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Islam: il dilemma della democrazia (Shirin Ebadi) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 22 Luglio 2008 12:31
Articolo dell'iraniana Shirin Ebadi, Nobel per la pace 2003, pubblicato su "La Stampa" del 18 settembre 2007 e tratto da "Nonviolenza. Femminile Plurale", n. 194 del 17 luglio 2008.


Di fronte a governi islamici non democratici che giustificano l'oppressione abusando del nome dell'Islam, sono sorti moderni pensatori e studiosi islamici, formando un fronte unico di musulmani di diverse nazionalità che, mantenendo la sacralità dell'Islam, ha intrapreso una lotta contro i governi totalitari. Questo fronte unico non ha un nome, non ha un leader, non ha sede o filiali, ma ha luogo nella mente di ogni pensatore musulmano che, mantenendo la religione dei propri padri e dei propri antenati, rispetta la democrazia e non vuole ubbidire a nessun pretesto errato e non tollera l'ingiustizia. Crede fermamente che i governi che rifiutano la democrazia e i diritti umani siano obsoleti tiranni che, mascherando la loro natura oppressiva con una cosiddetta cultura nazionale o religiosa, intendono violare i diritti dei propri popoli.
L'Islam, invece, è una religione di eguaglianza. Il Profeta Maometto disse sempre: non c'è differenza tra il nero e il bianco, tra un arabo e un non arabo. Il Profeta, dopo aver conquistato la Mecca, decise di fondare un governo islamico. Prese in mano la guida della società in veste di governatore e di leader politico, chiedendo la "lealtà" del popolo, musulmano e non. Esprimere la "lealtà" (Beìat) significava votare. Secondo quanto racconta la storia, ci furono persone che non espressero la lealtà ma vissero liberamente nel paese islamico.
Il Profeta baciava la mano di sua figlia Fatima e la rispettava molto.
Allora come si può, in una religione come questa, umiliare le donne e privarle dei loro diritti, e come si può proclamare errato il pluralismo culturale e dire apertamente che la democrazia non è compatibile con l'Islam? Il vero problema non è nella natura dell'Islam. La questione importante è che, per varie ragioni, alcuni governi islamici non vogliono che sia presentata un'interpretazione dell'Islam compatibile con la democrazia e con i diritti umani. Per questo la cultura che governa i paesi islamici, compresa la loro cultura politica, ha bisogno di democrazia per poter comprendere le verità sociali con gli occhi aperti e per varare le leggi secondo le esigenze di oggi.
Il passo più importante da intraprendere per l'adeguamento culturale è di insegnare le fondamenta dell'Islam nella maniera corretta. Bisogna insegnare ai musulmani l'Islam all'avanguardia, bisogna insegnar loro che si può essere musulmani e vivere meglio, che si può essere musulmani e rispettare i principi dei diritti umani e della democrazia e realizzarli. Bisogna far sapere ai musulmani che la chiave del paradiso non è nelle mani dei governi islamici e che non tutto quello che si fa a nome dell'Islam è islamico.
Contro questi pensieri, oltre agli obsoleti fondamentalisti e ai governi non democratici, hanno protestato anche altri gruppi: quelli che cercano di far passare i comportamenti errati di alcuni musulmani o gruppi di musulmani come il vero Islam, presentando l'Islam agli occhi del mondo sotto il nome di "terrorismo", per promuovere meglio la loro teoria sullo scontro tra le civiltà e per poter giustificare le guerre nel Medio Oriente.
L'Islam progressista, che approva la democrazia, rispetta il pluralismo culturale, crede nei diritti umani, è attaccato da due fronti: dai fondamentalisti che giustificano i propri misfatti in nome dell'Islam e dai nemici dell'Islam che, distorcendone l'immagine, cercano di giustificare le proprie azioni belliche; questo è il punto comune tra gli amici ignoranti e i nemici consapevoli dell'Islam. Il dovere critico dei musulmani consapevoli in questo momento storico cruciale è di presentare il vero volto dell'Islam, che è colmo di affetto, di generosità e misericordia ed è contro la violenza e il terrorismo.
L'Islam non è una religione di terrore e di violenza. Se viene assassinata una persona in nome dell'Islam, siate certi che è stato compiuto un abuso del suo nome. L'Islam è contro la dittatura. I governi islamici abusano in nome dell'Islam. Abusare in nome della religione e dell'ideologia non appartiene solo ai musulmani: non si dimentichino i campi di lavori forzati staliniani della Siberia o il massacro degli studenti in Cina. Quei governi giustificavano e giustificano le loro crudeltà con il socialismo. Le pagine della storia sono testimoni delle crudeltà commesse dalla Chiesa nel Medioevo, da chi si considerava cristiano e abusava in nome del cristianesimo.
Il modo migliore di affrontare i governi non democratici che operano in nome di un'ideologia o di una religione è di disarmarli di quest'arma - di non permettere che la religione e l'ideologia diventino i pilastri del governo.
La religione è un fatto personale e intimo di ogni persona. I governi non devono approfittare della religione per promuovere i propri interessi e scopi politici.
Essendo questo un discorso sull'Islam e sul suo rapporto con la democrazia e i diritti umani, devo aggiungere anche questo: in seguito alla "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" i governi islamici, come anche il governo dell'Iran, hanno sottoscritto la "Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo". Io più volte ho dichiarato di essere contraria alla "Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo", perché se i musulmani vogliono avere una dichiarazione dei diritti umani separata, motivando questo con la loro religione, dovrà essere concessa la stessa cosa ai credenti delle altre religioni; e quindi saremo testimoni della dichiarazione ebraica dei diritti dell'uomo, la dichiarazione buddista dei diritti dell'uomo e migliaia di altre dichiarazioni dei diritti dell'uomo.
Governare il mondo in base a tutte le religioni esistenti sulla terra è una cosa impossibile.
Quello dei diritti umani è un concetto universale e si adatta a tutte le culture e le religioni, non c'entra con l'Oriente o l'Occidente, è uguale per tutti. Anche i musulmani lo devono rispettare. Dobbiamo cominciare dai principi che sono condivisi da tutti e non da quelli nei quali crediamo solo noi. Invece di scontro tra le civiltà, possiamo parlare di dialogo tra le civiltà. Lo scontro tra le civiltà non porta che alla rovina. È molto più probabile che il dialogo tra le civiltà possa trovare la soluzione più logica per i problemi del mondo.
 

Non ci dimentichiamo




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