MONTE BARCA PDF Stampa E-mail
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Giovedì 23 Luglio 2009 14:58
MONTE BARCA - Celebrazione a ricordo dei 27 giovani eroi partigiani caduti per gli ideali di libertà e democrazia
DOMENICA 26 LUGLIO ALLE ORE 10.00
BAGNONE località CROCE San TERENZO
Programma
Ore 10.00
Ritrovo in Località S. Terenziano
 
ore 10.15 - ore 10.30
Saluto delle Autorità e delle Associazioni Partigiane
Commemorazione oratore ufficiale DINO BAUDONE Presidente del Consiglio Comunale di Lerici
 
ore 11.15
Ricordo dei caduti partigiani e civili
Momento musicale a cura di Mattia Ringozzi
 
ore 12.30
Pranzo al sacco offerto dall’ Organizzazione
 
E’ organizzata per la sera prima il campeggio al gradile - INFO: 340 6179076 – 0187 494056

IL SANGUE NON DIMENTICA
(Tramonto di guerra sul Barca)
 
Il sangue è vivo,
Il sangue non dimentica
Il sangue è rosso
Il sangue non dimentica
Il sangue è ancora qui..

Nessuna polvere sollevata
da vecchi e nuovi stivali neri
potrà mai ricoprirlo..

Il sangue non dimentica...
E aiuta anche noi a ricordare
con rabbia e orgoglio
Il sangue non dimentica...
E nutre di libertà le nostre radici
EZIO LOTTIERI - SICILIA

Ai primi di Marzo corrisponde la nascita del primo nucleo della formazione partigiana 37 B per volontà di Edorado Bassignani[1], antifascista del Merizzo.

Il primo nucleo era così formato:

¨      Parducci Ernesto (comandante : nome di battaglia Giovanni, di Sarzana, ex sottoufficiale della marina)

¨      Cheirasco Ubaldo (studente di Chimica all’Università di Pisa, di La Spezia)

¨      Gerini Lino (di Lerici)

¨      Giannetti Luigi Amedeo (aullese trasferitosi a La Spezia)

¨      Mosti Domenico (di La Spezia)

¨      Parenti Gino (La Spezia)

¨      Righi Luciano (La Spezia)

¨      Tendola Giuseppe (di Sarzana)

¨      Trogu Angelo (di S. Terenzo a Mare)

¨      Wassili Belakoski [2](di Stalin Grado)

¨      Ivanov Victor (Perm - Urali)

¨      Tartufian Mikhail (Perm - Urali)

 
I tre russi erano fuggiti, subito dopo l’ 8 Settembre del 1943, dal Campo di Concentramento di Reggio Emilia ed avevano raggiunto attraverso i monti la Lunigiana, dove avevano trovato ospitalità nei pressi del Merizzo. Il resto erano giovani provenienti da La Spezia e dintorni perché Ebio aveva stretto rapporti con il Partito Comunista di La Spezia e successivamente con il locale Comitato di Liberazione, i quali aiutarono Ebio nel suo intento di organizzare la suddetta formazione partigiana inviandoli questi giovani.

Questo primo nucleo partigiano, armato con delle armi e munizioni che Edoardo insieme ad altri giovani avevano recuperato dopo l’8 settembre nel deposito della Marina di Virgoletta, si erano stanziati provvisoriamente in un gradile o seccatoio nei pressi della Località La Guardia, subito dietro il Monte Barca, in attesa di una sede più consona a Collesino, dove Edoardo Bassignani intendeva fissare la sede.

Il 14 Marzo del 1944 uno dei russi era di guardia, quando venne chiamato dal Parducci per mangiare un po’ di polenta calda dal momento che era una giornata fredda. Ma quando il russo di sentinella stava per entrare nel gradile ci fu una improvvisa scarica di mitra. Erano soldati della X Flottiglia Mas - Battaglione Lupo che sparavano contro i partigiani. Parducci cercò di uscire ma rimase ferito, si gettò a terra e rotolando raggiunse un canale e riuscì a scappare ed a raggiungere Collesino. Un russo venne ucciso nel tentativo di raggiungere un mitragliatore e un altro rimase ferito. Righi tentò di lanciare 2 bombe a mano ma rimase gravemente ferito, prima che la battaglia finisse anche Giannetti morì.

Righi gravemente ferito venne caricato sua barella di fortuna e portato in località “Ntola” al cospetto del Comandante della spedizione. Qui il povero giovane fu barbaramente ucciso forse perché ostacolava la marcia di discesa.

Il gruppo di prigionieri fu condotto su degli autocarri a Pontremoli presso il Liceo Vescovile; la notte stessa cominciò l’interrogatorio.

Il mattino dopo, il gruppo fu portato al carcere di Migliarina per essere interrogato dal comando tedesco, il quale sentenziò la loro condanna a morte per fucilazione. Furono ricondotti a Pontremoli nel Liceo Vescovile e senza bere ne mangiare attesero l’ultima ora; qui ricevettero le visite di alcuni sacerdoti e quella di Mons. Giovanni Sismondo[3], Vescovo di Pontremoli, il quale si adoperò per ottenere la grazia per quei poveri giovani condannati a morte.

Il 17 Marzo, il gruppo fu fatto salire su un treno e condotti a Valmozzola (Parma) dove, nei pressi della stazione, furono fucilati da un plotone di militari della X Mas.

Una settimana dopo la loro fucilazione comparve un manifesto firmato dal Comandante della X Mas il quale riportava con molte inesattezze che “La X Mas vendica due suoi ufficiali trucidati dai partigiani. Undici banditi caduti in combattimento e otto catturati e fucilati. Due ufficiali del S. Marco sono stati barbaramente trucidati alla stazione ferroviaria di Valmozzola da una banda di cosidetti partigiani, perché rei di indossare la divisa gloriosa della marina militare. La pronta azione della X Flottiglia Mas ha portato alla morte di 11 banditi caduti in combattimento e alla cattura di altri 9, dei quali 8 ieri mattina in Valmozzola sono stati fucilati. Eccone i nomi: Parenti Gino, Trogu Angelo, Gerini Dino, Cheirasco Ubaldo, Mosti Domenico, Tendola Giuseppe, oltre a due soldati russi ex prigionieri. Uno, un certo Galeazzi Mario fu Battista di Comano, è stato graziato perché dalle testimonianze dei compagni è risultato che è stato coercito nell’arruolamento alla banda. La X Mas non lascia invendicati i suoi caduti!....F.to il Comandante della X Flottiglia Mas”

Con questo manifesto viene giustificato l’episodio del 14 Marzo, come se quei partigiani fossero stati loro ad attaccare il 13 Marzo un treno nella stazione di Valmozzola su cui erano 3 partigiani diretti al Tribunale Speciale di Parma per essere processati. In quello scontro morirono il Comandate partigiano Mario Betti (La Spezia), 2 tedeschi, 2 ufficiali della X Mas e 5 militi fascisti.

 
 
 
La mattina del 2 Luglio del 1944, mentre infuriava il rastrellamento, in località pieve di Bagnone furono fucilate 8 persone intenti a fuggire dall’arrivo dei tedeschi. Venne fucilata anche la madre del parroco Don Pietro Necchi, presunto collaboratore de partigiani; l’anziana madre non rispondeva alle domande dei tedeschi perché sorda.

Nomi dei caduti:

¨      Vinciguerra Pietro (28 anni)

¨      Vinciguerra Giovanni (30 anni)

¨      Vinciguerra Lino (24 anni)

¨      Bertoli Antonio (48 anni)

¨      Guastalli Settimo (29 anni)

¨      Turchi Terenzio (38 anni)

¨      Piagneri Emilia (77 anni; madre del parroco Don Pietro Necchi)

¨      Medici Alcide (29 anni)

Nelle vicinanze della Pieve di Bagnone vennero uccisi Grandi Mario, presso  Località S. Anna di Gabbiana, Sassi Elidio in Località Pagliaccio di Lusana e Tiradani Giuseppe (partigiano e invalido di guerra) fu fucilato a Gabbiana.

 
 
I primi di Luglio del ’44 cominciò il un massiccio rastrellamento nel bagnonese. I Partigiani che erano ai monti decisero di disperdersi in attesa che la furia del nemico si placasse.

Un piccolo gruppo di partigiani comandato da Adelmo Bottero[4] (nome di battaglia Ottaviano) si recò all’imbrunire del 3 Luglio nei pressi della Località La Guardia e trovarono rifugio in una capanna. Il caso vuole che vennero individuati da i tedeschi che erano di posta sul campanile della chiesa di Lusana. Un manipolo di tedeschi si recò sul posto e attesero l’alba per sferrare il mortale attacco. Caddero tutti i partigiani(Silvio Olivieri, Nello Olivieri, Torre Giuseppe, Adelmo Olivieri, Antonio Tomellini, Giuseppe De Filippis, Giuseppe Barbieri), eccetto Bottero. Ferito venne condotto a Gabbiana dove fu interrogato e poi a Bagnone dove dopo un altro interrogatorio fu condannato a morte per fucilazione nella piazza di Lusana, dove la popolazione fu costretta ad assistere all’esecuzione.


[1] Edoardo Bassignani nome di battaglia Ebio (n. Merizzo il 13 Luglio 1910 – m. Merizzo 3 Febbraio 1945).

[2] Veniva chiamato professore e parlava un pò di italiano.

[3] Decorato di Medaglia d’Argento al Valore Civile.

[4] Geometra di Villafranca in Lunigiana e iscritto alla Facoltà di Ingegneria.

 


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