“Mio padre era un avvocato specializzato in discipline migratorie. Stessa cosa è mio fratello. I miei stessi nonni sono venuti in questa nazione (gli USA, ndr) scappando dalla persecuzione. Detto questo, le circostanze della mia vita mi hanno indotto a vedere, comprendere, ed essere testimone della paura – in molti casi dell’agonia – di immigrati, esseri umani che non hanno alcun posto in cui andare, che stanno cercando di trovare una vita migliore, un’esistenza libera, una vita più sicura per sé e le proprie famiglie.
Ciò che sta avvenendo in questa nazione oggigiorno è in molti casi il peggio del peggio. È letteralmente atroce. Quando lo paragono all’olocausto, alcune persone commentano: <ma come osi?> Rispondo innanzitutto che sono Ebrea e ti dico con estrema chiarezza che sto paragonando ciò che ho appena detto avvenire negli USA alla Gestapo. Attualmente abbiamo 59000 persone detenute. Più della metà di esse non ha alcun precedente penale; è una cosa assolutamente appurata. Questo avviene perché l’amministrazione Trump non si è messa a perseguire unicamente autori di reati. Sta inseguendo numeri. Quindi, invece di rintracciare la persona presa di mira e limitarsi a consegnarla alla giustizia, si mette anche – molto banalmente – a dare un’occhiata a chi altri si trovasse in quel momento con essa. Ce n’è uno di carnagione scura? <Prendetelo!> Sta letteralmente accadendo questo! E c’è gente che riceve veramente parecchi soldi per attuare queste misure.
Mettiamoci allora a parlare del trauma, del livello di terrore che viene indotto dalle nostre stesse politiche governative. Immaginate questa situazione. Vi recate al lavoro come ogni giorno, così come fa vostra moglie, o vostro marito o il vostro compagno. Avete bambini da accudire a casa. (Se appartenete a una determinata categoria-target, ndr) non sapete cosa fare. Vi chiedete: se oggi mi reco a lavoro come sempre, verranno a prendermi? Oppure avete un colloquio presso uno sportello dell’Ufficio Immigrazioni, perché state di fatto attraversando l’iter legale necessario per essere in regola. Vi prende la paura di recarvi a quel colloquio perché sapete che potrebbero presentarsi forze dell’ordine e arrestarvi. Se però non vi recate più a lavoro, ovviamente, non sapete come continuare a provvedere alla vostra famiglia. Allo stesso tempo, però, ascoltate anche i vostri figli dirvi: “Papà (o <mamma>) non andare a lavoro, non uscire di casa! Lo dicono perché vivono nel terrore costante che papà e mamma possano non tornare più a casa. Se però anche decidessero di restare a casa, i genitori, qualcuno potrebbe sempre bussare alla porta. Se tutta questa situazione vi fa percepire un’ira furiosa mista e totale sconforto, calatevi totalmente in questo vissuto. Sentitelo appieno. La mia più grande paura è che finiamo per girarci dall’altra parte, rifiutandoci di testimoniare a questa realtà. Perché il potere di cui abbiamo bisogno per contrastare e respingere al mittente questo orribile assalto ai valori democratici, alla stessa condizione umana di base e ai suoi valori emergerà dallo stato d’animo che ci pervade adesso. Lo stesso che ci fa sentire chiaramente che no! in nessuno modo (ciò andrà avanti). Non ce ne staremo fermi a guardare impassibili.
Molto semplicemente, la realtà è che certi giorni non sono per niente sereni e felici, e se volete commentare tutto questo con una semplice faccina gialla sorridente, se una qualsiasi vostra parte vi sta tentando a farlo, desistite dall’assumere quell’atteggiamento, e ricongiungetevi a tutti noi che stiamo piangendo calde lacrime, percependo tutta la miseria che abbiamo bisogni di percepire, pensando a tutto ciò che abbiamo bisogno di pensare. Solo così affronteremo e ci lasceremo alle spalle questo orribile capitolo della storia americana. Tornerò a parlarvi più tardi”
Marianne Williamson
“Lacrime che abbiamo bisogno di piangere”, 12/7/2025, - Marianne Williamson (Traduzione Andrea De Casa)
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