55%

-2,31%

-34,62%

-9,78%

-18,75%

-53,33%

-26,98%

2016 su 2015

-14,32%

-29,73%

-16,81%

-8,28%

-23,53%

-10,84%

-25,64%

0%

-21,74%

2017 su 2016

3,65%

1,92%

3,41%

8,39%

0%

7,18%

18,97%

-21,43%

11,11%

2018 su 2017

-14,96%

-28,3%

-16,75%

-23,81%

-11,54%

-22,16%

-28,99%

-18,18%

-27,5%

2019 su 2018

-12,76%

52,63%

-5,18%

-16,41%

8,7%

-12,58%

-20,41%

55,56%

-8,62%


Nonostante questa diminuzione del numero giorni in cui il servizio per accedere alla Casa di Accoglienza è stato aperto, si registra solo una diminuzione del 5,18% del numero di colloqui fatti, a cui corrisponde una riduzione pari al 8,62% delle persone che si sono presentate per la prima volta e del numero totale delle persone contate una sola volta a prescindere del numero di colloqui fatti (-12,58%)1.

Va tuttavia evidenziato l'aumento significativo, rispetto allo scorso anno, sia del numero di donne che hanno sostenuto il colloquio (+52,63), sia dell'incidenza dei nuovi accessi (+40,15%), in particolare quello delle donne (+56,00%)

Ciò sicuramente è un indicatore di ulteriore fragilità e di assenza di risposte valide per quanto riguarda lo stato di marginalità in cui si trovano alcune donne.

Per quanto riguarda il numero medio di colloqui sostenuti dalle singole persone, si nota un lieve incremento: mediamente i maschi sono venuti 2,36 volte in un anno (2,27 nel 2018), le femmine 2,32 (1,65 nel 2018), per un totale di 2,36 colloqui a persona, rispetto a 2,17 del 2018.

Mediamente si sono presentate il lunedì al Centro di Ascolto 9,15 persone, quasi 10, numero questo che non è certo da sottovalutare, alla luce del fatto che le persone si rivolgono al nostro servizio il lunedì esclusivamente per essere ospitati alla Casa di Accoglienza, dove sono disponibili al massimo 9 posti.

Per quanto riguarda il numero di colloqui fatti singolarmente nell'anno, possiamo osservare che nel 2019 le persone che hanno fatto un solo colloquio sono state 64 (81 nel 2018), 30 hanno fatto due colloqui (32 nel 2018), 15 nel hanno fatto tre (13 nel 2018), 5 ne hanno fatto quattro (come nel 2018) e infine 19 persone hanno fatto 5 o più colloqui (21 nel 2018).

Presenza media e incidenza nuovi accessi

anno

Media persone per colloquio

Numero colloqui a persona

Incidenza nuovi accessi


M

F

T

M

F

T

M

F

T

2010

4,14

1,53

5,66

1,78

1,70

1,76

50,36%

60,38%

53,16%

2011

5,62

1,13

6,75

1,70

1,84

1,72

58,14%

46,88%

56,37%

2012

6,42

1,35

7,78

1,93

1,64

1,87

37,59%

48,48%

39,76%

2013

6,66

1,76

8,42

1,86

1,81

1,85

47,79%

54,05%

49,13%

2014

9,80

2,68

12,49

2,32

2,12

2,28

55,49%

57,69%

56,00%

2015

10,38

2,00

12,38

2,27

2,18

2,26

46,15%

41,18%

45,32%

2016

9,14

1,44

10,58

2,12

2,00

2,10

37,42%

53,85%

39,78%

2017

9,22

1,43

10,65

2,03

2,04

2,03

41,07%

42,31%

41,24%

2018

8,29

1,09

9,37

2,27

1,65

2,17

38,28%

39,13%

38,41%

2019

7,44

1,71

9,15

2,36

2,32

2,36

36,45%

56,00%

40,15%


Per quanto riguarda la distribuzione per fasce di età, si registra una diminuzione, rispetto allo scorso anno, delle presenze di persone con età inferiore ai 29 anni, mentre nelle fasce superiori si registra un lieve incremento rispetto allo scorso anno, fatta salva ovviamente la diminuzione dei colloqui. Da registrare, tuttavia, un lieve incremento delle si sono presentate al Centro di Ascolto con età >= 50 anni.

Per quanto riguarda l'incidenza delle nazionalità si registra una lieve flessione degli Italiani (25,69% rispetto al 38,11% del 2018) ed un incremento sia di persone provenienti dal Marocco (33,76% rispetto al 27,74% del 2018) e della Romania (15,43% rispetto al 13,11 % del 2018)

Questi valori devono essere presi con estrema cautela, tenendo conto del numero limitato di persone provenienti da queste nazioni.

Risulta interessante osservare la variazione percentuale dei colloqui per classe di età negli ultimi due quinquenni:

Per quanto riguarda il dato elevato di persone minorenni nel quinquennio 2010-2014 se deve tener conto che nel 2011 abbiamo ospitato per alcune settimane alcuni profughi, su richiesta della Regione Toscana, per cui la diminuzione percentuale sicuramente deve essere considerata inferiore.

L'incremento invece significativo delle persone con età uguale o superiore a 40 anni non può che essere correlato agli effetti a lungo termine della crisi economica e alle sostanziali diminuzioni delle risorse destinate allo stato sociale. Particolarmente preoccupante è l'aumento delle persone ultrasessantenni che si sono rivolte al Centro di Ascolto, segnale sia di impoverimento che di solitudine, del crollo delle relazioni sociali e delle politiche di sostegno alla povertà e all'esclusione.

Se confrontiamo i due ultimi quinquenni per nazionalità, si può registrare un incremento significativo, sia percentuale che numerico, delle persone italiane e del Marocco, con una significativa diminuzione delle persone provenienti dalla Romania.

Questo dato può essere letto da diverse prospettive, tuttavia noi riteniamo che esso vada correlato significativamente con la crisi economica, che ha espulso dal mondo del lavoro molte persone, tra cui un numero non indifferente di cittadini stranieri, sopratutto del Marocco, come emerge spesso nei colloqui che facciamo con gli ospiti della Casa di Accoglienza.

Sicuramente, ma non in misura così determinante, ha contribuito anche la scelta, fatta intorno al 2011, di modificare i criteri per accedere alla Casa di Accoglienza: ferma restando la necessità che sia trascorso un mese dall'ultima ospitalità, il diritto di precedenza, prima determinato dall'ordine di arrivo al Centro di Ascolto, è regolato dai seguenti criteri:

  1. le donne e i minori accompagnati

  2. le persone segnalate dai servizi sociali

  3. le persone che accedono per la prima volta

  4. le persone che da più tempo non accedono ai servizi

  5. a parità di diritto le persone anziane e/o con problemi di salute

L'analisi per nazionalità vuole essere semplicemente l'opportunità per una ulteriore riflessione su quanti si rivolgono ai nostri servizi, che, ripetiamo, sono quasi l'ultimo stadio dell'esclusione: accedere ai dormitori segna il momento più basso dell'esclusione sociale e del depauperamento da ogni minimo diritto.

Per le scelte fatte dall'associazione, infatti, l'esclusione non è mai correlata alla cittadinanza di appartenenza, ma solo e soltanto alla condizione di marginalità in cui una persona vive a prescindere della nazionalità di appartenenza.

Lo slogan “prima gli italiani” non ci appartiene. Preferiamo le parole di don Lorenzo Milani “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

La scelta è quella di stare a fianco degli esclusi … a prescindere della loro nazionalità

Totale colloqui per cittadinanza

 


2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019


ITALIA

73

76

110

97

240

217

151

158

125

111

1358

ROMANIA

164

159

104

96

117

69

55

56

43

48

911

MAROCCO

53

72

65

72

109

113

115

98

91

105

893

TUNISIA

9

11

10

18

13

15

23

25

8

9

141

ALGERIA

4

3

8

7

5

9

11

14

10

3

74

ALBANIA

4

4

3

5

0

6

5

8

5

6

46

POLONIA

2

1

3

6

4

4

3

6

5

0

34

SENEGAL

7

5

1

1

1

0

0

4

7

5

31

MALI

0

0

0

6

0

0

9

3

1

0

19

INDIA

0

0

0

0

0

0

0

0

10

7

17

DOMINICANA (REP.)

0

0

0

0

0

1

3

4

6

2

16

BULGARIA

4

0

2

0

2

5

0

2

0

0

15

SVIZZERA

1

2

0

1

0

2

2

2

0

0

10

SOMALIA

0

2

0

0

0

0

0

0

7

1

10

NIGERIA

0

3

2

0

0

0

0

0

1

3

9

CECOSLOVACCHIA

1

2

1

2

1

2

0

0

0

0

9

PAKISTAN

0

0

0

0

0

0

0

1

5

1

7

ERITREA

1

0

0

0

5

1

0

0

0

0

7

CROAZIA

0

0

0

1

0

0

0

1

3

2

7


Distribuzione percentuale sul totale di un anno per cittadinanza

 


2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

ITALIA

21,86

21,65

35,37

30,31

46,88

47,69

39,74

40,2

38,11

35,69

MAROCCO

15,87

20,51

20,9

22,5

21,29

24,84

30,26

24,94

27,74

33,76

ROMANIA

49,1

45,3

33,44

30

22,85

15,16

14,47

14,25

13,11

15,43

TUNISIA

2,69

3,13

3,22

5,62

2,54

3,3

6,05

6,36

2,44

2,89

INDIA

0

0

0

0

0

0

0

0

3,05

2,25

ALBANIA

1,2

1,14

0,96

1,56

0

1,32

1,32

2,04

1,52

1,93

SENEGAL

2,1

1,42

0,32

0,31

0,2

0

0

1,02

2,13

1,61

SERBIA

0

0

0

0

0,2

0

0

0

0

0,96

NIGERIA

0

0,85

0,64

0

0

0

0

0

0,3

0,96

ALGERIA

1,2

0,85

2,57

2,19

0,98

1,98

2,89

3,56

3,05

0,96

YUGOSLAVIA

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0,64

DOMINICANA (REP.)

0

0

0

0

0

0,22

0,79

1,02

1,83

0,64

CROAZIA

0

0

0

0,31

0

0

0

0,25

0,91

0,64

SRI LANKA

0,9

0,28

0

0

0

0

0

0

0

0,32

SOMALIA

0

0,57

0

0

0

0

0

0

2,13

0,32

PAKISTAN

0

0

0

0

0

0

0

0,25

1,52

0,32

LIBERIA

0

0

0

0

0,2

0,22

0

0

0

0,32

ARGENTINA

0

0

0

0

0,2

0

0,26

0,25

0

0,32

UCRAINA

0,3

0,28

0

0

0

0

0,26

0

0

0


Giova tuttavia notare come l'incremento delle persone italiane non è connesso con la diminuzione delle altre principali cittadinanze straniere (es. Marocco, Romania), come avverrebbe invece se la correlazione fosse legata alle regole di accesso alla Casa di Accoglienza.

Si noti come sia aumentata leggermente la percentuale degli italiani che per la prima volta si sono presentati al Centro di Ascolto.

E' opportuno sottolineare come il dato dell'incremento percentuale delle persone che per la prima volta si sono rivolte al Centro di Ascolto provenienti da Romania, Algeria e Marocco è determinato principalmente da persone residenti in Italia da tempo, che hanno perso progressivamente il lavoro e la casa, e non da persone giunte in Italia da poco tempo o uscite dai percorsi di accoglienza dei profughi.

Interessante il dato che lega il numero dei colloqui fatti con la nazionalità. Il dato significativo, oltre al fatto che gli italiani vengono mediamente 2,09 volte al Centro di Ascolto, le persone del Marocco 2,56, quelle provenienti dalla Romania 3, è legato al fatto che il numero maggiore di colloqui è stato fatto da persone provenienti da nazionalità che incidono poco sul totale.

Ad esempio abbiamo ospitato nel 2019 1 sola persona proveniente dall'India, ma questa è venuta ben 7 volte al Centro di Ascolto (lo scorso anno era venuto 10 volte), stessa cosa vale ad esempio per le persone provenienti da Algeria e Albania.

Possiamo affermare tranquillamente che non esiste una correlazione tra paese di origine e numero di colloqui fatti, l'unica correlazione è lo stato di disperazione maggiore o inferiore.

Per quanto riguarda le richieste e le risposte, è necessario precisare come dal 2016 di fatto abbiamo cessato di distribuire i biglietti di 50km in seguito alle nuove regole imposte da FF.SS., per cui anche le persone che si sono presentate al Centro di Ascolto hanno smesso per lo più di chiederlo, ma questo non significa che non esista una domanda in tal senso.

L'incremento della richiesta di vestiario è dovuto al fatto che per le persone che vengono accolte alla Casa di Accoglienza è possibile accedere anche al servizio dell'Armadio (consegna di vestiti).

Sulla base dei criteri di accoglienza le donne hanno la precedenza, per cui è giustificato il valore più alto percentuale delle risposte positive alle richieste di ospitalità.

La percentuale di non accoglimento della richiesta di ospitalità presentata da donne dipende essenzialmente o dal fatto che la persona non aveva diritto, perché ospitata da meno di un mese, o dal fatto che ha rinunciato all'accoglienza perché non era possibile ospitare il suo compagno, o, infine, perché non le era gradita la presenza di qualche ospite.

Sta di fatto comunque che oltre il 20% delle richieste di ospitalità non possono venire accolte, nella maggior parte dei casi a causa dell'assenza di posti liberi.

Ciò evidenzia - al netto della valutazione positiva che gli ospiti fanno del modo in cui vengono accolti alla Casa di Accoglienza - una criticità del servizio che offriamo, che ha una durata limitata (cinque giorni ogni 30 giorni) e ha un esiguo numero di posti letto (solo nove).

In tal senso riteniamo che sia veramente indispensabile che gli Enti pubblici (Comuni e ASL) inizino a valutare concretamente la necessità di realizzare strutture di accoglienza di bassa soglia, che permettano però un soggiorno differenziato a seconda delle diverse situazioni.

Quasi l'83% delle richieste di accoglienza alla Casa sono state soddisfatte. Per quanto riguarda i non accoglimenti, questi dipendono o dall'assenza di posti liberi (34,69%), o da una precedente ospitalità troppo recente (inferiore ai 30 giorni) (44,90%).

Nei 5 casi di non accoglimento di donne, tre sono dipesi da rinuncia, presumibilmente determinata dal fatto che la donna poteva essere accolta ma non il compagno, per le note regole che ci siamo dati.


Motivazioni della non autorizzazione all'ospitalità in occasione dei colloqui

 


2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019


Alterazione/Ubriachezza

0

2

1

0

1

2

0

1

7

Altro motivo

1

0

1

0

0

1

0

0

3

Assenza posti liberi

8

13

93

81

36

47

18

17

313

Non chiede ospitalità

10

20

39

15

11

1

0

2

98

Ospitato recentemente

42

31

21

20

25

21

28

22

210

Rinuncia

0

8

15

12

10

8

9

5

67

Sospeso

0

5

1

2

0

0

2

2

12


61

79

171

130

83

80

57

49


  

Distribuzione percentuale delle motivazioni della non autorizzazione all'ospitalità

 


2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019


Alterazione/Ubriachezza

0 %

2,53 %

0,58 %

0 %

1,2 %

2,5 %

0 %

2,04 %

0,99 %

Altro motivo

1,64 %

0 %

0,58 %

0 %

0 %

1,25 %

0 %

0 %

0,42 %

Assenza posti liberi

13,11 %

16,46 %

54,39 %

62,31 %

43,37 %

58,75 %

31,58 %

34,69 %

44,08 %

Non chiede ospitalità

16,39 %

25,32 %

22,81 %

11,54 %

13,25 %

1,25 %

0 %

4,08 %

13,8 %

Ospitato recentemente

68,85 %

39,24 %

12,28 %

15,38 %

30,12 %

26,25 %

49,12 %

44,9 %

29,58 %

Rinuncia

0 %

10,13 %

8,77 %

9,23 %

12,05 %

10 %

15,79 %

10,2 %

9,44 %

Sospeso

0 %

6,33 %

0,58 %

1,54 %

0 %

0 %

3,51 %

4,08 %

1,69 %


100 %

100 %

100 %

100 %

100 %

100 %

100 %

100 %


  

Motivazioni della non autorizzazione all'ospitalità - FEMMINE

 


2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019


Altro motivo

0

0

0

0

0

1

0

0

1

Assenza posti liberi

0

1

2

1

0

1

1

0

6

Non chiede ospitalità

2

5

3

0

2

0

0

0

12

Ospitato recentemente

2

3

1

2

1

1

0

2

12

Rinuncia

0

5

9

5

5

4

2

3

33


4

14

15

8

8

7

3

5


 

Le regole che chiediamo di rispettare sono sostanzialmente riducibili a poche norme indispensabili per garantire una permanenza e una convivenza tranquilla: divieto di presentarsi ubriachi o di introdurre alcolici; rispetto degli orari di ingresso; astensione da comportamenti violenti o aggressivi nei confronti di altri ospiti o dei volontari. Ma per una parte dei nostri ospiti, spesso dipendenti ormai dall'alcol e abituati a difendersi con aggressività più che a socializzare con buone maniere, non è facile osservarle. Spesso, come strumento di persuasione a rispettare le regole, ricorriamo perciò alla sospensione temporanea (di norma da 3 a 6 mesi) degli ospiti che hanno introdotto alcol e/o assunto atteggiamenti fastidiosi/aggressivi nei confronti di altri ospiti e/o volontari. Nel 2019 ne abbiamo sospesi 10, contro i 6 sospesi l'anno precedente: motivo dominante lo stato di ubriachezza.


Casa di accoglienza di via Godola

Tenendo conto, come già sottolineato, che la Casa di Accoglienza ospita un massimo di 9 persone dal lunedì al venerdì, i dati di questo servizio risultano essere simili, ma inferiori, a quelli precedentemente illustrati per il Centro di Ascolto, servizio da cui è necessario passare per potere accedere all'ospitalità.

Ospitalità Casa Accoglienza dal 2010 al 2019

Anno

Settimane

Totale Ospiti

Totale Persone

Nuovi accessi



M

F

T

M

F

T

M

F

T

2010

37

234

93

327

146

58

204

78

36

114

2011

40

310

63

373

199

37

236

119

18

137

2012

38

273

58

331

162

39

201

65

18

83

2013

31

218

61

279

133

38

171

61

20

81

2014

40

248

95

343

155

51

206

88

30

118

2015

37

262

66

328

161

34

195

78

13

91

2016

36

255

46

301

154

26

180

59

13

72

2017

37

273

46

319

164

25

189

71

10

81

2018

35

254

36

290

130

22

152

51

8

59

2019

33

218

56

274

106

25

131

37

14

51


Mediamente ogni settimana abbiamo ospitato 8,3 persone, confermando come, pur in fasi alterne, la casa spesso è piena.

Capita abbastanza spesso che la Casa non rimanga piena tutta la settimana: con il passare dei giorni alcuni ospiti decidono di non fare rientro, magari per non incappare in sospensioni a causa dell'aver bevuto; alcuni non riescono a reggere infatti un'ospitalità regolamentata neppure per 5 giorni consecutivi; qualcun altro trova invece altrove ospitalità più lunghe.

Come si può notare non vi è una sostanziale divergenza tra i valori indicati per il Centro di Ascolto e quelli per la Casa di Accoglienza.


Casa di Accoglienza: Valori percentuali delle ospitalità dal 2010 al 2019

 

anno

Media Presenza per turno

Incidenza nuovi accessi


M

F

T

M

F

T

2010

6,32

2,51

8,84

53,42%

62,07%

55,88%

2011

7,75

1,58

9,32

59,8%

48,65%

58,05%

2012

7,18

1,53

8,71

40,12%

46,15%

41,29%

2013

7,03

1,97

9

45,86%

52,63%

47,37%

2014

6,2

2,38

8,57

56,77%

58,82%

57,28%

2015

7,08

1,78

8,86

48,45%

38,24%

46,67%

2016

7,08

1,28

8,36

38,31%

50%

40%

2017

7,38

1,24

8,62

43,29%

40%

42,86%

2018

7,26

1,03

8,29

39,23%

36,36%

38,82%

2019

6,61

1,7

8,3

34,91%

56%

38,93%

 

Casa di Accoglienza: Variazioni percentuali delle ospitalità rispetto all'anno precedente dal 2010 al 2019

 

Periodo

Totale ospiti

Persone

Nuovi accessi


M

F

T

M

F

T

M

F

T

2011 su 2010

32,48%

-32,26%

14,07%

36,3%

-36,21%

15,69%

52,56%

-50%

20,18%

2012 su 2011

-11,94%

-7,94%

-11,26%

-18,59%

5,41%

-14,83%

-45,38%

0%

-39,42%

2013 su 2012

-20,15%

5,17%

-15,71%

-17,9%

-2,56%

-14,93%

-6,15%

11,11%

-2,41%

2014 su 2013

13,76%

55,74%

22,94%

16,54%

34,21%

20,47%

44,26%

50%

45,68%

2015 su 2014

5,65%

-30,53%

-4,37%

3,87%

-33,33%

-5,34%

-11,36%

-56,67%

-22,88%

2016 su 2015

-2,67%

-30,3%

-8,23%

-4,35%

-23,53%

-7,69%

-24,36%

0%

-20,88%

2017 su 2016

7,06%

0%

5,98%

6,49%

-3,85%

5%

20,34%

-23,08%

12,5%

2018 su 2017

-6,96%

-21,74%

-9,09%

-20,73%

-12%

-19,58%

-28,17%

-20%

-27,16%

2019 su 2018

-14,17%

55,56%

-5,52%

-18,46%

13,64%

-13,82%

-27,45%

75%

-13,56%

274 ospiti per settimana corrispondono in totale a 1065 presenze annue: 1065 persone a cui abbiamo dato una cena, la colazione, permesso di farsi ogni giorno la doccia e, sopratutto, accolte e ascoltate.  

Casa di Accoglienza: Totale Presenze dal 2010 al 2019

 

Anno

Giorni apertura

Settimane

Totale Presenze

Presenze medie giornaliere




M

F

T

M

F

T

2010

176

37

1068

437

1505

6,07

2,48

8,55

2011

194

40

1448

284

1732

7,46

1,46

8,93

2012

186

38

1222

269

1491

6,57

1,45

8,02

2013

155

31

1024

289

1313

6,61

1,86

8,47

2014

200

40

1225

473

1698

6,12

2,37

8,49

2015

185

37

1303

330

1633

7,04

1,78

8,83

2016

179

36

1268

227

1495

7,08

1,27

8,35

2017

187

37

1364

230

1594

7,29

1,23

8,52

2018

175

35

1247

179

1426

7,13

1,02

8,15

2019

165

33

1065

272

1337

6,45

1,65

8,1

  

Casa di Accoglienza: variazione percentuali delle presenze rispetto all'anno precedente dal 2010 al 2019

Periodo

Giorni apertura

Settimane

Variazione percentuale totale Presenze




M

F

T

2010 su 2011

10,23

8,11

35,58%

-35,01%

15,08%

2011 su 2012

-4,12

-5

-15,61%

-5,28%

-13,91%

2012 su 2013

-16,67

-18,42

-16,2%

7,43%

-11,94%

2013 su 2014

29,03

29,03

19,63%

63,67%

29,32%

2014 su 2015

-7,5

-7,5

6,37%

-30,23%

-3,83%

2015 su 2016

-3,24

-2,7

-2,69%

-31,21%

-8,45%

2016 su 2017

4,47

2,78

7,57%

1,32%

6,62%

2017 su 2018

-6,42

-5,41

-8,58%

-22,17%

-10,54%

2018 su 2019

-5,71

-5,71

-14,6%

51,96%

-6,24%


Si può notare come sia aumentato leggermente il numero di persone che hanno fatto più turni alla Casa di Accoglienza, confermando la percezione che la situazione delle persone si vada sempre più cronicizzando.

Persone per numero turni di ospitalità fatti in un anno

 


2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019


1 turno

134

152

129

119

126

118

116

115

92

65

1166

2 turni

44

56

42

19

56

46

34

42

28

32

399

3 turni

12

15

19

19

10

17

18

23

12

16

161

4 turni

9

8

10

11

6

10

5

3

11

8

81

5 turni

4

5

1

3

5

3

5

4

3

3

36

6 turni

1

0

0

1

3

2

3

2

3

6

21

7 turni

1

1

0

0

0

0

0

1

3

2

8

8 turni

0

0

0

0

1

0

0

0

1

0

2

>= 9 turni

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

1

Nell'analisi per fascia di età non si nota nessuna particolare discordanza a quanto già illustrato per il Centro di Ascolto: anche in questo caso si registra un incremento di ospiti appartenenti a fasce di età superiori ai 40 anni

Distribuzione percentuale del totale degli ospiti per classe di età

 

anno

0 - 17

18 - 29

30 - 39

40 - 49

50 - 59

>= 60


M

F

T

M

F

T

M

F

T

M

F

T

M

F

T

M

F

T

2010

7,69

27,96

13,46

16,67

24,73

18,96

26,5

16,13

23,55

25,21

18,28

23,24

18,38

11,83

16,51

5,56

1,08

4,28

2011

5,16

23,81

8,31

19,68

25,4

20,64

25,81

26,98

26,01

27,42

14,29

25,2

14,19

6,35

12,87

7,74

3,17

6,97

2012

1,83

6,9

2,72

10,99

12,07

11,18

28,21

24,14

27,49

31,14

37,93

32,33

20,51

18,97

20,24

7,33

0

6,04

2013

2,29

6,56

3,23

12,39

13,11

12,54

22,02

14,75

20,43

31,65

34,43

32,26

24,31

29,51

25,45

7,34

1,64

6,09

2014

0,4

4,21

1,46

8,47

10,53

9,04

16,53

5,26

13,41

28,23

51,58

34,69

33,47

23,16

30,61

12,9

5,26

10,79

2015

1,15

1,52

1,22

4,96

6,06

5,18

16,41

6,06

14,33

30,92

46,97

34,15

31,3

34,85

32,01

15,27

4,55

13,11

2016

0,39

0

0,33

6,27

4,35

5,98

13,33

4,35

11,96

34,12

32,61

33,89

33,73

34,78

33,89

12,16

23,91

13,95

2017

0

0

0

6,59

6,52

6,58

15,02

8,7

14,11

31,14

39,13

32,29

29,67

26,09

29,15

17,58

19,57

17,87

2018

0

2,78

0,34

10,63

8,33

10,34

18,9

8,33

17,59

23,62

41,67

25,86

29,92

27,78

29,66

16,93

11,11

16,21

2019

0

1,79

0,36

5,96

8,93

6,57

14,22

8,93

13,14

32,11

25

30,66

28,9

41,07

31,39

18,81

14,29

17,88

E' interessante notare come la percentuale degli ospiti italiani sia maggiore (37,59%) rispetto agli italiani venuti al Centro di Ascolto (35,69%).


I volontari della Casa di Accoglienza

Come detto in premessa, se dal 1985 è stato possibile assicurare questo servizio di accoglienza, tutto ciò è stato possibile esclusivamente grazie all'impegno dei volontari (e degli obiettori di coscienza quando era in vigore la normativa).

Si deve a tutti loro, con tutti i limiti del servizio che offriamo (durata dell'accoglienza, impotenza a risolvere i problemi reali che stanno a monte della condizione di escluso), il merito di avere assicurato, in tutti questi anni, la presenza di questa struttura, unica nella provincia: un'esperienza che non è semplicemente un servizio offerto, ma l'occasione e l'opportunità di conoscere l'altro e di porsi interrogativi sulle condizioni dell'escluso.

Rispetto ai dati, si tenga conto che il numero totale dei volontari include sia i volontari che operano alla casa di Accoglienza, sia quelli che operano al Centro di Ascolto e nel Centro di Aggregazione di Castagnara, oltre a quelli che contribuiscono alla gestione dell'associazione.

Inoltre il numero complessivo non tiene conto di quanti hanno cessato il servizio durante l'anno, per necessità di prendere una pausa dopo qualche anno di servizio. Lo scorso anno queste cessazioni sono aumentate, creando una criticità forte per l'Associazione e determinando un ritardo nella riapertura della Casa di Accoglienza dopo la pausa estiva.

Per quanto concerne la lettura dei numeri si tenga conto che per scelta non operiamo mai la cancellazione dal registro di volontari di persone che momentaneamente hanno sospeso la partecipazione al servizio.

Ad esempio dalla tabella sottostante risulterebbero 28 volontari che fanno il turno di notte, quando di per sé sono sufficienti 20 persone. Tra queste vi sono persone che fanno un turno solo al mese, altre che hanno sospeso momentaneamente … solo così si spiega la criticità che abbiamo registrato alla ripresa dalla pausa estiva. 

Volontari dal 2010 al 2019

 

Anno

Totale Volontari

Servizio serale

Servizio notturno

Centro di Ascolto


M

F

T

M

F

T

M

F

T

M

F

T

2010

29

29

58

0

0

0

0

0

0

0

0

0

2011

35

40

75

8

13

21

12

0

12

1

1

2

2012

41

40

81

8

15

23

16

0

16

2

1

3

2013

38

35

73

10

19

29

16

0

16

1

1

2

2014

51

45

96

18

27

45

22

1

23

2

1

3

2015

48

46

94

23

34

57

25

2

27

1

1

2

2016

57

44

101

30

28

58

23

1

24

1

1

2

2017

51

46

97

29

26

55

25

1

26

4

3

7

2018

46

39

85

28

34

62

24

1

25

2

2

4

2019

57

48

105

32

41

73

27

1

28

3

2

5


Criticità rilevate e alcune riflessioni di volontari


In tutti questi anni in cui siamo riusciti ad assicurare l'accoglienza alla Casa di via Godola, abbiamo, di volta in volta, ridefinito le regole, cercando di adattarle al contesto mutato della società, dei nostri utenti, della condizione dei volontari.

Il dibattito si è sempre dipanato tra il bisogno di ciascuno di noi di accogliere, il senso di impotenza per non risolvere i problemi e, al tempo stesso, la necessità di coniugare questa esigenza di solidarietà con un livello organizzativo e con una conduzione abbastanza omogenea del servizio.

Un dibattito non facile, che spesso è stato oggetto di frizioni. Le riportiamo pubblicamente proprio come ulteriore elemento di riflessione che va oltre la stessa esperienza della Casa di Accoglienza.

Un dibattito al tempo stesso interessante e ricco di spunti di riflessioni. Esso deve però sottostare a due condizioni importanti: da un lato la necessità di darsi delle regole minime, che sono le stesse che vengono richieste dagli stessi ospiti (altrimenti sarebbe una giungla!); dall'altro la consapevolezza che ogni deroga ad una regola deve essere giustificata, motivata agli ospiti (c'è infatti un tam tam con cui sulla strada le notizie si propagano veloci e spesso incontrollate).

Non ospitare direttamente alla Casa di Accoglienza

Quando fu presa la decisione di ospitare esclusivamente le persone autorizzate il lunedì dopo il colloquio al Centro di Ascolto, con l'eccezione di eventuali ingressi su richiesta dei servizi sociali o di altre associazioni, arrivammo a quella soluzione perché era diventato ingestibile delegare ai singoli gruppi di volontari che si alternano alla Casa la difficile decisione se ospitare o meno una persona (il dover scegliere implica sempre una gestione del conflitto).

In conseguenza di tale decisione, che fu tranquillamente accolta anche dagli ospiti, visto che in molti dormitori veniva già adottata, non vengono più ospitate persone che si presentino direttamente alla Casa di Accoglienza senza la previa autorizzazione del Centro di Ascolto; vi è però il rischio di avere, nel corso della settimana, posti liberi, che non possono essere occupati se non in presenza di una particolare criticità e vulnerabilità.

Alcuni dunque obiettano: “Come è possibile avere posti liberi e lasciare dormire le persone sulla strada?”. Non è mai stata una decisione facile, ma al tempo stesso, quando l'abbiamo assunta, è servita per assicurare la sopravvivenza della Casa di Accoglienza, che rischiava di implodere.

Questa decisione rimanda anche all'assenza, sul territorio provinciale, di strutture simili alla nostra che possano rispondere al bisogno di una ospitalità di bassa soglia.

Ammettere alla cena solo gli ospiti della Casa di Accoglienza

Un'altra decisione assunta è stata quella di ammettere alla cena e a farsi la doccia solo le persone autorizzate ad essere ospitate.

La motivazione di fondo deriva sia dalle piccole dimensioni della Casa di Accoglienza (due soli bagni e un tavolo a mala pena sufficiente per 9-10 persone) che dalla difficoltà ad allontanare poi le persone una volta introdotte alla Casa.

Gli ospiti lo sanno. Sono pochi ormai quelli che chiedono una doccia, ma se accogliessimo anche solo una o due richieste, nel giro di poche sere avremmo la fila fuori della porta.

Per la cena invece, abbiamo sempre richieste, che aumentano via nel corso dei mesi: le persone si accontentano di ritirare un sacchetto col cibo e consumarlo altrove. La regola che ci siamo dati comporta infatti, come conseguenza, la necessità di far consumare una eventuale cena fugace fuori (li chiamiamo “pasti da asporto”), anche quando il tempo è inclemente. Per alcuni volontari è cosa troppo dura da accettare.

Ma dobbiamo essere realisti: come Casa di Accoglienza non siamo in grado di offrire un servizio di mensa serale, né i vicini, che già con fatica tollerano la nostra presenza, sopporterebbero un simile via vai di persone.

E' un equilibrio precario che deve tenere insieme tanti fattori ed evitare che si arrivi ad una implosione stessa del servizio.

Quando poi la richiesta di asporti aumenta di diverse unità, si rischia anche di avere meno tempo e disponibilità verso gli ospiti seduti a tavola per la cena e, presi dalla fretta o dalla preoccupazione che le vivande non bastino, finiamo per servire male gli uni e gli altri, mentre la sola cosa che possiamo fare bene è proprio curare l'accoglienza e la relazione con le persone che settimanalmente ospitiamo.

Non possiamo evidentemente risolvere da soli questa criticità. Dobbiamo cercare di investire il territorio della necessità di creare luoghi dove poter consumare la cena e luoghi dove le persone che non hanno una casa possano fare una doccia... Per noi che abbiamo alcune sicurezze, sembra inimmaginabile la difficoltà di stare sulla strada senza potere farsi la doccia, andare in bagno, se non previa consumazione dentro un bar... Sembrano magari cose insignificanti, ma non lo sono, hanno a che fare con la dignità delle persone.

Attualmente a Massa la doccia può essere fatta tre giorni la settimana alla mensa: forse dovrebbe essere valutata la possibilità di ampliare questo servizio...

Presso la Parrocchia di San Sebastiano si è strutturato un servizio di fornitura di una cena fredda ogni sera: anche in questo caso si potrebbe valutare se può essere ampliato o migliorato...

Occorre certo sollecitare l'Amministrazione comunale, che non può continuare ad ignorare questa problematica.

Ma occorre anche creare sinergie con i servizi caritativi già esistenti nelle due parrocchie, sia per potenziare ciò che già c'è e non creare doppioni, sia per evitare la presunzione di voler fare da soli, di voler fare tutto, di credere che noi lo facciamo meglio...

Tendere ad una omogeneità di comportamenti

E' questa un'altra criticità. Né noi né i nostri volontari abbiamo competenze professionali né una formazione specifica. E' naturale quindi che ciascuno si rapporti al servizio con la propria visione di solidarietà, con la propria sensibilità, col suo particolare approccio relazionale.

Anche se non è facile, è pertanto indispensabile che ciascun gruppo di volontari tenda ad una omogeneità di comportamenti, almeno per quanto concerne il rispetto di queste regole comuni. “Ieri mi hanno fatto cenare alla casa, perché oggi no? Siete razzisti!” è infatti l'obiezione inevitabile ogni volta che i gruppi di volontari assumono comportamenti diversi.

Cercare di uniformarsi alle regole che la maggioranza si è data serve dunque a prevenire conflitti e a non mettere in difficoltà altri gruppi (non tutti i gruppi sanno gestire eventuali conflitti).

E' legittimo poi aprire tra noi un confronto e un dibattito tra posizioni diverse: solo così potremo infatti capire quando è giunto il momento di modificare una regola; ma dobbiamo deciderlo insieme, e non ognuno per conto proprio...

Il periodo troppo breve di ospitalità

Un'altra criticità spesso segnalata dagli ospiti riguarda la durata dell'ospitalità: solo 5 notti.

E' un limite di cui siamo consapevoli. Anni fa non era così, eravamo aperti sia il sabato che la domenica, grazie soprattutto alla presenza degli obiettori di coscienza, che ci permettevano di assicurare l'apertura della casa nei due giorni, sabato e domenica, in cui più difficile è trovare volontari disponibili.

Venuta meno l'obiezione di coscienza, sono emerse le difficoltà di garantire un servizio dignitoso e stabile il sabato e la domenica, per cui abbiamo scelto, per forza maggiore, di chiudere in questi due giorni.

Altri contributi

Andrea richiama l'attenzione su due aspetti di seguito sintetizzati:

a) Sollecitare risorse e investimenti pubblici

C'è ormai una paura generalizzata circa la possibilità che aiutare un consistente numero di persone in stato di indigenza o fragilità possa portare alla “sottrazione” di risorse pubbliche statali e/o locali destinate ai cittadini residenti nel nostro Paese.

Ritengo invece che la gestione in comunione della questione “marginalità sociali” sia l’unica soluzione intelligente, prima ancora che ispirata ad un senso di umanità, per far sì che le politiche di intervento offrano prospettive a lungo termine per una limitazione del disagio dei soggetti più deboli con problemi abitativi.

Come scriveva qualcuno: “Quando coloro che vedono diminuito il proprio tenore di vita penseranno che i colpevoli di ciò sono le persone che vivono in condizioni addirittura peggiori, è compiuto il capolavoro delle classi dominanti”.

Leggevo in un recente articolo che in Italia esistono milioni di alloggi nuovi e non utilizzati e, nonostante ciò, si continua a edificare non so più quanti metri quadri al giorno. Una bella contraddizione!

Per l'esperienza di volontariato ormai più che triennale presso la Casa Accoglienza dell’Ass.ne AVAA, mi sono reso conto che i costi della messa a disposizione di un alloggio per il pernottamento di persone senza fissa dimora sarebbero molto contenuti per l’amministrazione pubblica. E sicuramente sarebbero irrisori di fronte ai problemi che altrimenti permarrebbero nella società in caso non si investisse sull’accoglienza, con i relativi costi, sia finanziari che morali, psicologici, di pacifica convivenza e sicurezza per tutti. Ma dovrebbero anche essere accessibili a tutti. O vogliamo forse porre come criteri di selezione la cittadinanza, la residenza da lungo periodo nella zona presa in considerazione? Quindi non meriti individuali, ma unicamente condizioni favorevoli o sfavorevoli avute in sorte dalla nascita?

b) Far conoscere di più le “buone prassi” dell'A.V.A.A

Grazie agli interventi e alla dedizione sulle tematiche sociali, i volontari che chiamerei per “anzianità di servizio” lo “zoccolo duro” dell’associazione hanno saputo coordinare una fattuale realtà di convivenza ove le più informate ricerche teoriche sui principi dell’integrazione multi-etnica e multi-culturale si sono tradotte sicuramente in “buone pratiche” di volontariato che ho avuto l’onore di conoscere prendendovi parte come aiutante.

Vorrei che la realtà del Centro di Ascolto e della Casa di Accoglienza fosse maggiormente a conoscenza non solo della cittadinanza del mio Comune, ma anche delle professionalità impiegate nel settore dei servizi sociali, del “welfare”, come si dice oggi, e di tutti coloro che in generale si occupano del disagio dovuto a condizioni psicologiche spesso cristallizzate nelle personalità dei meno fortunati di noi costretti a vivere sulla strada e con espedienti continui.



Fare rete e curare la formazione

Marco, che ha ripreso il servizio alla Casa di Accoglienza quest'anno, sottolinea come non sia indifferente il numero di volontari che si alternano nei singoli turni. Ciò nonostante, sia per il tipo di servizio che viene offerto, ritiene come sarebbe quanto mai proficuo stabilire una rete di collaborazione con le diverse associazioni del territorio.

Al riguardo giova ricordare come, ad esempio, da anni con gli scouts dell'AGESCI assicurano la copertura di un turno di notte e la partecipazione di alcuni ragazzi nei turni serali, così come la parrocchia di Marina di Massa assicura alcuni turni serali e, da quest'anno, l'Azione Cattolica Diocesana abbia assunto la decisione di partecipare ad alcuni turni di notte.

Al tempo stesso Marco sottolinea un altro aspetto importante: la formazione. Un tempo abbiamo insistito molto di più su questo fronte, non tanto su una formazione tecnica, quanto più su una formazione connessa all'accoglienza e all'ascolto. Crediamo che l'invito di Marco debba essere concretamente accolto e inserito nei programmi di attività del 2020.

Il contributo di Fabrizio: l'esperienza alla Casa di Accoglienza

Colgo l'occasione per scrivere due righe in merito all'esperienza personale che da diversi anni sto facendo alla casa. Sicuramente l'esperienza fatta in questi anni con questa allegra "armata Brancaleone " mi è servita molto anche sul piano personale, dandomi la possibilità di interagire con persone di diverse estrazioni sociali, di condizioni personali e economiche quasi nulle.

I primi anni sono stati i più belli e interessanti in quanto gli ospiti erano molto più aperti al dialogo e più disponibili a raccontare le loro esperienze personali, lavorative e in alcuni casi anche molto forti come il carcere e l'uso di droghe e alcool.

Successivamente negli ultimi anni, forse per la maggiore presenza di ospiti stranieri, questa esperienza sta a poco a poco scemando e di questo ne sono dispiaciuto.

Sicuramente anche gli ospiti stanno vivendo le stesse sensazioni di tutti noi nella società attuale, fatte di chiusura nei rapporti umani, mancanza di vita sociale e disinteresse per gli altri. Prova ne sono le continue persone sempre più disperate che pensano di risolvere i loro problemi con l'alcol.

Nonostante tutto mi sento sempre di consigliare questa esperienza ad altre persone.

Quando racconto della mia esperienza alla casa sembra che stia parlando di una cosa lontana da chi mi ascolta.



Leggi il Report completo



1Come ogni anno nel proporvi i dati distingueremo il numero totale dei colloqui o delle ospitalità dalle singole persone che fruiscono di questi servizi, contate una sola volta a prescindere del numero di accessi che hanno fatto al Centro di Ascolto o alla Casa di Accoglienza. Tra queste poi indagheremo le persone che per la prima volta hanno fatto accesso ai servizi.






Associazione Volontari Ascolto e Accoglienza (AVAA)

Indirizzo sede: Via Quercioli 77

Centro di Ascolto – via Quercioli 77 - 0585-792909 (lunedì 15.00-17.00)

Casa di Accoglienza – via Godola 6 – 0585-790924 (lunedì-venerdì 19.00-07.00)

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Materiale di documentazione è pubblicato sul sito dell'AAdP alle seguenti pagine web:


 


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