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Un fine settimana memorabile - Il meglio e il peggio di ciò che siamo in uno spettacolo aperto a tutti

“Folle smisurate di cittadini si sono radunate in tutta la nazione in occasione del <No kings Day>, mentre a Washington si teneva una parata militare programmata da un ego ipertrofico per la <modica cifra> di poco più di 45 milioni di dollari. Una parata voluta per celebrare il 250esimo anniversario delle forze armate statunitensi, assieme alla celebrazione del <Giorno della Bandiera>. Avrebbero potuto essere state occasioni dal significato edificante, positivo – non vorrei essere fraintesa in questo. Avrebbero potuto essere stati contesti per rivolgere un profondo inchino di apprezzamento a tutte le donne e gli uomini che hanno prestato servizio nelle nostre forze armate negli ultimi 250 anni, con un’adeguata celebrazione di tutto ciò che le persone in divisa sono, assieme ai veterani. Ma una semplice sfilata di carri armati non è stata niente di tutto ciò. È stata semplicemente un’ostentazione di una gigantesca e potente <macchina di lusso> esibita in una sorta di ampia vetrina sopraelevata. Camion corazzati, carri armati e un gran dispiego di altre pesanti dotazioni militari distruttive; come a voler chiedere a tutti: <visto la grande potenza che abbiamo?>

Ricordiamo che lo stesso Presidente Trump, in occasione della sua visita al cimitero dei soldati americani caduti in Normandia, ha proferito queste parole: <Che c’è di buono in tutto questo sito realizzato per quei soldati?> Questa è stata la portata del suo apprezzamento per gente che ha sacrificato la propria vita per la causa della libertà, nonché per la libertà vera e propria.

Quello che ho appena ricordato è stato però solo uno degli eventi principali dello scorso fine settimana. In varie parti della nostra estesa nazione, più di 10 milioni di americani hanno deciso di scendere in strada e prendere parte alle dimostrazioni del <No Kings Day>, (<Giornata di liberazione da ogni Re>, ndr). Li si è visto il vero spirito dell’America salito sulla ribalta. L’invasiva incursione dell’autoritarismo trumpiano si è già mossa in profondità fin dentro i piccoli rìvoli del nostro Paese, dalla demolizione di importanti funzioni governative e agenzie federali fino al trattamento disumano di immigrati non in possesso dei documenti richiesti per il soggiorno.

Ciò nonostante, il <No Kings Day>, a dispetto di ogni tentativo di Trump di sminuirne la portata e il significato, è stata una grande, plateale e forte espressione di un principio insito nello stesso suo titolo: Non abbiamo alcun monarca, né ne vogliamo uno; quindi, non ce ne staremo buoni e zitti ogni volta che un nostro Presidente si comporta da Re autoritario>.

Lo spirito dell’America è rimasto sopito, come in letargo, per molto tempo; adesso non lo è più.

Non dovremo sottostimare – e lo dico senza pensare che qualcuno lo stia facendo – il danno che l’amministrazione ha apportato al funzionamento del governo degli Stati Uniti e alla psiche dell’intera nazione. Tuttavia, una quantità inquietante di persone pare essersi già arresa in anticipo, con dichiarazioni del tipo: <Non c’è niente che ci possiamo fare> o: <La vita ha continuato ad andare avanti anche durante la caduta di Roma>. Non è questo il tipo di ragionamenti sui quali possiamo permetterci di indugiare nella contingenza attuale.

Certo, il “mondo trumpiano” si è imposto con prepotenza durante i primi 100 giorni di governo di questo Presidente, ed è anche vero che alla gente è servito un certo lasso di tempo per comprendere tutto ciò che stava accadendo. Ho sempre ritenuto che a volte gli americani siano a svegliarsi, ma quando ci svegliamo, allora adiamo giù sodo come degli schiacciasassi; e ieri abbiamo assestato un duro colpo.

Le manifestazioni non hanno avuto alcun bisogno di degenerare nella violenza per chiarire i loro enunciati, e grazie a Dio violenza non c’è stata; però ha fatto vedere chiaramente a Steven Miller, Kristi Noem e al resto del regime che milioni di americani li stanno guardando, e che sono tutt’altro che compiaciuti. La gang di Trump può far finta di non essere per niente preoccupata dai raduni di queste folle, ma fidatevi di me: nel loro intimo ne sono sicuramente preoccupati. Al governo hanno messo in allerta il personale militare, se i manifestanti avessero offerto il benché minimo pretesto per giustificare l’ingresso di soldati per <liberare> la città. Probabilmente aleggia anche un certo disappunto per il fatto che noi manifestanti non abbiamo offerto alcuna minima giustificazione per una repressione con la forza.

Ma quella di ieri è stata solo una giornata. A mio modo di vedere, essa ha voluto significare che la resistenza ha una sua roccaforte. Siamo ancora lontani dal passaggio elettorale di metà mandato del 2026, ma qualsiasi cosa, di qualsiasi tipo essa sia utile a mandare all’aria le azioni di un regime autoritario costituisce un progresso. Non possiamo mollare la presa. Come Churchill ebbe modo di osservare in una sua famosa dichiarazione: “Questa (che stiamo vivendo, ndr) non è la fine, e non è neanche l’inizio della fine ma, forse, è la fine dell’inizio (di qualcosa di più grave, ndr)”. A coloro che hanno organizzato il <No Kings Day> vanno riconosciuti <kudo> (onorificenze tradizionali giapponesi); va loro manifestata tanta gratitudine. Sono stati capaci di rendere il <compleanno delle forze armate> quella cosa insignificante che è divenuta sotto ogni punto di vista, e anche di aver sottolineato il grande spreco inutile di tante risorse. 45 milioni di dollari avrebbero garantito tanto cibo per gli affamati e cure per i malati; al che ci si potrebbe anche chiedere: <ma c’è qualcuno che sta vedendo questo (spreco, e tutto quanto appena denunciato, ndr)?> Eccome se c’è: siamo tutti noi.

Il week-end appena passato è stato anche contrassegnato da tragici eventi in Minnesota, e non si dovrebbero ignorare o sottostimare né il lor l’orrore né il significato. La ex capogruppo democratico al Senato per il Minnesota, Melissa Hortman, e il coniuge Mark sono stati uccisi, mentre il senatore dello stesso Stato Jerome Hoffman e sua moglie, nonostante vari colpi d’arma da fuoco, sono sopravvissuti. Il supposto omicida ha lasciato una lista già preparata con i nomi di 70 altri rappresentanti Democratici che a suo modo di vedere andavano uccisi.

Questo è ciò che passa nell’America odierna. L’America in cui ci troviamo tutti noi. Che la violenza emerga da una coalizione di destra oppure di sinistra è per sua essenza antitetica a qualsiasi cosa dovremmo tollerare in qualità di esseri umani. Riprendendo le parole di Martin Luther King Jr.: “Il silenzio al cospetto della malvagità è di per sé stesso malvagità.” Dovremmo riconoscere tutti il pericolo insito nei tempi attuali e impegnarci noi stessi ad essere parte della soluzione. A tal fine, non possiamo che coltivare una cultura all’insegna della nonviolenza e dell’amore. Dobbiamo dedicare le nostre vite alla sfida rappresentata dal tempo che stiamo vivendo, partecipando in ogni modo possibile all’emissione di una luce così forte da poter eliminare tutta l’oscurità che ci pervade come società. Lo spirito della nostra Nazione si è preso un periodo di sonno decisamente lungo, ma è vero anche che si sta risvegliando. In America si è attivato un movimento importante. Non ci sono nè soluzioni rapide nè risposte semplici; ma ci sono milioni e milioni di americani maturi ed <emotivamente sobri> che hanno intenzione di muoversi più in profondità, affrontando ed occupandosi di criticità la cui gestione è stata troppo spesso affidata alle mani di altri. Vogliamo tutti fare ammenda del compromesso al quale ci siamo abbassati per quanto concerne i principi fondati che ci hanno permesso di beneficiare della condizione in cui oggi (ancora) ci troviamo; vogliamo pregare nella forma tangibile di una strada percorsa concretamente, e dare così alla luce un’America più bella. Non sarà un processo veloce, ma sento nel cuore che è iniziato.”