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Libertà senza offesa PDF Stampa E-mail
Scritto da Enrico Peyretti   
Martedì 08 Dicembre 2020 08:47

Scrivo nei giorni della seconda ondata di pandemia aggravata da stragi terroristiche e “scontri di civiltà”, come tra libertà e fanatismo. Dopo molte discussioni, penso che il principio liberal-individualistico per cui la libertà mia finisce solo dove comincia la tua, e viceversa, non basta. Le libertà separate è già molto se si rispettano, ma non sono capaci di sostenersi tra loro, oggi necessario. Se tu non sei libero, che me ne importa? C’è più spazio per me! Invece, io non sono libero se non sei libero anche tu. La mia umanità è diminuita se è diminuita in te, ed è più realizzata se si realizza in te. La libertà è un valore positivo: se cresce, cresce per tutti. Vediamo che senza relazione positiva reciproca, le persone e le civiltà si accartocciano, non costruiscono umanità, facilmente si fanno la guerra, e credono che la vittoria sia libertà. La persona umana è un unicum irripetibile tanto quanto è comunicante con altri. Un imperatore è un handicappato. Nessuno nasce né vive da solo: questo ci deforma, ci isterilisce. Il “personalismo comunitario” (Emmanuel Mounier), ha base nelle più vitali sapienze umane nella storia. Io sono libero se sei libero anche tu. Questa è l’opera politica umanistica che congiunge Libertà ed Eguaglianza, nella Fraternità senza Terrore (proponeva Sartre alla fine della vita). Le libertà separate, opposte, alternative, sono - come diceva Fidel Castro, citato dal vescovo Bettazzi - “libere volpi fra libere galline”. Non è una bella sorte per noi umani.

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La liberté - di cui la Francia è orgogliosa, fino al gioco di offendere, come nelle famose vignette su Muhammed - non è illimitata, ma limitata proprio da égalité e fraternité. Una bella triade i cui termini si realizzano l’un l’altro, non da soli. Così la libertà si realizza per tutti nella giustizia (eguaglianza), e la giustizia è regolata-realizzata nella libertà. Così la fraternità si concreta in libertà e giustizia. Libertà e giustizia ricevono regola e realtà dal reciproco riconoscimento tra gli umani: Fratelli tutti. Sono questi gli obiettivi di valore per la dinamica storica.

Lo scopo nelle relazioni umane non è sfogare tutte le mie possibilità, ma piuttosto realizzare insieme le possibilità di tutti, col privilegio riconosciuto ai più deboli, i meno liberi. Gli aspetti della questione oggi sono tanti: uno di questi è l’incontro dell’Islam con la modernità, problema che il cristianesimo ha già affrontato. Un altro aspetto è l'orgoglio occidentale verso il resto del mondo, ora la grandeur francese. Che pure è il paese più vicino a noi. Il vero primato italiano è di non essere mai stato una potenza, e di avere prodotto bellezza. Lo spirito è più libero quando non è legato alla potenza (Kant; Simone Weil).

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Non offendere, ma anche non lasciarsi ferire dall’offesa. Questa saggezza salva le persone colpite, e salva anche le civiltà dallo scontro di dolori e vendette, dannoso per tutti. Ricevere un'offesa fa soffrire. Non è bene soffrire. In nome di una civiltà offesa, alcuni malati di violenza compiono vendette sanguinose, terrore diffuso. Una civiltà orgogliosa, colpita, si indurisce nell’orgoglio. Per pochi violenti viene condannata una grande tradizione spirituale. Ci ricordiamo che il terrorismo islamista fa più vittime tra i musulmani che tra gli europei? Ma c’è un centro della persona che l’offesa peggiore non scalfisce. Tolstoj cita Epitteto: l'anima è una cittadella fortificata, nessuno può veramente offenderla, se la nostra coscienza è pura. Ciò vale anche per una cultura e spiritualità umana, come l’Islam, se cerca la propria migliore autenticità.

Chi offende sta male. Sta peggio lui dell’offeso, in verità. Il disprezzo intossica il sangue. Se imparo la saggezza, l'offesa non mi tocca. Se è una critica seria, cercherò di utilizzarla per correggermi, ma la critica non è un'offesa, e l'offesa non è una critica.

Se fossimo tutti più relativi e meno assoluti, potremmo dirci correzioni utili, di cui abbiamo tutti bisogno, senza farci quelle ferite che riducono la bontà delle relazioni umane.

Pubblicato su (sul quindicinale Rocca, Assisi, 1 dicembre 2020)

 

Non ci dimentichiamo




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