Home Editoriali notiziario Nove tesi e una traccia per un orientamento nonviolento durante e contro l'epidemia in corso
Nove tesi e una traccia per un orientamento nonviolento durante e contro l'epidemia in corso PDF Stampa E-mail
Scritto da Peppe Sini   
Venerdì 20 Marzo 2020 18:45

"Todo despareciò: cambiò la suerte

voces alegres en silencio mudo:

mas aun el tiempo da en estos despojos

espectaculos fieros a los ojos:

y miran tan confusos lo presente,

que voces de dolor el alma siente"

(Rodrigo Caro, Cancion a las ruinas de Italica, vv. 29-34)

1. Disinquinare il linguaggio

Dinanzi a questioni complesse occorre ragionare, non ripetere meccanicamente motti insensati.

Chi continua a vociferare che "siamo in guerra" e che "andrà tutto bene" con le sue parole rivela solo di essere un fascista ed un irresponsabile, ovvero una vittima della violenza e della stupidità dei potenti.

Non siamo in guerra, ed anzi siamo di fronte a una tragedia che richiede all'umanità di cessare tutte le guerre e di unirsi in un impegno comune per il bene comune, che richiede all'umanità la scelta dell'universale fraternità e sorororità: la scelta nitida e intransigente, concreta e coerente, della nonviolenza accudente e liberatrice.

E non andrà tutto bene se non vi sarà l'impegno persuaso ed attivo di ogni persona, di ogni cellula sociale, di ogni struttura civile e di ogni istituzione democratica a fare al meglio quanto possibile e necessario secondo scienza e coscienza: a contrastare tutte le morti e tutte le iniquità, a prendersi cura di ogni persona e dell'intero mondo vivente, unica casa comune che abbiamo.

Abbandonare il linguaggio bellico è uscire dall'ideologia della violenza, è iniziare a pensare e praticare la condivisione del bene e dei beni, la responsabilità nella verità, la pace con mezzi di pace, il diritto come riconoscimento di dignità ed eliminazione degli abusi, la solidarietà come liberazione comune dall'oppressione e come convivenza di tutte e tutti nel riconoscimento dell'eguaglianza di diritti e della preziosa diversità di ogni persona.

Abbandonare la falsa consolazione delle ingenue illusioni è uscire dalla subalternità al disordine costituito ed assumere nelle proprie mani il compito di inverare l'umanità dell'umanità.

Dire la verità.

Negare il consenso alla menzogna e all'abuso.

Opporsi a tutti i poteri oppressori.

Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

2. Le tre verità del coronavirus

Ernesto Balducci ci richiamò una volta a riconoscere "le tre verità di Hiroshima": che l'umanità è ormai unificata in un unico destino di vita e di morte, che il dovere di fare la pace e l'istinto di conservazione ormai coincidono, che la guerra è uscita per sempre dalla sfera della razionalità.

La vicenda del coronavirus conferma e rimodula quelle tre verità.

In primo luogo ci richiama alla fragilità costitutiva di ogni sistema vivente, di ogni essere vivente, e quindi di ogni essere umano. Da questo riconoscimento della nostra fragilità costitutiva discende il primo valore morale e civile: il dovere della comune solidarietà, il compito di prendersi cura di chi ha bisogno di aiuto, riconoscere ed inverare il diritto di ogni essere umano alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

In secondo luogo ci richiama alla fragilità costitutiva di ogni struttura sociale, di ogni costruzione culturale, di ogni assetto istituzionale. La civile convivenza, il morale condursi, la democrazia come metodo e come sistema, il nesso tra giustizia e libertà, sono impegno diuturno che richiede vigilanza critica, comprensione e cura reciproca, generosa disposizione a privilegiare il bene comune anziché l'appropriazione privata e l'esaurimento delle risorse - quelle naturali, ma anche quelle culturali, storiche, civili - necessarie a tutte e tutti la cui preservazione e riproduzione sociale è il fondamento stesso della vita dell'umanità.

In terzo luogo ci richiama alla fragilità costitutiva del mondo vivente: da decenni ormai l'umanità sa che può distruggere se stessa e desertificare irreversibilmente questo che a nostra conoscenza è l'unico mondo vivente. Che questo crimine non sia mai compiuto.

Ci convoca quindi a cogliere il nesso che lega insieme in un unico nodo guerre e fame, armamenti e carestie, dittature e migrazioni, razzismo e schiavitù, sfruttamento dell'uomo sull'uomo e distruzione della natura, consumismo sfrenato e disastro climatico.

Ci convoca a contrastare non solo un modello di sviluppo insostenibile per l'umanità e per la biosfera, non solo un modo di produzione iniquo e onnidistruttivo, ma anche il consumismo illimitato delle classi proprietarie e l'accecamento e le mutilazioni che esso impone, ma anche l'alienazione e la furia della società dello spettacolo, ma anche l'ideologia e le prassi della falsa coscienza e dell'universale mercificazione.

In breve: come ogni evento disvelatore, come ogni grande tragedia - momento di lutto e di decisione, apokalipsis e kairos -, l'attuale frangente ci convoca a una scelta, a una conversione, a una metanoia: ci convoca alla scelta della nonviolenza.

3. Economia ed ecologia, chiudere il cerchio

Da insieme di regole per la gestione della casa l'economia nel corso della storia si è fatta scienza del sistematico sfruttamento dell'uomo sull'uomo e della crescente ed illimitata rapina e devastazione di una natura invece limitata ed esauribile; dire capitalismo è dire universale asservimento, progressiva ed irreversibile distruzione della biosfera e con essa dell'umanità intera. Al totalitarismo intrinseco ed onnidivoratore del capitale astratto occorre opporre la gestione socialista della produzione e della riproduzione sociale, del rapporto tra umanità e natura, custodendo le fonti della vita, condividendo le risorse necessarie, garantendo ad ogni persona la soddisfazione dei suoi bisogni e ad ogni persona chiedendo di contribuire al bene comune secondo le sue capacità.

Economia deve divenire norma di tutela della casa comune che è il mondo che abitiamo, e di gestione, preservazione e riproduzione della vita, e per questo deve essere illuminata dall'ecologia, come scienza e sapienza dei limiti e del valore della casa comune, il mondo vivente di cui l'umanità è parte e custode.

Usare dei concetti di giustizia sociale ed ecologica, di capacità di carico e di impronta ecologica, per ridefinire ciò che si può fare e ciò che non si può fare; abolire alcuni consumi, ridurne drasticamente altri, ricostruire la convivialità su basi di uguaglianza di diritti e dignità e di universale accudimento.

4. Sapere e sapienza, techne e psiche

Molto ha da farsi perdonare la scienza che si è prostituita alla violenza, ha approntato risorse alla violenza, ha costruito ideologie e prassi di violenza, ha "naturalizzato" la violenza dei potenti contro l'umanità facendosi merce e strumento di oppressione.

Nulla è neutrale, nemmeno la scienza, e meno che mai la tecnologia. Ma la scienza è anche un bene e un valore: interrogarsi e cercare, comprendere e comunicare, discutere e condividere, sperimentare e criticare, tramandare ed estendere le conoscenze, tutto ciò costituisce il primo passo dell'ominizzazione e il primo impegno della civiltà; e tecnica può essere realizzare ciò che è utile a tutte e tutti, ciò che è buono per la vita.

Quando diciamo "in scienza e coscienza" questo intendiamo: che il sapere va unito alla sapienza, che è altro nome della saggezza, della generosità, dell'universale riconoscimento e riconoscenza, dell'universale benevolenza.

5. Morale e politica. Da Machiavelli al principio responsabilità

Non tutto ciò che si può fare va fatto. Non tutto ciò che è reale è razionale. Non tutto ciò che è vero è giusto.

Quello tra morale e politica è un altro cerchio da chiudere. Machiavelli ci ha rivelato la verità effettuale dell'agire dei potenti, occorre che alla violenza dei potenti il movimento delle oppresse e degli oppressi opponga la sua verità - la verità di cui solo le vittime sono portatrici - e la sua lotta, la lotta per l'universale liberazione, che coincide con l'impegno per il bene comune dell'umanità; la lotta nonviolenta per l'estinzione di ogni violenza; la lotta nonviolenta che invera la democrazia che è insieme conflittuale e cooperativa; la lotta nonviolenta che pratica la coerenza tra i mezzi e i fini.

Etica e politica devono ormai ricongiungersi.

6. Contro la solitudine

Convocano alla nonviolenza le catastrofi. Chiamano ogni persona di volontà buona ad un'assunzione di responsabilità.

Alla decisione di non abbandonare nessuno alla solitudine, alla paura, al dolore e alla morte.

Alla decisione di fare la politica dell'umanità.

E quindi alla decisione di opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni, al razzismo e a tutte le persecuzioni, al maschilismo e a tutte le oppressioni.

Alla decisione di lottare in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, in difesa dell'intero mondo vivente unica casa comune dell'umanità intera.

7. L'ora della nonviolenza. L'antibarbarie

Alla barbarie dei poteri dominanti opponiamo la scelta della nonviolenza che convoca al primo dovere: rispettare e salvare tutte le vite.

Alla violenza dei poteri dominanti opponiamo la scelta della nonviolenza che convoca al primo dovere: rispettare e salvare tutte le vite.

Alla stoltezza ed all'irresponsabilità dei poteri dominanti opponiamo la scelta della nonviolenza che convoca al primo dovere: rispettare e salvare tutte le vite.

8. Che fare

Salvare le vite, prendersi cura del mondo, opporsi a tutte le violenze, porsi dalla parte delle vittime, essere responsabili per ogni altra, per ogni altro (poiché l'altro di ogni altro sei tu, e la regola aurea della morale e': agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te).

é la lezione del femminismo, che è il massimo inveramento storico e la corrente calda della lotta nonviolenta per la liberazione e la salvezza dell'umanità.

é la lezione dell'ecologia, che è la nonviolenza nella relazione non solo tra persona e persona ma anche tra umanità e mondo vivente.

é la storia e il messaggio del movimento di liberazione delle oppresse e degli oppressi, del movimento socialista e libertario, che nella sua teoria e nella sua prassi afferma il nesso inscindibile tra libertà, eguaglianza e solidarietà, ovvero la responsabilità che ogni essere umano riconosce e raggiunge, la condivisione del bene e dei beni, l'inveramento della civiltà nella misericordia, il riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani.

9. In pratica, qui e adesso

Ragionare con la propria testa e praticare la virtù dell'attenzione e della benevolenza.

Il primo dovere è salvare le vite, e quindi prendersi cura in primo luogo delle vite delle persone più in pericolo.

E quindi:

  1. seguire le regole di condotta personale che ragionevolmente contrastano nel modo più efficace il diffondersi del contagio; ed approntare gli interventi sociali e legislativi affinché tutte le persone possano farlo, e nessuna persona sia esposta al contagio perché priva di alloggio, di cibo e degli altri beni essenziali per la vita.

  2. al livello della produzione e riproduzione sociale, delle decisioni collettive, dei pubblici servizi, delle istituzioni democratiche: approntare tutti gli interventi che garantiscano la vita delle persone, l'assistenza e le cure necessarie a chi ne ha bisogno, il mantenimento dei diritti umani e dello stato di diritto cosi' come sanciti dalla Costituzione della repubblica.

  3. non delegare la riflessione e le scelte ai potenti e agli "esperti" del principe, ogni essere umano è un essere pensante, ogni essere umano ha una intelligenza, una coscienza e una responsabilità.

  4. pensare seriamente i propri pensieri, ascoltare con attenzione e vagliare criticamente le informazioni e le opinioni altri, dire la verità.

  5. quindi anche preparare fin d'ora un'alternativa democratica, antifascista, nonviolenta al peggior parlamento nella storia della repubblica e ad un governo che per metà è composto da metà del governo precedente, quello scellerato che nel 2018-2019 impose mostruose antileggi razziste e commise abominevoli crimini contro l'umanità. Si torni al più presto alla legalità costituzionale. Si torni al più presto alla democrazia e alla civiltà. E quindi preparare fin d'ora una coalizione antifascista e nonviolenta (le due parole sono in realtà sinonime, ma è meglio esplicitarlo) che con un programma ecologista, femminista, socialista e libertario si proponga l'obiettivo di ripristinare la piena vigenza della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, la piena attuazione del suo dettato, del suo spirito, del suo programma.

  6. praticare la solidarietà: chi ha qualche risorsa la condivida; chi sa qualcosa di utile la dica; chi può fare qualcosa di buono lo faccia. Chi salva una vita salva il mondo.

10. ALcune letture, in guisa di postilla

Cio che è proprio dell'umanità è l'uso del linguaggio, e ciò che resta del linguaggio è la scrittura. Per questo occorre leggere i libri. Senza i libri non vi è memoria, senza memoria il sapere muore e l'umanità si disumanizza. Occorre leggere i libri per conoscere e interpretare, per comprendere e valutare, per sapere di più e per ragionare meglio.

E tra i libri che possono essere più utili: Guenther Anders, L'uomo è antiquato; Hannah Arendt, Vita activa; Albert Camus, la peste; Ivan Illich, La convivialità; Hans Jonas, Il principio responsabilità; Vandana Shiva, Il bene comune della Terra; Susan Sontag, Malattia come metafora e Dinanzi al dolore degli altri; Simone Weil, La prima radice; Virginia Woolf, Le tre ghinee.

Ma anche: Lucrezio e Leopardi, Diderot, i Manoscritti economico-filosofici del 1844, gli scritti e le lettere di Rosa Luxemburg, Ernst Bloch ed Herbert Marcuse, e necessariamente: I sommersi e i salvati e tutte le altre opere di Primo Levi, Arcipelago Gulag e i Racconti della Kolyma, Omaggio alla Catalogna e le Memorie di un rivoluzionario, Vita e destino, e i libri di Nuto Revelli, e tutte le opere di Franca e Franco Basaglia, i seminari di Foucault, i molti scritti di Luce Fabbri ancora da tradurre in italiano.

Ed ancora, sul nostro esistere e consistere: tutte le tragedie greche, Don Chisciotte, Il nipote di Rameau, Bartleby lo scrivano, Dostoevskij e Tolstoj, Kafka.

Ed anche almeno l'antologia a cura di Adriana Cavarero e Franco Restaino sulle filosofie femministe, e il libro di Wanda Tommasi su I filosofi e le donne.

Tra i grandi programmi politici di emancipazione dell'umanità: il discorso della montagna, le molte decisive pagine contro la guerra di Erasmo, La ginestra, il Manifesto del partito comunista, Le tre ghinee, Il secondo sesso, il libro di Giuliano Pontara su Gandhi e tutti quelli di Vandana Shiva.

E vorremmo ancora aggiungere alcuni libri di Giulio A. Maccacaro, di Norberto Bobbio, di Pietro Ingrao, di Luigi Ferrajoli; di Simone de Beauvoir, di Laura Conti, di Carla Ravaioli, di Luce Irigaray. Ma fermiamoci qui.

E infine un solo libro che li riassume tutti: Gli ultimi giorni dell'umanità di Karl Kraus. Che ci parla non solo della prima guerra mondiale, ma del nostro presente e del nostro futuro, dell'orrore del mondo e della follia di cui siamo vittime, e ci convoca ai nostri doveri.

Ma tutti i grandi libri sono utili, sapendo che nessuno ha tutta la verità ma tutti ne recano una parte, e che quella parte già dischiude il cammino al vero, al giusto, al bene.

Salvare le vite è il primo dovere. Chi salva una vita salva il mondo.

Sii tu l'umanitàcome dovrebbe essere. Sii tu la nonviolenza in cammino.

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

Viterbo, 17 marzo 2020

 


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