“Una libera considerazione preliminare del traduttore. Ascoltando questo <reel> postato dall’autrice, mi viene in mente la citazione di Julian Assange che ebbe modo di osservare: <La stragrande maggioranza delle informazioni sottoposte a secretazione non sono riservate per garantire la sicurezza nazionale, ma per garantire la sicurezza della politica>.”
“Voglio parlarvi di qualcosa che è successo oggi (14 Gennaio, ndr). L’FBI ha condotto una perquisizione alla casa privata di una giornalista del <Washington Post>. Erano alla ricerca di supposto materiale secretato. Questo materiale suppostamente secretato riguardava un articolo, o una serie di articoli, che la giornalista si stava preparando a redigere riguardo a passate decisioni che hanno portato al LICENZIAMENTO DI DIVERSI IMPIEGATI DELL’FBI. Il tutto sarebbe stato corredato da racconti di queste loro esperienze personali e altre informazioni inerenti.
Voglio allora commentare innanzitutto due aspetti. Il primo ha a che fare con ciò che Pamela Bondi (Procuratore Generale degli Stati Uniti dalla data del 5 Febbraio 2025, ndr) ha detto a riguardo, mentre il secondo riguarda in generale i materiali che vengono sottoposti a secretazione.
Per prima cosa, faccio notare come il sistema che impone la secretazione (di sicurezza), per un periodo di tempo davvero lungo è stato largamente abusato. Tutto il materiale che viene secretato, con il conseguente divieto di accedervi imposto a qualsiasi giornalista, è tradizionalmente stato custodito in tal modo allo scopo di proteggere la sicurezza nazionale.
Tuttavia, sono ormai tanti anni che i governi americani, tanto democratici quanto repubblicani, hanno finito per secretare tanti documenti non tanto per fini di sicurezza nazionale, quanto per evitare diffusioni di notizie per loro scomode e sconvenienti; cioè: notizie che era per loro scomodo farvi conoscere.
Il circolo vizioso era un po’ questo: quando un inviato giornalista chiedeva a un rappresentate politico il perché un dato materiale fosse classificato, si sentiva rispondere regolarmente: non posso rispondervi perché anche questa è un’informazione riservata. Molta della secretazione passata fu decisa come conseguenza della guerra in Vietnam in corso, o dell’affare “Pentagon Papers”, e tante altre faccende connesse.
Tutto questo per dirvi che, ogni volta che sentite il governo relazionare su sue decisioni di secretare varia documentazione specifica, è consigliabile che vi atteniate sempre ad una salutare dose di scetticismo. Ma c’è addirittura di più rispetto a tutto questo.
Vorrei ascoltaste cosa ha detto Pamela Bondi a proposito dell’ispezione dell’FBI. Ha detto: “Non tollereremo diffusioni non autorizzate di qualsiasi informazione possa indebolire l’autorevolezza delle politiche dell’amministrazione Trump.”
A questo non posso che ribattere con un: “Come? Scusi sa, ma guardi: forse il lavoro dei giornalisti è quello di sostenere le politiche di Trump? Il lavoro dei giornalisti è quello di informare il popolo americano su ciò che sta realmente accadendo; e Bamela Bondi ha detto proprio come vi ho letto: “Non tollereremo diffusioni non autorizzate di qualsiasi informazione possa indebolire l’autorevolezza delle politiche dell’amministrazione Trump…” e anche: “che possa vittimizzare le Agenzie governative”.
Cosa? dico io: “Chi è che vittimizza le Agenzie governative? Cosa sta forse facendo il D.O.G.E. – Dipartimento per l’Efficienza Governativa? Il D.O.G.E. è l’ente che sta vittimizzando le Agenzie governative.” Il report che la giornalista si apprestava a scrivere avrebbe parlato anche di questo, e di come ciò causi danno al popolo americano. Beh, questa amministrazione sta sostanzialmente sostenendo che qualsiasi notizia mini la reputazione del suo operato danneggi anche automaticamente il popolo americano.
Che altro posso dirvi a riguardo? Per adesso vi dico che tornerà a pararlvi.” - by Marianne Williamson
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“Perquisizione per la sicurezza nazionale o intimidazione per censurare il libero giornalismo?”, 14/1/2026, - Marianne Williamson [Traduzione Andrea De Casa], da un video postato dall’autrice sulla sua pagina facebook ufficiale.