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In vista del Referendum costituzionale del 22 marzo p.v., come Accademia Apuana della Pace sentiamo il dovere di proporre alcune riflessioni, con l’intento di offrire un contributo affinché il voto che le cittadine e i cittadini saranno chiamati ad esprimere sia il più possibile consapevole.

Non intendiamo esprimere certezze, come troppo spesso accade nel dibattito pubblico, ma condividere dubbi. Riteniamo infatti che il dubbio sia uno strumento prezioso: aiuta ad analizzare i problemi da diverse prospettive e invita ad adottare un principio di precauzione quando sono in gioco equilibri fondamentali.

La Costituzione italiana, nata nella Resistenza al nazifascismo, rappresenta la cornice entro la quale il nostro Paese deve crescere e svilupparsi. È, come ricordava Calamandrei, il testamento di centomila morti che hanno sacrificato la vita affinché libertà e giustizia trovassero fondamento in questa Carta.

“In qualità di appartenenti al Senato dell’Accademia della Pace (“AAdP”), o in veste di rappresentanti alla Tavola delle Associazioni attiva presso la suddetta Associazione, sentiamo l’esigenza di chiarire quanto già espresso nel comunicato inviato alla redazione della “Gazzetta di Massa e Carrara”, poi pubblicato in maniera profondamente lacunosa con commenti dalla stessa alla pagina web: https://www.lagazzettadimassaecarrara.net/politica/invito-alla-disobbedienza-civile-dallaccademia-apuana-della-pace-la-disobbedienza-civile-e-una-pratica-politica-morale-democratica .

L'obbedienza non è più una virtù
Le parole pronunciate dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito alla vicenda che ha coinvolto la ONG Sea-Watch e la comandante Carola Rackete impongono una riflessione che riteniamo doverosa.
Nel dibattito pubblico si tende sempre più spesso a sovrapporre concetti diversi: legalità, legittimità, giustizia.
In questo clima, la disobbedienza civile viene descritta come un atto di arroganza o come una negazione dello Stato di diritto. È necessario chiarire che non è così.

Apprendiamo con sconcerto che il Ministro Jean-Noël Barrot ha dichiarato, sulla base di affermazioni mai pronunciate dalle Relatrice Onu sui diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, che la Francia chiederà alle Nazioni Unite di dimissionare dal suo incarico la dottoressa Francesca Albanese.

Dovrebbe essere un obbligo per chi riveste cariche pubbliche informarsi sulla veridicità dei fatti prima di assumere una qualsiasi iniziativa.

Ci auguriamo tutti che il Signor Barrot si scusi e corregga la sua posizione.