Home Questioni sociali Emarginazione La regola del rogo (Annamaria Rivera)
La regola del rogo (Annamaria Rivera) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 04 Febbraio 2009 14:23
Pubblicato su "Notizie minime della nonviolenza" n. 641 del 16 novembre 2008 e pubblicato sul quotidiano "Il manifesto" 14 novembre 2008 col titolo "Quel rogo è nella regola", affronta un problema che anche recentemente è accaduto a Nettuno 

Andrea, dicono, viene da Taranto. Città magnifica e infelice, ricca di tesori e di storia, bagnata da due mari e inquinata da mafie e diossina. Che ha pagato la corsa verso il progresso industriale con la decadenza, la povertà, le morti di lavoro e di cancro. Non si sa quando e perché sia fuggito da Taranto per rifugiarsi in un'altra città di mare: più civile e prospera, avrà pensato. Forse quando è partito aveva in mente la Rimini vacanziera e allegra, accogliente e ben amministrata. Clochard mite, inoffensivo, perfino benvoluto, dicono, Andrea non aveva considerato che i tempi cambiano e così le città.

Che il cancro dell'odio verso chi non corrisponde alla propria normale mediocrità rancorosa si diffonde più veloce e pervasivo del cancro diffuso dai fumi dell'Ilva. Andrea dormiva il sonno dell'ingenuo: per quanto fosse un marginale, non sapeva di appartenere a quell'indistinta alterità che rende esposti alla violenza razzista e al pogrom. È stato cosparso di benzina e bruciato mentre mitemente dormiva su una panchina. Se riuscirà a sopravvivere, potrà stare tranquillo: è vero, non potrà più avere l'iscrizione anagrafica a Rimini o altrove, ma sarà schedato dal ministro dell'interno in un apposito registro dei senza fissa dimora. Se gli capiterà ancora d'essere cosparso di benzina e bruciato, sarà riconosciuto subito. Sempre che prima non sia internato in un lager per senzatetto. Non è da escludere, infatti, che il ministro dell'interno abbia in mente di diversificare le strutture d'internamento per i fuori-norma: centri d'identificazione ed espulsione per migranti, che potranno essere ospitati fino a diciotto mesi, ma anche centri di rieducazione per clochard, rom, prostitute, matti, drogati, mendicanti, writers, bevitori notturni di birra...

Forse, se riuscirà a sopravvivere, Andrea avrà la fortuna di trovare un buon samaritano che gli offrirà un alloggio. Dovrà essere ricco, per predisporgli un appartamento decoroso: se no, niente idoneità alloggiativa, niente iscrizione anagrafica, dunque l'alternativa fra la panchina e il centro di rieducazione. Ma la panchina diventerà ancor più rischiosa: ci saranno in giro non solo piromani sadici e razzisti ma anche ronde, più o meno padane, legalizzate dal ministro dell'interno. Dovrà stare attento Andrea: è possibile che le ronde legalizzate pratichino anch'esse la piromania.
È vero, non è la prima volta che si bruciano barboni, campi rom e tendopoli, anzi è quasi una tradizione nazionale. Oggi la tradizione è legittimata da un quadro legislativo, ma anche politico e sociale, idoneo: se i barboni e gli "zingari" sono schedati e i figli degli "altri" segregati a scuola in classi speciali, se i migranti irregolari non potranno sposarsi o riconoscere i propri figli, nè ricevere e inviare denaro, se chi non è benestante, integrato, parlante un italiano perfetto non avrà diritto a uno status legale, non è forse perché tutti questi fuori-norma sono in realtà dei sottouomini?
 


Powered by Joomla!. Designed by: joomla templates vps Valid XHTML and CSS.