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Io cerco la T-I-T-I-N-A (la libertà delle alternative) PDF Stampa E-mail
Scritto da Navarra Alfonso   
Lunedì 21 Giugno 2010 12:34

Sulla vicenda della Fiat a Pomigliano un bell'articolo di Luciano Gallino, dal titolo "La globalizzazione dell'operaio" (Repubblica del 14-06-2010), spiega - credo - benissimo cosa Guido Viale intende con l'acronimo T.I.N.A.: "There is no alternative". T.I.N.A. è la silloge del pensiero unico imposto dai detentori del potere, e volta per volta, ci ricorda Viale sul Manifesto del 16-06-2010 ("Ma l'alternativa a Marchionne c'è") ha cambiato faccia: "prima liberismo (a parole, con grande dispendio di diagrammi e formule matematiche, ma senza mai rinunciare agli aiuti di stato e alle pratiche monopolistiche); poi dirigismo e capitalismo di stato (per salvare banche, assicurazioni e giganti dell'industria dai piedi d'argilla dal precipizio della crisi); per passare ora a un vero e proprio saccheggio, usando come fossero bancomat salari, pensioni, servizi sociali e "beni comuni", per saldare i debiti degli Stati messi in crisi dalle banche appena salvate. Così la ricetta che non contempla alternative oggi è libertà dell'impresa; che va messa al di sopra di sicurezza, libertà e dignità, ovviamente dei lavoratori, inopportunamente tutelate dall'art. 41 della Costituzione italiana"...

Tornando all'analisi di Gallino, una circostanza da egli rilevata mi ha particolarmente colpito: "Ben 19 pagine sulle 36 del documento Fiat consegnato ai sindacati a fine maggio sono dedicate alla "metrica del lavoro."... (Si propone) l´adozione a tappeto dei criteri organizzativi denominati World Class Manufacturing (Wcm, che sta per "produzione di qualità o livello mondiale")... Il contenuto lavorativo utile di ogni secondo deve essere il più elevato possibile. L´ideale nel fondo della Wcm è il robot, che non si stanca, non rallenta mai il ritmo, non si distrae neanche per un attimo. Con la metrica del lavoro si addestrano le persone affinché operino il più possibile come robot"..

Questa storia mi ha fatto pensare a quando Charlot fa l'operaio nel film "Tempi moderni" (1936), producendo una efficacissima satira di quel macchinismo ("capitalista" o "socialista") che pretende di schiacciare l'uomo in nome della razionalità scientifica e dell'efficienza.
Ottenendo- la tecnocrazia macchinista - ovviamente risultati opposti a quelli che la sua ideologia propina.

La filosofia che la FIAT - e l'industria dell'auto in genere - praticano - la robotizzazione e schiavizzazione dell'essere umano - è infatti foriera di difetti di produzione. Centinaia di migliaia di veicoli debbono subire una riparazione, con costi speventosi per le aziende.. e gli errori si verificano proprio in virtù della totale estraneazione dei lavoratori dal prodotto.
Fretta, ripetitività, monotonia fanno, oltretutto, le pandine cieche...
In una scena del film citato, per il resto muto, Charlot canta - è l'unico momento in cui si sente la sua voce - la celebre canzone della Titina.
"Io cerco la Titina, la cerco e non la trovo,  Titina, mia Titina, chissà dove sarà..."  
Titina può essere intesa sia come la compagnia sessuale, in senso lato, sia come l'utopia che conduce alla felicità.
Possiamo ritagliarle addosso un acronimo, in un inglese non perfetto, contrapposto per senso a T.I.N.A., così come Charlot rivendicava la concezione altra della libertà dell'individuo umano contro l'oppressione della megamacchina sociale: There is total insecurity, (we) need alternatives.
Traduzione: viviamo in totale insicurezza, necessitiamo di alternative.
Gli operai di Pomigliano non sono in condizioni di scegliere: hanno il coltello puntato alla gola e gli si chiede "o la borsa o la vita".
Se la scelta collettiva è lavorare senza diritti o non lavorare per niente, è inevitabile cedere all'arcigna Zia T.I.N.A.
Non c'è scelta in stato di necessità.
Il problema è chi li ha messi in questa condizione disperata, e, purtroppo, non solo solo i cattivi capitalisti, ma anche e soprattutto i "sinistrati" ed i sindacalisti che da anni, nella cultura profonda, sono diventati i primi seguaci della Zia T.I.N.A., vale a dire della logica della crescita guidata dal profitto, della competizione globale, della globalizzazione finanziaria.
Il 25 giugno la CGIL ci richiama in piazza a livello nazionale ed ancora una volta è Zia T.I.N.A. a dettare i contenuti di questa iniziativa.
Che significato ha, infatti, protestare perchè non paghino solo i "soliti noti" e chiedere investimenti per la crescita, quando invece non dobbiamo pagare affatto per salvare banchieri e speculatori e questo meccanismo economico (il cui sbocco è la distruzione degli uomini e del Pianeta) va rimpiazzato con un altro completamente diverso?  Conclude così il suo articolo Luciano Gallino:  "Non ci sono alternative. Per il momento purtroppo è vero. Tuttavia la mancanza di alternative non è caduta dal cielo. È stata costruita dalla politica, dalle leggi, dalle grandi società, dal sistema finanziario, in parte con strumenti scientifici, in parte per ottusità o avidità. Toccherebbe alla politica e alle leggi provare a ridisegnare un mondo in cui delle alternative esistono, per le persone non meno per le imprese".
In sostanza, mandiamo in pensione T.I.N.A. e frequentiamo al suo posto la T.I.T.I.N.A.!  Noi, che ancora abbiamo un cervello che non ci siamo bevuti ed un cuore non indurito, alcune sue tracce le abbiamo già trovate.
Ci mette sulla buona strada lo stesso Guido Viale:  "L'alternativa è la conversione ambientale del sistema produttivo - e dei nostri consumi - a partire dagli stabilimenti in crisi e dalle fabbriche di prodotti obsoleti o nocivi, tra i quali l'automobile occupa il secondo posto, dopo gli armamenti. I settori in cui progettare, creare opportunità e investire non mancano: dalle fonti di energia rinnovabili all'efficienza energetica, dalla mobilità sostenibile all'agricoltura a chimica e chilometri zero, dal riassetto del territorio all'edilizia ecologica. Tutti settori che hanno un futuro certo, perché il petrolio costerà sempre più caro - e persino le emissioni a un certo punto verranno tassate - mentre le fonti rinnovabili costeranno sempre meno e l'inevitabile perdita di potenza di questa transizione dovrà essere compensata dall'efficienza nell'uso dell'energia. L'industria meccanica - come quella degli armamenti - può essere facilmente convertita alla produzione di pale e turbine eoliche e marine, di pannelli solari, di impianti di cogenerazione. Poi ci sono autobus, treni, tram e veicoli condivisi con cui sostituire le troppe auto, assetti idrogeologici da salvare invece di costruire nuove strade, case e città da riedificare - densificando l'abitato - dalle fondamenta".

Ma l'alternativa potrebbe essere ancora più complessa.

Potrebbe essere fatta anche di:  - grande redistribuzione del lavoro e della ricchezza reale con aumenti di salari, stipendi, pensioni e introduzione del reddito base di cittadinanza;  - riforma fiscale ecologica, tassare le grandi ricchezze patrimoniali;  - snellimento di un'economia "per i diritti" verso una stato stazionario con minor consumo di materia ed energia, emissioni basse, rifiuti zero, nessuna scoria radioattiva in quanto il ciclo produttivo dell'atomo (civile-militare) viene chiuso;  - divieto di importazione per beni che siano stati prodotti schiavizzando gli uomini o devastando l'ambiente  - riappropriazione della sovranità monetaria e nazionalizzazione delle grandi banche;  - chiusura delle Borse in quanto casinò speculativi (se già la Merkel vieta le vendite allo scoperto potremmo andare avanti nella stessa logica e impedire le transazioni a breve, introdurre la Tobin Tax, bandire prodotti come CDS e CDO...).
Ed altre soluzioni immaginabili, con relativi scenari di adattamento graduale alle condizioni esistenti.

Per trovare la T.I.T.I.N.A., insomma, avremmo bisogno di discutere, organizzarci, scioperare almeno a livello europeo, sulla base di un diverso concetto della ricchezza sociale (è la nostra Terra, l'unica che abbiamo) e di una idea globale di alternativa: solo così, e non "tetto per tetto", "valle per valle", potremmo metterci nelle condizioni di respingere al mittente i ricatti di Marchionne e dei suoi consimili.
Di qui il mio appello finale: tra le donne e gli uomini, chi è disposto ad affiancarmi nella ricerca, gioiosa e doverosa, della T.I.T.I.N.A.?

Si faccia vivo e mi risponda, per favore!

 

Non ci dimentichiamo




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