Con un vero e proprio colpo a effetto, il governo spagnolo ieri ha approvato una sanatoria che aiuterà centinaia di migliaia di migranti a uscire dall’illegalità. L’esecutivo guidato da Pedro Sánchez calcola che saranno circa mezzo milione le persone che potranno usufruire di una sanatoria che le organizzazioni sociali chiedono dai tempi della pandemia.
A dare l’annuncio, lunedì sera, il partito Podemos che ha rivendicato il merito di aver convinto il governo a un passo atteso già da molti anni. Il mezzo scelto è quello di una nuova modifica del regolamento per l’immigrazione, che – ed è questo il punto essenziale – non deve passare per le forche caudine del Congresso dei deputati, dove il governo è senza maggioranza. Il consiglio dei ministri di ieri ha approvato il decreto che gli permetterà di cambiare nelle prossime settimane il regolamento che modificherà i requisiti per l’accesso ai permessi, permettendo a chi è sul suolo spagnolo almeno dall’agosto dell’anno scorso di fare richiesta e ottenere dapprima un permesso temporale (che darà già la possibilità di lavorare regolarmente) che poi si trasformerà, una volta soddisfatti i requisiti, in un permesso annuale rinnovabile. Si calcola che più del 90% dei migranti che ne faranno richiesta sono sudamericani. L’ultima sanatoria l’aveva fatta Zapatero nel 2004.
L’iniziativa popolare che promuoveva una legge in questo senso aveva raccolto 700mila firme e nel 2024 tutti i partiti (eccetto Vox) avevano accettato di iniziarne la discussione. Ma da allora il testo è fermo in commissione. Il cammino scelto dal governo permette di superare l’ostacolo rappresentato dal blocco delle destre – a Vox e Partito popolare su questo come su altri temi sociali si somma anche Junts, il partito guidato dall’ex presidente catalano Carles Puigdemont. Senza i voti di questi ultimi, il governo è sotto: proprio ieri ce n’è stata una prova.
Il pacchetto sociale (che comprendeva fra l’altro aumento delle pensioni e del salario minimo, e blocco degli sfratti) è stato bocciato in parlamento. Il rischio pertanto che anche questa norma venisse bocciata se il governo l’avesse portata in discussione era altissimo. Per Podemos e tutti i soci di sinistra, oltre che per le ong (fra le quali Movimento Regularización Ya, che aveva promosso la legge), la sanatoria era un punto essenziale sia per proteggere i migranti, ma anche per dare un segnale forte contro la deriva antimigratoria cavalcata dalle destre, in Spagna come in altri paesi. L’esempio drammatico degli Stati Uniti è sotto gli occhi di tutti.
La portavoce del governo e ministra della Sicurezza sociale, della migrazione e dell’inclusione Elma Saíz parla di «una misura ampiamente elaborata, discussa e necessaria» e di «giornata storica»: «Stiamo rafforzando un modello migratorio basato sui diritti umani, l’integrazione, la convivenza e compatibile con la crescita economica e la coesione sociale». Il governo sottolinea di voler «rimanere un faro» e «un seme per combattere contro l’avanzata dell’estrema destra».
In linea con il governo si sono espressi la conferenza episcopale per bocca del suo presidente, l’arcivescovo Luis Argüello, che parla di «buona notizia» perché la legge «riconosce la dignità» di persone che «già lavoravano, partecipavano alle scuole, all’assistenza sanitaria e ai servizi sociali, e a volte sopravvivevano a malapena tra noi». La negoziazione con Podemos è strategica per il governo: Irene Montero ha già detto che, ottenuti i diritti, ora è disposta a negoziare il passaggio di competenze alla Catalogna in materia migratoria. Un tema importante per il partito indipendentista, che potrebbe così riavvicinarsi al governo.
----------------------------------------------------------
Il Manifesto del 28 gennaio 2026: https://ilmanifesto.it/la-spagna-in-controtendenza-regolarizza-mezzo-milione-di-immigrati