Perugia Assisi - dialogare - senza aderire al marketing sulla pace - con il popolo che marcia Stampa
Scritto da Alfonso Navarra   
Sabato 08 Ottobre 2016 14:41

Le piattaforme di convocazione con obiettivi generici da baci Perugina contano e la nonviolenza che incide nel sociale e nel politico, quella che abbiamo celebrato il 2 ottobre, non è il "volemose tutti bene che siamo fratelli e sorelle, punto".

Capitini, allievo di Gandhi, sapeva bene che occorrono precisi obiettivi di mobilitazione, che facciano i conti con la tragica realtà dei tempi, offrendo delle soluzioni.

Altrimenti succede che - come scrive Peppe Sini che però va alla "sua" marcia, "già sugli autobus del ritorno tornerà a prevalere l'atmosfera della gita scolastica o della trasferta del tifoso o della missione compiuta del militante (...). So so che dal lunedì per molti resterà solo il ricordo della scampagnata, e che addirittura vi sarà chi penserà che fatta la buona azione - una volta all'anno - si e' pagato dazio alla civiltà e si puo' tornare alla quotidiana barbarie".

Flavio Lotti, organizzatore monocratico dell'iniziativa che riprende la storica manifestazione organizzata nel 1961 da Aldo Capitini, "per il disarmo nucleare e per la nonviolenza", si candidò nel 2013 alle politiche con "RIVOLUZIONE CIVILE" sfoderando una inedita aggressività "radicale", lui che aveva accolto in pompa magna Massimo D'Alema, premier fresco fresco di bombardamenti per conto della NATO nella ex Jugoslavia, nella marcia del 1999 (vedi su Repubblica on line: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/09/27/assisi-marcia-del-dopoguerra.html?refresh_ce).

Succedeva quando 23 "verdi contro la guerra" - tra i quali il sottoscritto e Roberto Cotti - vennero espulsi dal "partito" guidato allora da Luigi Manconi per essersi opposti all'intervento umanitario a suon di bombe.

Non rispettò - Lotti - la regola non scritta ma ovvia che un attivista sociale che entra in politica istituzionale si dimette dagli incarichi associativi per non inficiare la trasversalità dell'impegno della sua organizzazione: è uno dei motivi, questo tentativo di sfruttamento partitico, che ha portato alla divisione del fronte pacifista in due cartelli, Tavola della pace e Rete della Pace; ed è anche una prova che in Italia si fa più marketing che impegno serio.

La gente, che non è stupida quanto noi spesso pensiamo, ha capito che il pacifismo italiano è, per dirla fuori dai denti, con le eccezioni che non danno il tono generale, fatto in parte di venditori di fumo, in parte di politicanti furbastri, ed è anche grazie alla nostra scarsa credibilità (mi ci metto di mezzo anche io con tutti i gruppettini nonviolenti di cui faccio parte) che si sta buttando verso il NAZIONALISMO ANTI-GLOBALIZZAZIONE ED ANTI-IMMIGRAZIONE (i sondaggi dicono che l'80% desidera un muro contro gli stranieri: se si candidasse in Italia Trump vincerebbe a mani basse!).

Personalmente penso che alla Perugia Assisi non si possa aderire, in questo una volta tanto dò ragione al Movimento Nonviolento (vedi presa di Posizione su PRESSENZA al link: http://www.pressenza.com/it/2016/09/movimento-nonviolento-sulla-marcia-perugia-assisi-2016/), ma si debba partecipare per dialogare con parte dei manifestanti, che sono donne e uomini, molti giovani, in buona fede.

Troverei più utile - della solita passeggiata che lascia il tempo che trova - un nostro banchetto informativo lì proprio ad Assisi sul bando delle armi nucleari che sta maturando all'ONU grazie anche alla pressione di una società civile internazionale che da anni si sta impegnando seriamente per liberare l'Umanità dalla più mostruosa e grave minaccia che pende sulla sua testa.

Un altro elemento attualissimo che andrebbe sollevato con elementi controinformativi è il coinvolgimento italiano nella guerra libica per motivi petroliferi proprio mentre dovremmo passare dalla firma alla ratifica dell'accordo sul clima di Parigi.

Il mondo intero ha stabilito che deve fuoriuscire alla svelta dal sistema dei combustibili fossili altrimenti conosceremo una catastrofe climatica che metterà a rischio la stessa sopravvivenza dell'Umanità! Sarebbe quindi il caso che - avendo deciso, noi italiani insieme agli altri, che, in prospettiva, non dobbiamo più usare il petrolio, non difendessimo con le armi, in modo ipocrita, per finti governi di unità nazionale e con finte operazioni di soccorso medico, pozzi che andremo comunque a chiudere!

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