Viviamo tempi drammatici e bui: il cessate il fuoco a Gaza ci ha dato un respiro (o meglio lo ha dato ai Palestinesi), consapevoli che prima di fare accordi di pace bisogna arrivare al cessate il fuoco. Ma le premesse che ci sono, i punti dell'accordo non ci fanno sorridere, sono di cattivo auspicio, trattandosi di una nuova operazione neo coloniale.
Quanto meno i palestinesi per ora possono respirare, solo questo mi da conforto, il resto rimane in quel quadro buio, nella quale prevale la sola legge del più forte, facendosi beffa di ogni possibile accordo, del diritto e del rispetto dell'umanità, del riconoscimento dell'altro.
In ogni caso il cessate il fuoco non può cancellare e far dimenticare le responsabilità di questo genocidio e dell'apartheid in corso in Palestina che sono, certamente, del governo Israeliano, ma realizzato con la complicità (fornendo le armi) e il silenzio di quasi tutti i paesi occidentali, tra cui, prima di tutti, il governo italiano, con questo atteggiamento servile nei confronti degli USA e di Israele.
Ed è proprio perché questa logica bellicista e violenta, che vuole imporre sempre la ragione del più forte, rimane fortemente in sella, non possiamo abbassare lo sguardo, ma anzi siamo chiamati ad allargare gli orizzonti della nostra lotta.
Il movimento che è nato spontaneamente per quel sentimento di disgusto e di rabbia per quanto stava succedendo, esploso con la Global Sumud Flotilla, come quasi in un gesto liberatorio che dava senso a quel sentimento di impotenza che ci animava tutti, è una realtà plurale che può crescere solo e soltanto se siamo capaci di rispettarne questa peculiarità.
Sta a noi, a tutte le forze organizzate, di camminare insieme a loro imparando a rispettarci reciprocamente e facendo comprendere loro che si può camminare insieme anche con soggetti organizzati, senza il timore di essere fagocitati: abbiamo tutti bisogno di riconoscerci e di imparare dall'altro.
La Global Sumud Flotilla, ma ancor di più tutte le iniziative della Freedom Flotilla Coalition, rappresentano un gesto nonviolento basilare che, proprio per questo, ha scaldato tutti i cuori. Ecco dobbiamo mettere al centro della nostra iniziativa la nonviolenza, riscoprendo la disobbedienza civile e molto altro: ad esempio, se dovesse passare la proposta di legge di Gasparri sull'antisemitismo credo che dovremmo ribellarci ad esempio praticando forme di autodenuncia di massa.
Abbiamo un dovere di far crescere e al tempo stesso rispettare questo nuovo movimento che sembra nascere, ma per fare questo dobbiamo noi stessi essere capaci di metterci in ascolto, essere capaci di riconoscere l'alterità, saper camminare insieme nel rispetto reciproco delle diversità, dei diversi linguaggi, ponendo al centro i comuni denominatori e su quelli costruire e lottare per un'idea di società diversa: credo che anche in questo stia questo nostro bisogno di voler tenacemente rimanere umani, ricordando Vittorio Arigoni.
Non si tratta di ridurre tutto ad una sola cosa, ma di sapere percorrere pezzi di strada insieme, consapevoli che il reciproco contagio aiuta tutte e tutti.
Una umanità diversa, la pace, la giustizia, il rispetto dei diritti, i rapporti internazionali... sono temi che vanno insieme e ci impongono di tenerli uniti in un'azione che saldi mezzi e fini.
Diventa quindi dirimente il tema imposto da “ReArm Europe”: la scelta di puntare sul riarmo, militarizzando in qualche modo l'economia risulta devastante. Da un lato perché è una scelta che non può costruire un mondo più sicuro (dalla guerra fredda si è usciti proprio procedendo ad una riduzione degli armamenti) perché le armi sono merce che vanno vendute per essere usate e sperimentate, e quindi per fare la guerra (non esistono armi di difesa).
In secondo luogo perché finanziare l'industria degli armamenti è una scelta politica precisa che porta a deinvestire dallo stato sociale, penalizzando sanità, scuola e politiche sociali... rendendo più povera e quindi più insicura la nostra società.
Scelta di riarmo che impone al potere di ridurre gli spazi di democrazia utilizzando l'arma della paura: la Russia che ci attaccherebbe, la rinascita dell'antisemitismo, il rischio di nuovo terrorismo … e quindi, in generale, paura del dissenso che deve essere criminalizzato.
Questo è il messaggio che continuamente la destra di governo, anche quella così detta moderata, ci manda in continuazione e concretizza nelle sue proposte di legge e di riforma della Costituzione.
Per questo motivo dobbiamo avere la consapevolezza che il modello violento, repressivo e discriminatorio che ci viene costruito intorno è lo stesso sia a livello di relazioni internazionali sia all'interno dei problemi sociali, perché essi esprimono l'idea di società e di convivenza internazionale che vogliamo.
L'indignazione per il genocidio di Gaza, la lotta per la pace, la richiesta di riaffermare con forza il diritto internazionale all'interno di organismi sovranazionali autorevoli... non possono essere disgiunti dall'impegno per la solidarietà, per la difesa dei diritti (sociali e individuali), della democrazia, delle forme di partecipazione, degli spazi di dissenso, della scuola pubblica come momento di formazione del senso critico e della capacità di essere cittadini autonomi e consapevoli, dei servizi di sanità pubblica e cura della persona.
Una sfida grande quella che abbiamo: tenere insieme gli obiettivi del cambiamento (nazionale e internazionale); far crescere un movimento rispettandone la pluralità e le diverse sensibilità; non cadere nella trappola dello scontro fisico, perché tutto ciò porterebbe di nuovo a marginalizzare quel movimento ampio.
E' una sfida alta quella che abbiamo e che impone anche un rivedere le nostre modalità organizzative, nella consapevolezza che dobbiamo sapere acquisire un passo che tenga unito più possibile il movimento.
Questo, almeno per me, è il grande insegnamento della cultura nonviolenta, che non voglio né assolutizzare ne idealizzare, ma che forse è necessario esplorare visti i fallimenti della logica bellicista e violenta che anima i nostri modelli sociali e politici.
Il Portavoce di Accademia Apuana della Pace
Gino Buratti
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Intervento fatto in occasione dell'iniziativa del 17 ottobre 2025 “Verso il 25 ottobre: Democrazia al lavoro” organizzata dalla CGIL Massa Carrara, GAZA Palestina FuoriFuoco, Freedom Flotilla Italia, Accademia Apuana della Pace