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A Proposito di Vespa dico la mia PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Michelucci   
Giovedì 19 Novembre 2020 21:23

“IL COMMENTO VE LO MANDIAMO NOI”.

Così una disposizione alla stampa del Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) del 23 settembre 1939, nella quale si invitava i giornali a pubblicare un discorso del Duce, dicendo che “poteva essere commentato”, salvo informare appunto che “Il commento ve lo mandiamo noi”.

Questo era il consenso ad una dittatura che l’incredibile Vespa dimentica quando afferma per il suo ultimo libro: “racconto gli anni del consenso: Mussolini ha avuto un consenso enorme, all’estero e anche in Italia, per le sue opere sociali. Ha creato i contratti nazionali, l’Inps, la settimana di 40 ore”.

Come si può in effetti parlare di consenso ad una dittatura lo sa solo uno storico come lui, accostare i due concetti è davvero improprio logicamente, e purtroppo lui i suoi pareri li esterna su un palcoscenico enorme come quello televisivo, e addirittura è ben pagato per ciò. Cosa da incazzarsi fino a piangere. Un antifascismo democratico vero e non di parata dovrebbe contestare con denunce le irresponsabili prese di posizione pubbliche di un tale personaggio. L’ANPI lo fa nelle sue sezioni e a livello nazionale. Ma le forze politiche sembrano dileguarsi.

C’è da chiedersi: Perché non avviene?

Un libro storico semplice e ben costruito con riferimenti a documenti, Francesco Filippi “Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo”, Bollati-Boringhieri, 2019, ha recentemente smascherato tutte le falsità che celebrano un Duce al fondo buono, lo segnalo per chi volesse avere a portata di mano un buon manuale scientifico per rispondere alle idiozie di chi non può che essere qualificato come filofascista.

Ma la disposizione citata sul “Il commento ve lo mandiamo noi” è ripresa da Giancarlo Ottaviani, “Le veline di Mussolini”, ed. Stampa Alternativa, 2008. Un libro anche divertente. La sinistra in effetti ha deriso e sorriso del fascismo, forse errando, e i rigurgiti dei nostri tempi ce lo stanno a dimostrare. Il fascismo non va invece mai preso sottogamba, pur concedendoci di continuare a sorriderne.

Ecco alcune perle dal libricino di Ottaviani:

  • disposizione Min. Stampa e propaganda 26.6.1935: “Non pubblicare fotografie di Carnera a terra”.

  • disposizione Min. Stampa e propaganda 26.12.1936: non occuparsi mai di nessuna cosa che riguardi Einstein”.

  • disposizione Min. Stampa e propaganda 14.8.1937: “nelle corrispondenze dalla Sicilia non si deve pubblicare che il Duce ha ballato”.

  • disposizione Minculpop 17.7.1939 : “Non pubblicare fotografie e disegni di donne raffigurate con la cosiddetta - vita di vespa -. Disegni e foto devono rappresentare donne floride e sane”.

  • disposizione Minculpop 26.1.1943: “è fatto divieto assoluto di pubblicare commenti o critiche sull’affollamento dei mezzi di trasporti urbani”.

  • disposizione Minculpop 1.6.1943: “non occuparsi per ora di questioni concernenti l’avanspettacolo e le riviste di teatro”.

  • disposizione Minculpop 23.6.1943: “non occuparsi di edizioni italiane di opere di Tolstoj, Dostoevskij, ecc.”

Quello che si imponeva alla stampa era chiaramente il risvolto di un atteggiamento quotidiano nella società dove il Regime comportò una clima poliziesco di denunce, calunnie, spiate, paura, condanne, etc. gestite dal potere, per cui ritengo assurdo in ogni qual modo poter parlare di consenso.

Basti questo piccolo esempio tratto dal mio lavoro “Storie di antifascisti (dal Casellario Politico della provincia di Massa-Carrara)”, Pubblicato in: Quaderni di fare storia, n. 5 - Ist. St. Resistenza Pistoia - 2006:

“TP - Socialista, nato a Massa, nel 1880, cavatore. Il 26.1.1936, i Carabinieri Compagnia di Massa scrivono alla Regia Questura Massa: “[…] il 25 dicembre TP malmenò e scacciò di casa il figlio, giovane fascista, perché da molto tempo disoccupato […]Il giovane riferì così al caposquadra IE che il padre aveva staccato dalla parete della camera il ritratto del Duce e dopo di averlo stracciato e bruciato di aver pronunciato le seguenti frasi "Maledetto chi comanda" -" Vigliacco sei te!" […] il caposquadra accompagnò il giovane dal segretario politico del luogo capomanipolo M. signor S. al quale il denunciante confermò l'accusa. […] Il TP, socialista non schedato, è tuttora di idee contrarie al regime, è dedito alle bevande alcoliche e di carattere irascibile”.

TP fu diffidato. Un figlio che denuncia il padre alle ridicole gerarchie del fascio in nome della politica! Questo era il clima sociale instaurato sulla calunnia. Le immagini a volte hanno la forza della spiegazione più di ogni trattato, come questa piccola foto del duce staccata dalla parete e le sue conseguenze!

E potrei continuare negli esempi.

Da tempo dico che bisogna studiare il fascismo, proprio per non dimenticare.

Da ultimo avallando la necessità comunque di sorridere ancora viene spontanea una domanda anche cattiva: Quale Minculpop suggerirà oggi a Vespa i commenti ed i suoi libri?

Massimo Michelucci - Direttore ISRA (Ist. St. Resistenza Apuana) e Direttivo Anpi Massa







 


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