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In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.

I namibiani sono (giustamente) furibondi per lo stupro ed il brutale omicidio di Magdalena Stoffels, avvenuti questa settimana sul greto di un fiume prossimo alla scuola "Dawid Bezuidenhou", come del resto dovremmo sempre essere verso lo stupro e l’abuso di tutte le donne e i bambini, al di la' delle circostanze.

È incredibile. Sono realmente sconvolta: l'omicidio di donne, in Italia, è ancora reato. Nonostante la valanga di spiegazioni e giustificazioni forniteci da psicologi, opinionisti e pensatori, nonostante i loro pianti sui raptus, sulle difficoltà economiche degli uomini e sullo strapotere dei cadaveri femmine, nonostante attualmente le donne siano assassinate a causa della temperatura (come ci hanno spiegato, in modo assai rassicurante e sensato, durante un telegiornale). È ancora sbagliato. Mi domando per quanto.

In una raggelante intervista alla radio Abc, la scorsa settimana, un giovane uomo palestinese ha descritto con calma come ha ripetutamente sbattuto la testa di sua sorella contro il muro sino ad ucciderla. Khaled Mahmood ha spiegato che si trattava di un "delitto d'onore", perché sua sorella aveva svergognato la famiglia dormendo con l'uomo che aveva scelto. Doveva quindi essere cancellata. La polizia sembra essere d'accordo. Nessuna accusa è stata sollevata contro l'omicida.

Siamo le cittadine che sono state aggredite verbalmente in occasione della conferenza organizzata da Ordine Futuro domenica 9 maggio al Teatro dei Servi. Vorremmo mettervi a conoscenza di quello che ci è successo perché lo riteniamo grave non solo per le nostre persone, ma per la dignità della nostra città che voi rappresentate politicamente.

Religione o cultura? Islamismo o patriarcato? Le alternative, che tre anni fa si erano disputate il corpo di Hina Saleem, tornano a duellare su quello di Sanaa Dafani, uccisa dal padre marocchino, immigrato da oltre dieci anni in provincia di Pordenone. Anche la diciottenne Sanaa, come Hina, aveva abbandonato la famiglia per "mettersi" con un italiano. La lama di un coltello ha punito questa scandalosa liberta'.