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Marcia Interreligiosa per la Pace dell'11 gennaio 2026: l'intervento di Accademia Apuana della Pace

Viviamo in tempi terribili, non solo per il numero di conflitti che sono presenti, ma per una cultura che si sta diffondendo, alimentata da una politica impostata su una logica bellicista e guerrafondaia, che ha fatto del mito del riarmo il fondamento per andare verso il baratro (come già le cause delle due guerre mondiali ci insegnano).

E il nuovo anno è iniziato nel peggiore dei modi, seguendo questa logica: l'aggressione USA del Venezuela è un fatto quanto mai grave, che va ben oltre le valutazione che ciascuno può dare del governo di quel paese: è qualcosa che ci riguarda proprio tutti e ci fa precipitare in un mondo ancora più insicuro, nel quale la paura di essere schiacciati da un altro più potente diventa realtà tangibile per ciascuno, nessuno escluso.

Tutto questo – in un quadro già grave rispetto a tutti i conflitti e genocidi in corso (Ucraina, Palestina, Congo, Sudan Malesya, le minacce a Yemen, Libano, Iran, e tutti gli altri cui non si parla), e che risulta reso ancora più pericoloso dalle dichiarazioni coloniali del presidente Americano nei confronti dei paesi dell'America centro – meridionale e della Groenlandia, dalle minacce della Cina di riprendersi dopo 80 anni l'isola di Taiwan (Formosa) - ci sta facendo precipitare in un mondo senza regole e senza sicurezza per nessuno.

Abbiamo, scientificamente e colpevolmente svuotato e screditato tutti gli organismi internazionali (ONU, Corte Penale Internazionale, OMS, UCHR...), che, certo, non funzionavano al meglio, ma almeno rappresentavano una sorta di confine dove configurare le relazioni internazionali e un punto di riferimento per le popolazione vittime.

Abbiamo così riportato il mondo a prima della Società delle Nazioni (nata subito dopo la prima guerra mondiale) e, rendendo privo di significato ogni riferimento all'autodeterminazione dei popoli, viene legittimata semplicemente la legge del più forte per tutelare i propri interessi, in una logica ancora una volta coloniale, ma oserei dire barbara.

Sappiamo bene che lo smantellamento del diritto internazionale e dell'autodeterminazione dei popoli non è iniziato oggi, ma sicuramente ora ha preso una piega e un'accelerazione tale che rende tutto questo mondo multilaterale precario, sul limite del precipizio.

In questo quadro, senza dei riferimenti sovranazionali e di convivenza internazionale, senza regole condivise di diritto internazionale risulta bel evidente che tutto può giustificarsi: l'aggressione Russa in Ucraina, il genocidio e l'apartheid di Israele nei confronti dei palestinesi, le guerre in Sudan e nel Congo... e perché la Cina non dovrebbe riprendersi Taiwan.

Certo può apparire sterile e puerile questo riferirsi ad un barlume di diritto internazionale e di governo sovra nazionale dei conflitti, ma il dramma è che, in assenza di questo, sono le potenze egemoni a dettare la legge, tutti gli altri devono subirle.

Tutto questo non è frutto di menti malate: è espressione di un disegno politico di oligarchie (ormai sempre più diffuse anche in occidente) ed è, sostenuto, oltre che da forti potenze economiche, anche da persone comuni in carne ed ossa.

Ma proprio perché il tempo è buio siamo noi chiamati ad essere senza esitazione portatori di luce: dobbiamo dire di no a questa logica di morte e lavorare per un'altra idea; non possiamo rassegnarci e accettare passivamente questa legge di sopraffazione: dobbiamo farci megafono con il nostro impegno di una idea di relazione e di cooperazione tra i popoli diversa: il riconoscimento dell'altro (persona e popolo che sia).

Il nostro silenzio risulterebbe scandaloso e complice, così come quello dell'Europa (incluso il nostro paese).

Certo un'altra Europa, che si fosse costituita sulla base di una Costituzione Politica e Sociale figlia dei drammi della seconda guerra mondiale, avrebbe potuto svolvolgere un ruolo diverso in questa guerra globale (economica e militare), rappresentando un faro per le altre nazioni e popoli di fronte alla volontà egemoniche delle potenze: ma invece abbiamo costituito un'Europa economica che si è appiattita a questo sistema.

Il mondo che vogliamo è ben altro: non possiamo rimanere silenti dinanzi a tutto questo; non possiamo rassegnarci... dobbiamo cercare con piccoli gesti, fatti della nostra testimonianza e del nostro impegno, di mantenere accesa la flebile fiamma della speranza di un mondo fatto di relazioni di pace, di cooperazione, di solidarietà … di umanità... di essere portatori di una in-formazione capace di alimentare e fare crescere il senso critico di fronte al martellare di una disinformazione pilotata e manipolante.

Questa Marcia Interreligiosa, che da anni la Diocesi di Massa Carrara Pontremoli e l'Azione Cattolica Diocesana (insieme alle altre Comunità Religiose del territorio) promuovono è uno di questi passi.

Non fermiamoci, impariamo a camminare insieme, abbattiamo le barriere culturali che spesso ci separano, impariamo ad ascoltare il linguaggio dell'altro, ponendo al centro questa inderogabile necessità di costruire un mondo altro, fatto di relazioni diverse tra popoli e persone, testimoniando pace-giustizia-verità in un cammino condiviso verso la riconciliazione: un cammino fatto di un susseguirsi di piccoli passi.

Non rassegnamoci a perdere l'umanità.

Cerchiamo di tornare ad essere umani.

11 gennaio 2025

Il Portavoce AAdP

Gino Buratti