“In qualità di appartenenti al Senato dell’Accademia della Pace (“AAdP”), o in veste di rappresentanti alla Tavola delle Associazioni attiva presso la suddetta Associazione, sentiamo l’esigenza di chiarire quanto già espresso nel comunicato inviato alla redazione della “Gazzetta di Massa e Carrara”, poi pubblicato in maniera profondamente lacunosa con commenti dalla stessa alla pagina web: https://www.lagazzettadimassaecarrara.net/politica/invito-alla-disobbedienza-civile-dallaccademia-apuana-della-pace-la-disobbedienza-civile-e-una-pratica-politica-morale-democratica .
- Il comunicato inviato alla redazione è stato erroneamente attribuito alla singola volontà ed opera intellettuale di Gino Buratti, che indubbiamente ha contribuito ed è il portavoce in carica di AAdP e che in quanto tale ha sottoscritto la missiva. Ci è parsa questa un’attribuzione, una personalizzazione, viziata da una condotta giornalistica quantomeno discutibile sul piano deontologico. Non ci spieghiamo altrimenti l’apparente totale trascuratezza del fatto che la missiva fosse stata inviata in carta intestata ufficiale dell’Accademia stessa. Inoltre, il fatto che in essa le varie considerazioni e opinioni fossero assoggettate alla prima voce plurale del “noi” doveva quantomeno far sorgere il dubbio che gli scriventi fossero molteplici e all’unanimità, invece di supporre un “plurale maiestatis”.
- Alla luce di quanto appena detto, la non meglio specificata “redazione” (così si legge nella linea dell’autore dell’articolo web) della “Gazzetta di Massa Carrara” consideri le sue attribuzioni come rivolte a tutti i soci citati in incipit alla presente, che hanno preventivamente approvato all’unanimità il contenuto della missiva in questione. Sono a maggior ragione da ritenersi plurime le firme che hanno contribuito collettivamente al comunicato alla luce di una procedura statutaria ben precisa, iscritta come prassi di funzionamento interno nelle carte fondative ufficiali dell’Accademia sin dal momento della sua costituzione. Ogni delibera dell’AAdP viene infatti emessa non in base a maggioranza dei voti espressi dai soci partecipanti – sia essa semplice o qualificata – ma solo dopo raggiungimento di un’unanimità dei consensi. Ciò comporta a volte maggior tempo da dedicare alla discussione e alla mediazione tra i vari punti di vista che vengono espressi in riferimento a punti particolari dei vari ordini del giorno, ma porta anche al raggiungimento finale di una sintesi che sia espressione di tutte le argomentazioni espresse, e che garantisca anche l’esito finale di una responsabilità condivisa.
- Una considerazione sul titolo dell’articolo con cui “La Gazzetta di Massa e Carrara” ha pubblicato con commenti il nostro comunicato. Esso recita: “Invito alla disobbedienza civile all'Accademia Apuana della Pace: <La disobbedienza civile è una pratica politica morale democratica>. Così posto esso, assieme ad alcune considerazioni della premessa dell’articolo, porta a far ritenere che l’AAdP propenda per un’indiscriminata e acritica applicazione del principio della disobbedienza civile, senza alcuna previa valutazione di tutte le conseguenze possibili a seconda dei casi specifici, quali anche possibili colpevoli trascuratezze di vari diritti fondamentali implicati nelle forme di protesta considerate. Niente di più lontano dalla realtà. Non volendo essere polemici, ci viene però da chiederci se la redazione abbia veramente letto il passaggio del comunicato in cui la AAdP è ben consapevole che chi decide di applicare una forma di disubbidienza civile, ancorché nonviolenta, si espone per primo alle conseguenze legali di tale scelta. Molto più facilmente applicabile nello stato di diritto un principio di “ordine e disciplina” imposto dall’alto, senza alcuna valutazione di potenziali eccezioni ad un pensiero unico dominante e autoritario. Sappiamo bene quale versione del citato “ordine e disciplina” ha condotto a forme di prevaricazione e violenza imposte, e a forme di totale intolleranza di pensieri o proposte <altre>. La disobbedienza civile cui l’AAdP faceva chiaramente riferimento nel proprio comunicato era volta anche a scongiurare il ripresentarsi dello spettro di un pensiero unico autoritariamente imposto a cittadini resi “sudditi passivi ed obbedienti”
- Non capiamo quali siano le non meglio precisate “leggi indiane” cui fa riferimento la redazione della “Gazzetta” nel suo articolo. In esso è citata una marcia del Mahatma Gandhi (forse la Marcia in questione è la storica “Marcia del Sale”). In quella fase del secolo scorso, nella penisola indiana, l’unica legge vigente era quella imposta dall’Impero Coloniale Britannico, e certo: Gandhi vi si opponeva chiaramente in modo non ambiguo (altro che rispetto della legge!), pur se non violento con l’appropriazione simbolica di un pugno di sale dalle saline della sua terra natia, violando e sfidando i dictat dell’impero coloniale. Evidentemente, a quei tempi, nella terra natia di Ghandi non era permessa alcuna giurisdizione indipendente e autonoma da parte di quella che poi divenne una ex-colonia britannica. Quindi, ripetiamo, non capiamo bene quali “leggi indiane” il Mahatma stesse rispettando. Dal punto di vista dell’etica professionale giornalistica, perché non citare il comunicato completo o, quantomeno, allegare un link alla pagina web dell’Accademia ove è possibile consultarlo nella sua integralità?
Non possiamo accettare che una posizione maturata attraverso un percorso collegiale e condiviso venga deliberatamente ricondotta a una singola persona, quasi a individuare un bersaglio da esporre, né che venga restituita ai lettori in forma parziale o distorta. La libertà di stampa è presidio essenziale della democrazia, ma lo è altrettanto il dovere di rappresentare con completezza le posizioni altrui: quando questo equilibrio viene meno, non si alimenta il confronto, bensì si compromette la qualità del dibattito pubblico.”
Accademia Apuana della Pace
Massa, 24 febbraio 2026
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Link comunicato originario AAdP “La disobbedienza non è più una virtù”: