Buonasera a tutte e a tutti,
per prima cosa vorrei dire che il LAVORO DEVE ESSERE BUONO COME IL PANE E BELLO COME L’ANTIFASCISMO, non vorrei che questo ci portasse anche noi ad essere identificati, visto il momento storico, anzi direi politico, nel quale viviamo.
Noi siamo antifasciste e antifascisti, ne siamo orgogliosi, lo dico qua, da una terra che è stata terra di Resistenza, la nostra è la prima Provincia a cui, per questo, fu riconosciuta la Medaglia d'Oro al Valor Militare, che è stata anche terra di Resistenza pacifica e disarmata grazie alle donne del 7 luglio.
Siamo quelli che martedì, in un presidio davanti il Comune di Massa, assieme all’ANPI e a tante associazioni e partiti, alle ore 18 chiederanno al Sindaco Persiani di non intitolare né ora né mai una strada ad Almirante, non perché non siano maturi i tempi ma piuttosto perché Almirante era un fascista e di revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, anche qua, senza ambiguità, non perché è morto ma perché era il capo dei fascisti alleato di Hitler e dei nazisti e si macchiarono di vergogne indicibili.
Sarebbe l'inizio del risarcimento dovuto ad una terra che ha pagato con il sangue la propria lotta per la libertà e che ha dovuto subire pure lo sfregio di avere, ospitato in un luogo pubblico, il Generale Vannacci per il Giorno della Memoria dello scorso anno.
Sono voluto partire da qui, potrebbe sembrare scontato ma non lo è, in un Paese dove viene identificata due volte la fornai antifascista di Ascoli Piceno, e consente che si svolgano indisturbate manifestazione nostalgiche con saluti romani e richiami ai camerati.
Stasera siamo in questo bellissimo Teatro a parlare della campagna referendaria e dell’importanza del voto dell’8 e del 9 giugno. Lo faremo con il nostro Segretario Generale Maurizio Landini, che in questi giorni sta girando l’Italia per ribadire quanto la difesa del lavoro, dei posti di lavoro, debba andare di pari passo con la battaglia per affiancare alla parola lavoro le parole dignità, sicurezza, diritti.
Sono passati appena due giorni dal Primo Maggio, che quest’anno, come organizzazioni sindacali confederali, abbiamo voluto dedicare al tema della sicurezza sul lavoro, e sono passati pochissimi giorni dal 28 aprile, Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Ecco anche in quella giornata, quasi come una beffa, l'ennesimo incidente mortale; come sapete bene è successo qua a Carrara, dove a perdere la vita sul lavoro è stato un cavatore, Paolo Lambruschi, e dunque il nostro primo pensiero questa sera non può che andare a lui, alla sua famiglia e ai suoi colleghi di lavoro.
Non ce la siamo proprio sentita di festeggiare con un concerto il Primo Maggio, come avevamo previsto, ma abbiamo trasformato il nostro Primo Maggio, in una giornata di mobilitazione e lotta nella quale abbiamo chiesto a gran voce, come tante piazze che hanno animato il Paese, che il lavoro, fondamento della nostra Repubblica, sia garantito a tutte e tutti, che il lavoro sia dignità, vita, che non si trasformi mai in morte.
Brandizzo, Casteldaccia, centrale idroelettrica di Suviana, e per rimanere in Toscana cantiere di via Mariti a Firenze, deposito Eni a Calenzano...potrei continuare, la lista non si esaurisce certo qui.
Questa strage quotidiana che miete più di mille vittime all’anno va fermata!
Lo dico oggi, esattamente 4 anni dopo la morte di Luana D'Orazio, una giovanissima lavoratrice, 22 anni, una giovanissima mamma che ha lasciato un bambino perché è morta stritolata in un orditoio che le indagini hanno chiarito esser stato manomesso, eliminando le misure di sicurezza. Perché? Per produrre di più, più velocemente. La vita di una ragazza di 22 anni sacrificata sull'altare del profitto!
Grazie a CGIL, CISL e UIL che hanno scelto proprio Montemurlo, come una delle tre piazze nazionali di questo Primo Maggio. Montemurlo che a Luana ha intitolato anche una strada, affinché non venga mai dimenticata.
Ogni giorno 3 famiglie si ritrovano a dover identificare un corpo, a fare spazio in un armadio, a spiegare ad un figlio o ad una figlia che il papà o la mamma non ci sono più.
Minuti di silenzio, qualche fiore e qualche dichiarazione di cordoglio, promesse vaghe, ma poi tutto torna ad andare avanti come nulla fosse, come se quelle persone morte sul lavoro fossero solo numeri di una statistica da aggiornare periodicamente.
Serve intervenire a monte, sulle cause di morti, infortuni e malattie professionali.
E la responsabilità di tutto questo, qua a Carrara è bene ribadirlo, nessuno pensi di scaricarla su lavoratrici e lavoratori. Perché chi resta vittima di incidenti in cava non è un deficiente come qualcuno ha avuto persino il coraggio di dire!
Serve cancellare il subappalto a cascata e le forme di lavoro precario.
Serve contrastare la logica degli appalti al massimo ribasso.
Serve assumere, a livello nazionale, più ispettrici e ispettori e medici Inail e incrementare il personale della medicina preventiva della sanità territoriale.
Serve non diminuire la formazione obbligatoria, ma magari potenziarla. Serve finanziare percorsi di formazione aggiuntiva e serve, soprattutto, che le imprese comprendano che si tratta di un investimento che può salvare delle vite, non è una perdita di tempo o un costo aggiuntivo.
Serve introdurre per tutte le imprese una vera patente a punti, non come ha fatto il Governo una patente a crediti solo per i cantieri edili, in cui anche se avviene un incidente grave, persino mortale, magari te la cavi con qualche ora di formazione per recuperare i punti persi. Quanti punti vale una vita?!
Serve permettere l’elezione e le agibilità sindacali alle e ai rappresentanti della sicurezza anche nei cantieri dove lavorano più imprese.
Serve istituire una Procura speciale.
E Serve il reato di omicidio sul lavoro. Oggi queste cose non ci sono. Noi le chiediamo da anni.
La sicurezza non può continuare ad essere vista come un costo da aggirare, come un fastidio burocratico.
Si parli di questo, si inverta l’assunto che vede mettere al centro delle valutazioni, troppo spesso, solo e soltanto il successo economico, il profitto, SI RIMETTA AL CENTRO LA PERSONA, la costruzione di un senso di comunità contro quest’individualismo diffuso a cui rischiamo di assuefarci.
Tra qualche settimana saremo chiamati a votare.
Quel voto sarà decisivo per ristabilire alcune norme fondamentali per la dignità del lavoro e della vita delle persone.
Voteremo 5 SI, e dobbiamo spiegare a tutte e tutti, in tutti i luoghi di lavoro e alla società intera, perché e' importante farlo, dobbiamo raccontare che così il lavoro tornerà essere, fin dal giorno dopo, un lavoro più stabile e dignitoso, più sicuro e tutelato.
Voteremo anche un quinto SI perché torni a dimezzarsi il tempo necessario all’acquisizione della cittadinanza italiana per le persone immigrate che nascono e/o vivono e lavorano nel nostro Paese che, paradosso, pagano le tasse qui e che contribuiscono anche a garantire le pensioni delle italiane e degli italiani. Con questo referendum proveremo ad iniziare a sanare qualche ingiustizia, a far sì che questi genitori possano trasmettere la cittadinanza anche alle proprie figlie e ai priori figli minorenni, quelle bambine e quei bambini che sono compagne e compagni di banco delle nostre figlie e dei nostri figli, quelle e quelli che il Ministro Valditara chiama stranieri, per cui è persino arrivato a ipotizzare classi separate, differenziali. A scuola non ci sono stranieri, ci sono bambine e bambini, ragazze e ragazzi, si vergognino e la smettano di provare a smontare pezzo su pezzo la nostra scuola pubblica e il nostro senso di umanità, non glielo consentiremo!
Votiamo sì oggi, è il primo passo...e quando torneranno al Governo le forze politiche progressiste dimostrino di avere il coraggio, stavolta, di approvare lo Ius Soli.
E permettetemi anche di ribadire orgogliosamente chi siamo, il DNA della nostra terra, accogliente e solidale. Quel DNA che è venuto fuori nuovamente anche l’altro giorno davanti al Porto di Marina di Carrara, e ringrazio l’Amministrazione Comunale, la Prefettura e le associazioni per il grande lavoro che in questi mesi è stato fatto ad ogni sbarco, quando abbiamo accolto 126 persone, PERSONE, non numeri, PERSONE in cerca di una vita degna di essere definita tale. Noi siamo stati in questi mesi, insieme a loro, davanti a quel porto a dire, con i nostri cartelli, che nessuno qui è straniero.
Questo inoltre è un Governo che riduce gli spazi democratici, attraverso una vera e propria torsione autoritaria che mira ad impedire e silenziare qualsiasi forma di dissenso.
Con il nuovo decreto sicurezza, lavoratrici e lavoratori che occupano una fabbrica rischiano fino a 2 anni di reclusione, quando sappiamo bene che è proprio grazie alle lotte di lavoratrici e lavoratori portate avanti durante le tante, troppe, crisi attaversate in questi anni, che molte fabbriche sono ancora oggi aperte.
E’ arrivato il momento di dire basta! E’ arrivato il momento di riprenderci quello che ci è stato tolto!
Lo possiamo fare, lo dobbiamo fare!
Questi referendum rappresentano, perciò, lo strumento giusto per riconquistare i nostri diritti, per ricominciare a cambiare le cose e cominciare a costruire un’altra Italia basata sul rispetto della dignità delle persone che lavorano.
Il SI ai cinque referendum rappresentano anche la migliore risposta per ridare senso e valore al contenuto dell’articolo 1 della nostra Costituzione: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Dobbiamo far sì che il lavoro, per tutte e tutti, sia "un mezzo di umanizzazione, e non diventi più una periferia esistenziale" Non sono parole mie, ma quelle di uno dei tanti appelli per la dignità del lavoro rivolto da Papa Francesco ai potenti del mondo, a chi ci governa. Parole, appelli, caduti nel vuoto, come sappiamo.
Per non parlare di chi ha pianto il Papa, con una ipocrisia indicibile, senza mai averlo ascoltato in vita, ed anzi lo ha osteggiato e ha portato avanti politiche che sono esattamente il contrario di cio' che lui predicava. Non so come si possa vestirsi di nero - anzi questo lo so, gli piace - e dopo essersi macchiati della vergogna di Cutro e di tante altre.
Infine non possiamo proprio parlare di lavoro e di diritti senza parlare di ciò che sta alla base di tutto, la pre-condizione per mettere davvero al primo posto la dignità della vita umana: la PACE, e sono davvero orgoglioso, voglio dirlo di fronte al Segretario Landini e ringraziarlo per le sue prese di posizione, che l'organizzazione sindacale di cui mi onoro di far parte, in questi mesi sia scesa più volte in piazza, lo abbiamo fatto anche noi qua a Massa Carrara, insieme al mondo dell'associazionismo laico e cattolico, e abbia contribuito a rompere il muro dell'assordante silenzio e dell'indifferenza sul massacro in corso a Gaza e abbia affermato con chiarezza che per arrivare alla pace in Ucraina, la strada non è certo quella folle e sbagliata della corsa al riarmo per l'Europa!
In questi mesi, abbiamo riscoperto (non che prima non ci fossero in giro per il Mondo conflitti) la barbarie della guerra, il riemergere di una politica di potenza che contempla l’utilizzo della forza quale strumento per dirimere i conflitti.
La vittoria di Trump, ha segnato un confine nettissimo tra la forza e la ragione, il suo video su Gaza (una Gaza che sembra la nuova costa azzurra) è agghiacciante, quel video per essere reale dovrebbe grondare del sangue che è stato versato in questi mesi dal popolo palestinese. E permettetemi qui di ringraziare sentitamente l’associazione Gaza Fuori Fuoco, Giancarlo, Ali Rachid (che invito a salire qua sul palco assieme a me) e i tanti e le tante con i quali abbiamo intrapreso un percorso di informazione e di denuncia, con due bellissime mostre che hanno animato per tutto il mese di gennaio palazzo Ducale e che adesso saranno allestite in altri territori non solo della Toscana e con le tantissime iniziative che sono state realizzate e che hanno avuto una partecipazione straordinaria.
Non possiamo dimenticare quanto è accaduto, siamo stati tra coloro che hanno condannato con fermezza l’attacco terroristico del 7 ottobre e chiesto fin da subito la liberazione degli ostaggi, ma i crimini compiuti dal Governo di Netanyahu, che mirano a cancellare un intero popolo che vede da anni i propri territori indebitamente occupati, non possono essere sottaciuti e necessitano di una condanna univoca da parte di tutta la comunità internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Tutte e tutti noi abbiamo chiare nella nostra mente quelle immagini di distruzione, le atroci sofferenze inferte alla popolazione civile innocente, a partire dalle donne, dai bambini e dalle bambine, dai neonati morti di freddo e di stenti anche la notte di Natale e la vergogna degli ospedali e delle scuole distrutte, la scelta, vigliacca e disumana di impedire l'arrivo a Gaza di medicinali, cibo, aiuti umanitari....è successo anche nelle scorse ore, con l'attacco, da parte di droni, alla nave Ong che si trovava in acque internazionali e trasportava aiuti umanitari diretti in quella terra martoriata.
L’unica pace possibile passa dal riconoscimento dello Stato di Palestinna, ed è quello che chiediamo di fare, finalmente e con colpevole ritardo al Governo italiano, all'Unione Europea tutta. Abbiamo contribuito a farci promotori di questa richiesta a tutti i livelli, convintamente: anche qua nel nostro territorio, insieme ad altre associazioni, abbiamo chiesto e spesso ottenuto, che nei Consigli comunali venissero discussi e poi approvati ordini del giorno, mozioni, per il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Lavoro, diritti, antifascismo, pace e disarmo. Questa è la nostra via maestra
Stiamo parlando di questo, di valori evidentemente ancora non condivisi da tutti, di visioni opposte di mondo, di società.
Ridiamo fiducia e speranza alla possibilità che cambiare è possibile...che un’alternativa migliore ci può essere partecipando, lottando e votando perché come ci ha ricordato Maurizio è il VOTO la Nostra rivolta....e visto che il lavoro povero e meno tutelato colpisce tutte e tutti, ma non tutte e tutti allo stesso modo, e penso soprattutto alle Donne, perché purtroppo viviamo in un PAESE ancora cosi' impregnato da una cultura patriarcale – visto che il patriarcato esiste eccome! – essendo le donne le più sottopagate, le meno tutelate e le più discriminate, voglio dirla così: SE NON ORA, QUANDO?
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Intervento del Segretario CGIL di Massa Carrara Nicola Del Vecchio all'incontro con il Segretario Generale della CGIL Maurizio Landini il 3 maggio 2025 a Carrara