La marcia Perugia-Assisi presa sul serio Stampa
Scritto da Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo   
Lunedì 10 Ottobre 2016 07:20

Se la prendi sul serio, la marcia Perugia-Assisi ti dice le cose da fare, le cose che tu devi fare, le cose che dobbiamo fare tutti: semplici, chiare ed impegnative.

Che occorre opporsi a tutte le guerre: e quindi qui ed ora far cessare lo scandalo della partecipazione italiana alle guerre in corso e ad alleanze criminali che impongono dittature e altre guerre preparano.

Che occorre opporsi a tutte le armi: e quindi qui ed ora far cessare lo scandalo dell'immane ed infame produzione e commercio di armi da parte del nostro paese.

Che occorre opporsi a tutti gli eserciti: e quindi qui ed ora far cessare lo scandalo delle decine e decine di milioni di euro del bilancio dello stato italiano che ogni giorno - ripetiamolo: decine e decine di milioni ogni giorno - vengono oscenamente sperperati per la macchina bellica il cui fine essenziale è la preparazione ed esecuzione di azioni omicide.

Che occorre rispettare e difendere tutte le vite: e quindi qui ed ora far cessare lo scandalo dell'immane strage nel Mediterraneo, strage che avviene perché i governi europei - e tra essi quello italiano - non riconoscono a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in Europa in modo legale e sicuro.

Che occorre riconoscere tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani: e quindi qui ed ora far cessare lo scandalo della negazione del diritto di voto a milioni di persone che nel nostro paese vivono; lo scandalo del razzismo e dello schiavismo; lo scandalo della violenza maschilista; lo scandalo dell'indifferenza complice dell'orrore.

Che solo la nonviolenza si oppone alla violenza, solo la nonviolenza può salvare l'umanità: e quindi qui ed ora occorre abbandonare la folle e scellerata logica delle armi (che ha portato l'umanità a due guerre mondiali, all'attuale "terza guerra mondiale a pezzi" e al rischio della catastrofe atomica), e passare finalmente alla Difesa popolare nonviolenta, ai Corpi civili di pace, al disarmo, a quell'insieme di scelte di giustizia che costruiscono una società nonviolenta della sobrietà, della responsabilità, della solidarietà, della condivisione, che ogni persona riconosca e rispetti nella sua dignità e unicità, che dell'intero mondo vivente casa comune dell'umanità si prenda cura per il bene comune dell'umanità oggi esistente e delle generazioni future.

Uscire dall'indifferenza questo significa: uscire dalla subalternità ai poteri assassini, rompere ogni complicità con tutti i poteri che rapinano e violentano l'umanità, impegnarsi per la pace con mezzi di pace, passare dal pacifismo generico e astratto alla concreta e coerente nonviolenza.

Uscire dall'indifferenza questo significa: ottenere il pieno rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana che "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" (art. 2), che afferma l'eguaglianza di diritti di ogni persona e il dovere della Repubblica di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti..." (art. 3), che riconosce il diritto d'asilo (art. 10), che "ripudia la guerra" (art. 11).

Uscire dall'indifferenza questo significa: ottenere il pieno rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni; opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni; opporsi al maschilismo e a tutte le oppressioni.

Pace, disarmo, smilitarizzazione.

Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

Il primo dovere è salvare le vite.